Montasio, l’unico ghiacciaio del Friuli perde forza: neve in calo e crepe sempre più evidenti
Il monitoraggio della Carovana dei Ghiacciai sulle Alpi Giulie conferma un equilibrio più fragile: pesano scarsità di neve, alte temperature e trasformazioni del paesaggio.
Il ghiacciaio del Montasio, riferimento unico per il Friuli Venezia Giulia, sta mostrando un equilibrio sempre più delicato. I rilievi compiuti durante la tappa regionale della Carovana dei Ghiacciai 2026 segnalano infatti una situazione meno stabile rispetto al passato, nonostante il sito sia stato a lungo considerato uno dei più capaci di resistere nell’intero arco alpino.
L’osservazione è stata condotta sulle Alpi Giulie da Legambiente insieme a esperti dell’Università di Udine e del Corpo Forestale Friuli Venezia Giulia. Il quadro che emerge riguarda soprattutto due aspetti: l’accumulo di neve, inferiore alle stagioni migliori, e temperature elevate anche in quota.
Negli ultimi due decenni il ghiacciaio occidentale del Montasio ha perso in totale tra i 2 e i 3 metri di spessore. Un arretramento più contenuto rispetto a molte altre aree glaciali alpine, ma che oggi viene letto con maggiore preoccupazione perché anche questo apparato, finora relativamente protetto, sta dando segnali di affaticamento.
Un ghiacciaio piccolo ma decisivo per leggere il clima del Friuli
Il Montasio si trova a circa 1900 metri di quota media, occupa una superficie di sette ettari ed è il ghiacciaio più basso delle Alpi. La sua esposizione a nord e la protezione garantita dalle pareti dello Jôf di Montasio gli hanno permesso per anni di conservarsi meglio di altri, grazie anche all’apporto delle valanghe e a una copertura di detriti utile a schermare in parte il ghiaccio dal sole.
Proprio per questo i cambiamenti osservati oggi assumono un peso particolare. Rispetto ai rilievi di quattro anni fa, i tecnici hanno descritto un ghiacciaio più disteso, meno strutturato, con zone scurite, una minore presenza di detrito nella parte alta e tracce di cedimenti rocciosi.
Il crollo osservato durante il sopralluogo
Tra gli episodi registrati nella giornata di monitoraggio c’è stato anche il collasso di una porzione della grande cavità presente nel settore superiore. Il cedimento è avvenuto mentre il gruppo si trovava in quota per le verifiche, confermando la fragilità crescente dell’area glaciale.
Si tratta di un segnale che si aggiunge a un insieme di trasformazioni ormai visibili anche a occhio nudo. Il punto non è solo quanto ghiaccio resta, ma come sta cambiando la sua struttura in tempi relativamente rapidi.
Accumulo ridotto e caldo fuori scala
Uno degli elementi più osservati riguarda la neve caduta e trattenuta durante l’inverno 2025-26. Nel bilancio eseguito a maggio dall’Università di Udine, sul ghiacciaio sono stati misurati fino a 20 metri di neve, mentre nelle annate più favorevoli si arrivava tra i 30 e i 40 metri.
Secondo quanto emerso dal monitoraggio, questa stagione si colloca a metà tra il 2022 e il 2023, due anni considerati molto sfavorevoli per i ghiacciai alpini. A incidere c’è anche il quadro termico estivo: il giorno precedente al sopralluogo erano stati registrati 14 gradi di minima e 22 di massima in quota, valori elevati per l’area del Montasio.
Non cambia solo il ghiaccio
Attorno al ghiacciaio si sta modificando anche l’ambiente alpino. Nelle zone vicine avanzano licheni e altre specie pioniere, mentre più in basso la vegetazione sta risalendo con presenze come acero, abete rosso e betulla. È un passaggio che racconta il mutamento degli ecosistemi di montagna ben oltre la sola perdita di ghiaccio.
La tappa friulana della campagna ha avuto anche un momento simbolico ai piedi dello Jôf di Montasio, con un flash mob accompagnato dallo striscione “Non è caldo, è crisi climatica”, dal saluto al ghiacciaio e da un intervento musicale curato da Paolo Forte. Nel corso della mattinata è stato proiettato anche il video dedicato alla tappa.
Il passaggio della campagna nelle Alpi Giulie
L’appuntamento in Friuli Venezia Giulia è stato il quarto del percorso 2026 della Carovana dei Ghiacciai, promossa da Legambiente con CIPRA Italia e con la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana. Prima delle Alpi Giulie, il viaggio aveva toccato Francia, Valle d’Aosta e Lombardia.
Per la tappa regionale sono stati coinvolti e ringraziati il Comune di Malborghetto Valbruna, la Comunità di Montagna Canal del Ferro e Val Canale, il Corpo Forestale Friuli Venezia Giulia e Paolo Forte. Dopo il passaggio in Friuli, la chiusura dell’edizione 2026 è prevista in Piemonte, sul ghiacciaio di Coolidge-Monviso, tra il 31 agosto e il 3 settembre.
Per il Friuli il Montasio resta così non solo un simbolo delle Alpi Giulie, ma anche un indicatore concreto di quanto la crisi climatica stia incidendo su un territorio che fino a poco tempo fa sembrava più protetto di altri.