Mortegliano al centro di un confronto europeo sull’acqua: agricoltori ungheresi in visita al Consorzio
Nella sede della Pianura friulana una giornata di lavoro su irrigazione, rese agricole e strategie contro la siccità.
Le difficoltà legate all’acqua in agricoltura non riguardano più solo i mesi estivi o le aree storicamente più esposte. Anche per questo Mortegliano è diventata tappa di un incontro internazionale dedicato a uno dei nodi più delicati per il settore primario: come gestire al meglio le risorse idriche in un clima che cambia.
Nella sede operativa del Consorzio di bonifica Pianura friulana è arrivata una delegazione di agricoltori della contea ungherese di Fejér, territorio compreso tra l’area del lago Balaton e Budapest. La visita è stata organizzata per osservare da vicino il modello friulano e approfondire strumenti, impianti e soluzioni adottate qui per sostenere le coltivazioni.
Perché il Friuli è stato scelto come riferimento
L’iniziativa è stata promossa dall’associazione agricola locale Székesfehérvár és Környéke Gazdakör Egyesület, con il sostegno del governo ungherese, dopo la forte siccità che ha colpito il Paese durante l’estate. L’obiettivo era capire come un territorio agricolo strutturato come quello friulano affronti il tema dell’irrigazione e della conservazione delle disponibilità idriche.
Per una realtà come quella della Pianura friulana, dove la rete irrigua rappresenta un elemento decisivo per la stabilità delle produzioni, il confronto ha avuto anche il valore di mettere in relazione esperienze diverse ma segnate dallo stesso problema: meno acqua disponibile e maggiore necessità di pianificazione.
Impianti, tecniche e numeri messi a confronto
Durante l’incontro, i tecnici del Consorzio Mauro Milocco e Stefano Franceschetti hanno illustrato il funzionamento del sistema gestito dall’ente, soffermandosi su impianti di pompaggio, reti di distribuzione e tecniche come micro-irrigazione e subirrigazione. Il focus si è concentrato sulle modalità con cui ottimizzare l’uso dell’acqua senza compromettere la produttività agricola.
Dal confronto è emersa una distanza netta tra i due contesti. In Ungheria, infatti, la rete dedicata all’irrigazione è ancora limitata e questo incide in modo pesante sulle scelte produttive delle aziende. La crisi idrica recente ha spinto diversi imprenditori a rivedere le colture, abbandonando in parte quelle annuali più esigenti sotto il profilo idrico per orientarsi verso varietà considerate più resistenti, tra cui il pistacchio.
Tra gli elementi più significativi discussi a Mortegliano c’è stato quello relativo al mais. Nelle aree ungheresi prive di irrigazione, la resa registrata quest’anno si è fermata attorno alle 2 tonnellate per ettaro, mentre nelle zone irrigue del Friuli si arriva a valori compresi fra 15 e 20 tonnellate per ettaro. Un dato che da solo rende evidente quanto la disponibilità d’acqua possa cambiare il risultato finale in campo.
Le ricadute di una crisi che va oltre i campi
Nel corso della visita si è parlato anche degli effetti più ampi della siccità vissuta in Ungheria. Tra gli episodi richiamati durante il confronto, la chiusura estiva della centrale nucleare di Paks, che copre oltre metà del fabbisogno energetico nazionale, con conseguenze che hanno inciso anche sulla vita quotidiana del Paese, tra stop all’illuminazione notturna e limitazioni all’uso dei condizionatori.
Il programma si è concluso con un sopralluogo agli impianti irrigui del territorio friulano. A fare da sfondo, quasi per contrasto con il tema della giornata, una pioggia battente che ha accompagnato la parte finale della visita.
Per il Consorzio, l’incontro può rappresentare un primo passo verso rapporti più stretti tra le due realtà. Il direttore generale Armando Di Nardo ha sottolineato che il confronto con i delegati ungheresi ha aperto la strada a possibili collaborazioni future e a nuovi scambi di competenze, in un ambito dove l’esperienza concreta dei territori pesa sempre di più.