Judrio, nuova regia sul bacino: 8,7 milioni per argini e difesa idraulica
Dopo la firma del Contratto di fiume prende avvio il percorso operativo: fondi regionali, modello idraulico affidato all’Università di Udine e ruolo centrale dei Comuni.
La gestione del Judrio entra in una fase concreta: dopo la sottoscrizione del Contratto di fiume, la Regione mette sul tavolo più di 8,7 milioni di euro per rafforzare la sicurezza idraulica lungo il bacino, in un’area del Friuli Venezia Giulia che negli ultimi mesi ha misurato da vicino la fragilità del territorio.
Il quadro è stato illustrato a Ronchi dei Legionari durante l’assemblea plenaria convocata per avviare ufficialmente il nuovo organismo, nato in seguito alla firma del 4 giugno 2026. Accanto a questo capitolo, la Giunta regionale ha previsto anche 9,8 milioni destinati agli enti locali per la manutenzione dei corsi d’acqua di loro competenza e per i territori colpiti dagli eventi calamitosi dello scorso novembre.
Un piano che guarda oltre l’emergenza
Il punto di partenza restano le criticità emerse dopo le alluvioni del novembre 2025. Proprio da quegli episodi nasce la scelta di affiancare alle opere urgenti una programmazione più ampia, con interventi pensati non solo per riparare i danni ma per ridurre il rischio in modo più stabile.
Nel corso dell’incontro, l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro ha richiamato la necessità di affrontare un contesto in cui gli eventi estremi non vengono più letti come casi isolati, ma come fenomeni sempre più frequenti anche alla luce dei cambiamenti climatici.
Le risorse già impiegate dopo le piene
Subito dopo le esondazioni erano stati attivati tre interventi di somma urgenza per sistemare gli argini danneggiati nei territori di Chiopris-Viscone, Medea e Romans d’Isonzo. A questi si aggiungono i lavori in via di completamento sullo Judrio e sul Versa nel comune di Dolegna del Collio.
Per questa prima risposta all’emergenza la Regione ha destinato circa 950 mila euro, utilizzati per il ripristino delle difese spondali e delle opere compromesse dagli eventi meteorologici.
Quanto vale il pacchetto sul Judrio
La parte più consistente riguarda però la messa in sicurezza del bacino nel medio periodo. La programmazione regionale prevede oltre 7,7 milioni di euro, che si sommano agli stanziamenti già impiegati in emergenza e portano il totale oltre quota 8,7 milioni.
Nel dettaglio, 1,05 milioni sono riservati alla manutenzione ordinaria degli argini nel triennio. Altri 1,5 milioni finanziano il primo stralcio degli interventi affidati al Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, con partenza prevista nell’estate 2026. A questi si aggiungono 5,216 milioni già impegnati per una revisione strutturale complessiva del sistema di difesa idraulica.
Studio affidato all’Università di Udine
Tra gli strumenti considerati decisivi c’è anche un nuovo modello idraulico dell’intero bacino, che sarà sviluppato dall’Università di Udine. L’obiettivo è avere una base tecnica aggiornata per individuare gli interventi più efficaci e leggere il comportamento del sistema alla luce di scenari climatici più recenti.
Il lavoro dovrà aiutare a superare una gestione frammentata del territorio, costruendo un’impostazione condivisa tra amministrazioni, realtà economiche, cittadini e associazioni, con un equilibrio tra sicurezza, tutela ambientale e prospettive di sviluppo sostenibile.
Il passaggio ai Comuni e il nuovo coordinamento
Nel percorso del Contratto di fiume cambia anche la cabina di regia. Il Consorzio di bonifica della Venezia Giulia conclude il proprio ruolo di ente capofila, mentre l’Associazione Judrio resta soggetto promotore dell’iniziativa. Il coordinamento passa ora al Comune di Corno di Rosazzo.
Per gli enti locali si apre inoltre un capitolo parallelo: la Regione ha approvato 9,8 milioni per la manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua di competenza comunale. Nei Comuni interessati dagli eventi calamitosi del novembre 2025 viene anche aumentato il tetto massimo del contributo concedibile, che sale da 90 mila a 180 mila euro.
Per il Friuli orientale e per i territori attraversati dal Judrio, il Contratto di fiume segna così il passaggio da una risposta legata all’urgenza a un lavoro di pianificazione più strutturato, con fondi già indicati e una rete di soggetti chiamata a condividere le prossime scelte.