Migranti e confine Est, Novelli rilancia: in Friuli ingressi legati al lavoro e un centro unico per i primi arrivi

Il consigliere regionale di Forza Italia chiede misure eccezionali per il Friuli Venezia Giulia: selezione degli accessi, rimpatri più efficaci e una struttura periferica di identificazione.

A cura di Web Team Web Team
25 agosto 2026 17:23
Migranti e confine Est, Novelli rilancia: in Friuli ingressi legati al lavoro e un centro unico per i primi arrivi -
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Nel Friuli Venezia Giulia il tema migratorio, per Roberto Novelli, non può più essere affrontato soltanto come gestione dell’emergenza. Il consigliere regionale di Forza Italia sostiene che, in una realtà di confine esposta ai passaggi della rotta balcanica, serva un cambio di impostazione: programmare gli ingressi, distinguere con maggiore rapidità le diverse posizioni e dotare la regione di strumenti straordinari.

La linea indicata dall'esponente azzurro parte da un presupposto preciso: la differenza, dice, non è tra disponibilità all'accoglienza e chiusura, ma tra un fenomeno governato dalle istituzioni e uno lasciato ai circuiti irregolari. In questo quadro, ritiene insufficienti i meccanismi ordinari e chiede anche risorse aggiuntive per sostenere il peso che grava sul territorio regionale.

Il nodo friulano tra confine e capacità del territorio

Nel ragionamento di Novelli, il Friuli Venezia Giulia va considerato per la sua collocazione geografica e per l'impatto che gli arrivi possono avere sulle comunità locali. A suo giudizio, per capire quanto un'area sia davvero in grado di accogliere nuove persone non basta contare i posti presenti nelle strutture.

Il parametro, secondo la sua impostazione, deve essere più ampio: disponibilità di alloggi, possibilità di impiego, scuola, sanità, servizi sociali, sicurezza, conoscenza dell'italiano e concreta prospettiva di autonomia. L'inserimento, quindi, non coincide con l'assegnazione di un letto, ma con un percorso che richiede regole chiare e condizioni reali per potersi reggere nel tempo.

La proposta: lavoro, protezione e contrasto all'irregolarità

Il consigliere regionale riassume la sua posizione in tre direttrici. La prima riguarda gli ingressi per motivi economici, che dovrebbero essere organizzati in base alle necessità del sistema produttivo. La seconda è il riconoscimento della protezione internazionale a chi ne ha effettivamente diritto, con tempi più rapidi. La terza punta invece su un'azione più incisiva verso chi non possiede i requisiti per restare.

Per quanto riguarda il lavoro, Novelli propone di partire dai fabbisogni delle imprese, individuando le figure professionali richieste e selezionando i candidati già nei Paesi d'origine. A questo, nella sua visione, andrebbe affiancata una preparazione prima dell'arrivo, così da rispondere anche alle difficoltà segnalate da diversi comparti nel trovare personale disponibile per alcune mansioni.

Sullo sfondo resta il tema dei canali illegali. Il consigliere insiste sul fatto che la scelta su chi entra debba restare in capo agli Stati e non alle reti che organizzano i viaggi dei migranti.

Il richiamo all'esempio svedese

Nel suo intervento Novelli cita anche la direzione intrapresa dalla Svezia, dove l'obiettivo dichiarato è ridurre l'immigrazione collegata alle richieste d'asilo, rendere più efficaci i rimpatri e attirare allo stesso tempo manodopera qualificata.

Non lo presenta come uno schema da copiare in modo automatico, ma come un riferimento utile per sostenere una tesi politica precisa: i risultati dell'integrazione, a suo avviso, non dipendono soltanto dai finanziamenti messi in campo. Contano anche i numeri degli ingressi e la possibilità concreta del territorio di assorbirli senza squilibri.

Centro di prima identificazione lontano dalle aree urbane

Nella parte finale della sua presa di posizione, Novelli torna su una proposta già avanzata in passato: realizzare un centro di prima accoglienza e identificazione in una zona periferica, ritenuta più idonea sotto il profilo logistico e della sicurezza.

L'idea è concentrare in quella struttura le operazioni iniziali di registrazione, assistenza e successivo indirizzamento delle persone arrivate in regione. Contestualmente, il consigliere ribadisce la sua critica al modello dell'accoglienza diffusa, che giudica non efficace. La richiesta, spiega, nasce dal quadro nazionale degli ultimi mesi ma guarda soprattutto agli effetti che il fenomeno migratorio continua ad avere in Friuli Venezia Giulia.

Il dibattito politico regionale resta quindi aperto su un punto centrale: come coniugare tutela dei diritti, necessità del mondo del lavoro e tenuta dei territori. La proposta di Novelli si inserisce in questo confronto, riportando al centro il ruolo del Friuli Venezia Giulia come area di frontiera e laboratorio di scelte che, qui più che altrove, hanno ricadute immediate sulle comunità locali.

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