Ospedale di Udine, prende forma il nuovo padiglione 6: via a un’opera da 44 milioni
Nel complesso del Santa Maria della Misericordia è iniziato un intervento strategico per riorganizzare gli ambulatori e rendere più flessibili gli spazi sanitari.
Nel cuore del Santa Maria della Misericordia si apre una nuova fase per l’assetto dell’ospedale udinese. È stato avviato infatti il cantiere del futuro padiglione 6, investimento superiore ai 44 milioni di euro destinato a incidere in modo concreto sull’organizzazione degli spazi e dei servizi.
Il progetto riguarda uno dei punti centrali della sanità friulana e si inserisce in un ridisegno più ampio del polo ospedaliero di Udine. La nuova struttura, affiancata al padiglione 1, accoglierà una quota importante delle attività ambulatoriali, con l’obiettivo di distribuire meglio i percorsi interni e rendere più funzionale il complesso.
L’avvio dei lavori è stato presentato in città nel corso di un incontro a cui hanno preso parte l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, il sindaco Alberto Felice De Toni e il direttore generale di Asufc Denis Caporale.
Un tassello nel riassetto del polo udinese
Per Udine non si tratta soltanto di un nuovo edificio. Il padiglione 6 viene letto come parte di una revisione più ampia della cosiddetta città ospedaliera, in un contesto in cui il capoluogo friulano continua a essere uno dei riferimenti principali della rete sanitaria regionale, accanto a Trieste e Pordenone.
Durante la presentazione è stato ricordato anche il quadro generale degli investimenti: tra opere concluse, lavori in corso e interventi programmati, sulla sanità del Friuli Venezia Giulia negli ultimi anni sono stati attivati oltre 1,5 miliardi di euro, con una quota significativa sostenuta direttamente dal bilancio regionale.
Spazi pensati per cambiare con i bisogni sanitari
Uno degli elementi su cui la Regione ha insistito maggiormente riguarda la capacità della nuova struttura di adattarsi nel tempo. Il modello indicato punta infatti su ambienti modulari e facilmente riconfigurabili, evitando schemi troppo rigidi che rischiano di invecchiare rapidamente rispetto alle necessità assistenziali.
Nel ragionamento illustrato da Riccardi pesa anche l’esperienza degli ultimi anni, a partire dalla pandemia, che ha evidenziato quanto sia importante poter modificare funzioni, percorsi e destinazioni d’uso dentro un ospedale senza tempi eccessivi. Il nuovo padiglione nasce quindi con questa impostazione: offrire elasticità organizzativa in un sistema sanitario chiamato a rispondere a domande in continua evoluzione.
Lavori in corso senza fermare l’ospedale
Uno dei nodi più delicati dell’intervento riguarda il fatto che il cantiere si sviluppa in un’area già pienamente attiva. Realizzare una nuova struttura all’interno di un ospedale operativo comporta infatti una gestione più complessa rispetto a un’opera costruita in uno spazio separato.
Il tema investe diversi aspetti: la tutela dei percorsi sanitari, il coordinamento con l’attività clinica quotidiana, la necessità di preservare i collegamenti interni e la continuità dei servizi, compresi quelli più sensibili legati all’emergenza. È su questo equilibrio che si misurerà una parte importante della riuscita del progetto.
La visione regionale tra ospedale e territorio
Nella presentazione dell’opera è emersa anche l’impostazione più generale che la Regione indica per il sistema sanitario. L’idea richiamata dall’assessore è quella di non concentrare tutta la risposta ai bisogni di salute dentro l’ospedale, ma di costruire una rete in cui i servizi territoriali intercettino i casi meno complessi, lasciando alle strutture ospedaliere le attività che richiedono competenze e livelli assistenziali più elevati.
In questo scenario, il nuovo padiglione 6 di Udine viene presentato come un intervento concreto che non riguarda soltanto muri e reparti, ma un modo diverso di organizzare funzioni, tecnologie e rapporti tra ospedale, università e territorio. Per il capoluogo friulano è un passaggio destinato a pesare sul futuro della sua principale struttura sanitaria.