Manovra 2027 e sanità, Nursing Up alza il tono: senza piano stabile rischiano personale e servizi

Il sindacato chiede risorse aggiuntive per infermieri e professioni sanitarie e invita Governo e Regioni a una programmazione di lungo periodo.

02 novembre 2026 10:54
Manovra 2027 e sanità, Nursing Up alza il tono: senza piano stabile rischiano personale e servizi -
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Il nodo non riguarda soltanto i numeri della prossima legge di bilancio, ma la tenuta del sistema sanitario nei territori. È da qui che parte la presa di posizione di Nursing Up sulla manovra 2027: secondo il sindacato, le risorse di cui si discute non bastano a dare una risposta strutturale alla carenza di personale e alla necessità di rendere più attrattive le professioni sanitarie.

Per una regione come il Friuli Venezia Giulia, dove il tema dell'organizzazione dei servizi e della disponibilità di operatori resta centrale nel confronto pubblico, il richiamo del sindacato tocca un punto concreto: senza investimenti continuativi, il rischio è lasciare ospedali e assistenza territoriale a rincorrere problemi che si ripresentano ogni anno.

I fondi previsti e la distanza dai fabbisogni indicati

Antonio De Palma, presidente nazionale di Nursing Up, contesta l'impostazione con cui si sta arrivando alla manovra economica. Le cifre circolate finora parlano di un Fondo sanitario nazionale a quota 146,3 miliardi nel 2027, con un aumento complessivo di 3,4 miliardi rispetto all'anno precedente. Ma, nel dettaglio, le risorse nuove introdotte dalla manovra sarebbero circa 2,4 miliardi.

Secondo il sindacato, il punto critico è il confronto con le richieste già emerse a livello istituzionale: il ministro della Salute aveva indicato un fabbisogno di 5,5 miliardi, mentre le Regioni avevano spinto l'asticella fino a 6,8 miliardi. Da qui la richiesta di chiarezza sull'effettiva destinazione degli stanziamenti e sulla possibilità di rafforzarli.

Per De Palma non è più sufficiente procedere per aggiustamenti annuali. La contestazione riguarda infatti l'assenza di una strategia pluriennale capace di accompagnare personale, strutture e qualità dell'assistenza con obiettivi misurabili.

Il paragone con Francia e Germania

Nella lettura di Nursing Up, il confronto europeo rende ancora più visibile il divario. I dati richiamati dal sindacato indicano che nel 2023 la spesa sanitaria complessiva nell'Unione europea valeva il 10% del Pil, mentre in Italia era attorno al 9% secondo i dati Ocse riferiti al 2022. Germania e Francia, sempre secondo le fonti citate, si collocavano su livelli superiori, rispettivamente all'11,7% e all'11,5%.

Non è soltanto una questione di percentuali. De Palma richiama anche i programmi avviati all'estero: in Francia il piano Ségur de la Santé ha previsto investimenti fino al 2030 per ospedali, strutture sociosanitarie e ammodernamento del sistema, oltre a risorse annuali dedicate alla valorizzazione economica delle professioni sanitarie. In Germania è stato invece istituito un fondo per la trasformazione della rete ospedaliera nel periodo 2026-2035, con l'obiettivo di sostenere riorganizzazione e modernizzazione.

Il ragionamento del sindacato è lineare: se altri Paesi hanno affiancato i finanziamenti a programmi di medio e lungo periodo, anche l'Italia dovrebbe fare lo stesso, evitando di limitarsi alla gestione dell'emergenza di bilancio.

Le richieste economiche avanzate dal sindacato

Nel merito, Nursing Up ha già messo sul tavolo due domande precise in vista della legge di bilancio 2027. La prima riguarda almeno 500 milioni di euro aggiuntivi e strutturali per aumentare l'indennità di specificità infermieristica e quella destinata alle altre professioni sanitarie dell'area non medica.

La seconda richiesta è l'avvio di un Fondo perequativo nazionale per gli infermieri, con una dotazione iniziale di almeno 800 milioni, da incrementare nel tempo per avvicinare le retribuzioni italiane alla media europea. Per il sindacato si tratta di misure distinte, che non devono sovrapporsi né essere finanziate sottraendo risorse ad altri servizi già sotto pressione.

De Palma lega la questione salariale a quella assistenziale. Il ragionamento è che non si possano progettare nuovi assetti organizzativi, nuove strutture o ulteriore tecnologia senza garantire condizioni economiche e professionali adeguate a chi dovrà assicurare il funzionamento quotidiano del sistema.

Personale, qualità delle cure e prospettive professionali

Nella posizione di Nursing Up c'è poi un passaggio che va oltre il tema delle buste paga. Il sindacato sottolinea che la qualità delle cure dipende anche dalla presenza di professionisti sufficienti, dalla continuità assistenziale e dalla capacità di seguire i pazienti lungo tutto il percorso di cura, compresa la fase successiva alle dimissioni.

A sostegno di questa impostazione viene richiamato anche uno studio multicentrico europeo pubblicato su The Lancet nel 2014, secondo cui all'aumentare del numero medio di pazienti affidati a ciascun infermiere cresceva il rischio di mortalità ospedaliera entro trenta giorni dal ricovero. Un riferimento che Nursing Up usa per ribadire che organizzazione del lavoro e sicurezza clinica non possono essere separate.

Il sindacato richiama inoltre il tema delle nuove lauree magistrali cliniche, che, nella sua lettura, dovrebbero tradursi in ruoli specialistici, responsabilità definite e reali avanzamenti di carriera. Senza questo passaggio, l'innalzamento della formazione rischia di non avere ricadute concrete sul lavoro quotidiano.

La richiesta di confronto con istituzioni e Regioni

In chiusura, De Palma chiede un confronto immediato tra Governo, Regioni e rappresentanze sindacali, basato su dati trasparenti, coperture certe e impegni verificabili sul personale sanitario. L'obiettivo dichiarato è capire quante risorse saranno davvero aggiuntive e quali margini esistano per finanziare indennità e fondo perequativo.

Per Nursing Up, la discussione non riguarda un singolo esecutivo ma una linea di politica sanitaria che, negli anni, non avrebbe riconosciuto fino in fondo il valore professionale ed economico di infermieri e operatori sanitari. Il messaggio è netto: senza più fondi e senza una programmazione di lungo respiro, il diritto alla salute rischia di poggiare ancora una volta soprattutto sul sacrificio di chi lavora ogni giorno nei servizi sanitari.

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