Notte di soccorso sul Val Montanaia: alpinista recuperato dopo ore appeso alla parete
Intervento complesso a Cimolais sul Campanile di Val Montanaia: decisiva una manovra via terra dopo il tentativo aereo ritenuto troppo rischioso.
Si è chiusa nel cuore della notte, a Cimolais, una delicata operazione di salvataggio sul Campanile di Val Montanaia, una delle cime più note delle Dolomiti friulane. Un alpinista è rimasto bloccato durante la discesa e per lungo tempo è rimasto sospeso nel vuoto, mentre con lui c’era una compagna di cordata ferma più in alto.
Il recupero si è concluso attorno all’1.30, al termine di un intervento tecnico durato diverse ore e reso ancora più difficile dall’oscurità e dalle caratteristiche della parete.
I due avevano raggiunto la sommità dell’obelisco roccioso e stavano affrontando il rientro in corda doppia quando hanno seguito una calata non corretta. L’errore li ha portati fuori dalla linea giusta e la situazione è diventata critica nel giro di poco.
Il problema durante il rientro dalla cima
Arrivati al grande ballatoio, i due si sono spostati verso ovest invece di mantenere la direzione utile alla discesa. A calarsi per primo è stato l’uomo, che dopo circa cinquanta metri si è trovato impossibilitato sia a continuare sia a risalire con i propri mezzi.
La permanenza prolungata in quella posizione richiedeva un intervento rapido e preciso, anche perché in vetta non c’erano altre cordate pronte a dare supporto immediato.
L’allarme lanciato dal Rifugio Pordenone
A notare che qualcosa non andava sono state alcune persone che si trovavano più in basso. Capita la difficoltà della cordata, hanno raggiunto il Rifugio Pordenone e da lì hanno fatto partire la richiesta di aiuto, fornendo alla SORES indicazioni utili per localizzare i due alpinisti.
Da quel momento è stata attivata la macchina dei soccorsi con la stazione Valcellina del Soccorso Alpino, l’elisoccorso regionale e un’ambulanza pronta per l’assistenza a valle.
Il tentativo dall’alto e la scelta di fermarsi
In una prima fase l’elicottero sanitario ha raggiunto il Campanile per valutare un recupero con il verricello. La soluzione, però, è stata presto accantonata.
La visibilità nella parte superiore della struttura rocciosa era molto limitata e il movimento d’aria del velivolo faceva partire pietre dalla parete. Un rischio troppo elevato sia per l’alpinista in sospensione sia per il tecnico che avrebbe dovuto operare in quota.
L’equipaggio ha quindi lasciato la zona e il mezzo è rientrato al campo base predisposto all’aviosuperficie di Pinedo, mentre i soccorritori studiavano un’alternativa.
La manovra decisiva con tre tecnici in parete
La seconda strategia è passata da un intervento più lungo ma più controllabile. Sono state preparate corde di circa duecento metri e si è deciso di tornare sulla cima dal versante est.
L’elicottero è riuscito a portare in quota tre tecnici del Soccorso Alpino. Da lì i soccorritori hanno proseguito fino al ballatoio anulare e si sono calati verso il punto in cui l’uomo era fermo da tempo.
Raggiunto l’alpinista, lo hanno collegato al sistema di sicurezza predisposto per il recupero. Solo dopo averlo stabilizzato hanno potuto tagliare le corde sulle quali era rimasto incastrato, liberandolo definitivamente.
Recupero nel buio e rientro a valle
Tutta la fase conclusiva si è svolta di notte. Nonostante il tempo trascorso appeso all’imbragatura, l’uomo è rimasto cosciente e avrebbe accusato soltanto lievi formicolii, anche grazie al fatto di essere riuscito a cambiare spesso posizione.
Una volta portato alla base del Campanile, il gruppo ha ripreso la discesa a piedi lungo il sentiero. Altri quattro soccorritori sono saliti loro incontro per agevolare il rientro e accompagnare la fase finale dell’intervento.
Un altro intervento impegnativo sulle montagne friulane
La conclusione dell’operazione è arrivata attorno all’1.30, dopo un lavoro complesso che ha richiesto esperienza alpinistica, coordinamento e una rapida revisione del piano iniziale.
L’episodio conferma quanto possano diventare delicate anche le fasi di rientro su itinerari molto frequentati e simbolici del territorio pordenonese. In questo caso, sul Val Montanaia, il salvataggio si è chiuso senza conseguenze gravi per la cordata grazie a una manovra tecnica portata avanti fino a notte fonda.
Fact Check
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Verificato il: 20 agosto 2026