Medici di famiglia, in Friuli torna il nodo delle scoperture: Pordenonese in forte affanno

Dal Consiglio regionale il nuovo richiamo sulla sanità territoriale: nel Friuli occidentale decine di migliaia di assistiti senza riferimento stabile.

17 giugno 2026 20:31
Medici di famiglia, in Friuli torna il nodo delle scoperture: Pordenonese in forte affanno -
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La tenuta della medicina di prossimità in Friuli Venezia Giulia torna al centro del confronto politico, con il Pordenonese indicato come l’area più esposta. In Consiglio regionale, attraverso una nota diffusa il 17 giugno, la consigliera Serena Pellegrino di Alleanza Verdi e Sinistra ha riportato l’attenzione su un dato che pesa soprattutto nel Friuli occidentale: migliaia di cittadini sono ancora senza un medico di famiglia assegnato.

Il numero richiamato dall’esponente dell’opposizione riguarda la provincia di Pordenone, dove gli assistiti privi di un riferimento stabile sarebbero circa 80 mila. Una pressione che si scarica sugli ambulatori già attivi e che, secondo la lettura politica della consigliera, mostra una rete territoriale ancora incapace di assorbire il fabbisogno reale.

Le aree del Friuli occidentale sotto maggiore pressione

Nel dettaglio, le criticità più marcate vengono segnalate tra il capoluogo e il Distretto del Noncello. Ma il quadro, nella ricostruzione presentata da Pellegrino, coinvolge anche Sacile, Aviano e Brugnera, con oltre 50 incarichi vacanti sull’intero territorio provinciale.

Il problema non è soltanto numerico. Quando i medici rimasti in servizio arrivano a seguire fino a 1.800 persone, ben oltre la soglia ordinaria di 1.500, diventa più difficile garantire continuità, tempi di risposta e presa in carico, soprattutto per anziani e pazienti cronici, che sono tra coloro che dipendono maggiormente dalla presenza costante del medico di base.

Il dibattito sulle risposte tampone

Tra i punti contestati dalla consigliera ci sono gli Asap, gli ambulatori sperimentali di assistenza primaria attivati per fronteggiare l’emergenza. Nella sua valutazione, questi strumenti possono alleggerire una fase critica ma non sostituiscono il rapporto continuativo tra assistito e medico di medicina generale.

La stessa Pellegrino ha richiamato anche una proposta avanzata dal suo gruppo e non accolta dalla maggioranza. L’emendamento chiedeva di alzare in via sperimentale il tetto di assistiti per i medici in formazione con borsa di studio, così da creare una misura ponte utile a ridurre nell’immediato i disagi per chi oggi resta scoperto.

Case della Comunità e confronto con il Veneto

Nel ragionamento portato in aula entra anche il ruolo delle Case della Comunità. Secondo la consigliera, in Friuli Venezia Giulia queste strutture non starebbero ancora offrendo una risposta adeguata ai bisogni del territorio, rimanendo lontane dall’idea di presidio realmente operativo e vicino ai cittadini.

Pellegrino ha inoltre richiamato il confronto con il Veneto, dove è stato raggiunto un accordo con i medici di famiglia per rafforzare la presenza all’interno delle strutture territoriali e aumentare la continuità dell’assistenza. Il paragone viene usato per sottolineare, dal suo punto di vista, il ritardo del Friuli Venezia Giulia nel dare una forma stabile alla rete di prossimità.

Lo scontro politico e il tema di fondo

Nella parte finale del suo intervento, la consigliera sostiene che il ricorso a professionisti già in pensione non possa rappresentare la soluzione principale a una carenza ormai strutturale. La richiesta rivolta alla Regione è quella di interventi più profondi, capaci di rendere nuovamente attrattiva la professione del medico di famiglia.

Resta così aperto un tema che va oltre il confronto tra maggioranza e opposizione: nel Pordenonese, e più in generale nella sanità territoriale friulana, la copertura dei medici di base continua a essere uno dei punti più fragili del sistema. Ed è proprio da qui che passa una parte decisiva dell’assistenza quotidiana per molte comunità del territorio.

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