Nitrati, dal report Ue un richiamo anche al Friuli: per UNCAI pesa soprattutto come le regole vengono applicate

La valutazione europea sul periodo 2020-2023 riapre il confronto su controlli, monitoraggi e tecniche di distribuzione dei reflui.

16 luglio 2026 16:06
Nitrati, dal report Ue un richiamo anche al Friuli: per UNCAI pesa soprattutto come le regole vengono applicate -
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Più che cambiare la Direttiva Nitrati, secondo UNCAI serve farla funzionare meglio nei territori. È questa la lettura che l’associazione dei contoterzisti agromeccanici dà dopo la pubblicazione della valutazione della Commissione europea, accompagnata dai dati nazionali relativi al quadriennio 2020-2023.

Il tema riguarda da vicino anche il Friuli Venezia Giulia, dove la gestione agronomica dei reflui, l’equilibrio tra produzione zootecnica e tutela delle acque e l’uso di tecnologie meno impattanti restano capitoli centrali per il comparto agricolo. Nella posizione espressa da UNCAI il punto non è tanto riscrivere l’impianto normativo, quanto rendere più efficace la sua applicazione concreta.

Il nodo sollevato dopo l’analisi di Bruxelles

La direttiva europea, in vigore dal 1991, è stata oggetto della prima valutazione complessiva da parte di Bruxelles. Da qui prende avvio la riflessione dell’associazione, che mette al centro il ruolo operativo delle imprese agromeccaniche, chiamate a svolgere lavorazioni tecniche come la distribuzione di reflui e digestati con attrezzature a basse emissioni.

Secondo il presidente Aproniano Tassinari, nel dibattito si tende a guardare soprattutto all’azienda agricola, mentre resta più sfumato il contributo di chi, materialmente, traduce sul campo le misure ambientali. Per UNCAI è proprio questo l’anello che va rafforzato se si vuole dare sostanza alla transizione ecologica in agricoltura.

Cosa emerge per l’Italia

La relazione nazionale allegata alla valutazione europea segnala diversi squilibri. In undici regioni su venti, nel periodo considerato, non risultano dati trasmessi sui controlli effettuati nelle aziende. Un elemento che, nella lettura dell’associazione, indebolisce la capacità di capire davvero quanto le misure siano applicate e con quali risultati.

Accanto a questo, viene indicato un ridimensionamento della rete di monitoraggio delle acque superficiali, scesa del 10,9%. Nei punti di rilevazione delle falde già compromesse, inoltre, gli incrementi delle concentrazioni risultano superiori ai cali registrati. È uno scenario che riporta al centro la qualità dei controlli e l’omogeneità delle politiche regionali.

Un altro dato richiamato riguarda l’eutrofizzazione delle acque superficiali, che a livello medio nazionale arriva al 37,7% dei punti osservati. La Lombardia tocca l’81,6%, confermandosi l’area di maggiore pressione zootecnica. Nella stessa regione, il tetto dei 170 chili di azoto organico per ettaro non è stato rispettato nell’11,2% delle aziende verificate, contro valori molto più bassi in Emilia-Romagna e Veneto.

Le soluzioni che UNCAI indica alle Regioni

Per l’associazione esistono già esperienze considerate utili. Vengono citate Lombardia ed Emilia-Romagna, dove sono stati sostenuti investimenti per l’acquisto di macchinari destinati all’interramento dei reflui da parte delle imprese agromeccaniche iscritte agli albi regionali. Per UNCAI, quando la leva tecnologica è accompagnata da strumenti mirati, i risultati possono essere più efficaci.

Di segno diverso il caso del Piemonte, ricordato perché ha attivato un bando simile ma rivolto esclusivamente alle aziende agricole e senza un albo regionale dei contoterzisti. Secondo Tassinari, una scelta di questo tipo distribuisce le risorse in modo meno efficiente e riduce l’impatto dell’investimento sul piano operativo.

Il ragionamento, che interessa anche le aree agricole friulane chiamate a coniugare produttività e sostenibilità, punta a superare la sostanziale equivalenza tra sistemi tradizionali di spandimento e tecniche di interramento. Finché entrambe le modalità restano autorizzate allo stesso modo, osserva UNCAI, l’adozione delle soluzioni più avanzate procede con maggiore lentezza.

Le richieste: albi, tecnologie e calendari più flessibili

Le proposte avanzate alle istituzioni sono tre. La prima è estendere il modello che finanzia le imprese agromeccaniche qualificate, attraverso albi regionali oppure con un registro nazionale unico, così da riconoscere formalmente chi dispone delle competenze e delle attrezzature necessarie.

La seconda riguarda i programmi d’azione regionali: per UNCAI dovrebbero distinguere in modo più netto tra distribuzione a pioggia e interramento dei reflui, favorendo le pratiche che consentono minori emissioni e una gestione più moderna degli effluenti.

La terza richiesta tocca invece i tempi consentiti per le operazioni. L’associazione chiede finestre più aderenti alle condizioni pedoclimatiche e alle esigenze agronomiche reali, in modo da evitare rigidità che possono complicare anche gli interventi eseguiti correttamente.

Il tema digestati e la partita RENURE

Nella discussione rientra anche la proroga della disciplina RENURE per i digestati liquidi di origine zootecnica, mentre la crescita del biometano aumenta i quantitativi da gestire. Per UNCAI, se si allargano i margini normativi legati al limite dei 170 chili di azoto, diventa ancora più importante poter contare su operatori specializzati e mezzi adeguati.

La conclusione dell’associazione resta netta: non serve una nuova riscrittura della direttiva, ma un sistema capace di applicarla con continuità, controlli attendibili e strumenti tecnici coerenti. In questo quadro, anche per il Friuli il confronto tocca un punto concreto: come organizzare la gestione dei reflui in modo più efficace, con un ruolo stabile per le imprese agromeccaniche e con regole che funzionino davvero sul territorio.

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