Industria, l’allarme da Udine: "Senza una strategia vera il Friuli rischia di perdere terreno"

Andrea Lazzarini, alla guida di Ralc Italia, sollecita scelte stabili su energia, innovazione e investimenti: "Non servono misure occasionali".

29 ottobre 2026 13:04
Industria, l’allarme da Udine: "Senza una strategia vera il Friuli rischia di perdere terreno" -
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Dal cuore manifatturiero friulano arriva un richiamo netto alla politica industriale. A sollevarlo è Andrea Lazzarini, CEO di Ralc Italia, realtà con base a Udine specializzata in macchine e sistemi ad alta tecnologia per la lavorazione del tubo e del metallo, che legge con preoccupazione il momento attraversato dall’industria italiana ed europea.

Il nodo, nella sua analisi, non riguarda soltanto l’andamento dei mercati internazionali o le tensioni geopolitiche. A pesare sono anche fattori interni ormai noti alle imprese: energia costosa, procedure complesse, regole poco stabili e una visione di lungo periodo che, secondo l’imprenditore, continua a mancare.

Per un territorio come il Friuli Venezia Giulia, dove la manifattura resta una componente decisiva dell’economia, il tema non è astratto. Lazzarini lega infatti la tenuta delle filiere locali alla capacità di programmare oggi le condizioni per restare competitivi nei prossimi decenni.

Il punto di vista delle imprese friulane

L’intervento del manager di Ralc Italia si inserisce nel dibattito riaperto anche dalle recenti considerazioni del presidente di Federmeccanica, Simone Bettini, sulla debolezza di una politica industriale nazionale strutturata. Lazzarini condivide questa impostazione partendo dalla propria esperienza diretta in un’azienda fortemente esposta ai mercati.

Tra gli esempi indicati c’è il piano Industria 5.0, nato con l’obiettivo di sostenere innovazione e transizione, ma giudicato da molte aziende come un meccanismo difficile da decifrare e da applicare. L’effetto, osserva, è stato quello di frenare decisioni già messe in calendario, con ricadute anche sulle imprese che producono tecnologie e impianti per altre aziende.

Green Deal e competitività europea

Lazzarini contesta poi l’impostazione con cui l’Europa sta affrontando la transizione ambientale. Il tema, precisa, non è negare la sostenibilità, bensì evitare che venga perseguita senza considerare l’equilibrio economico e produttivo. Se le fabbriche si spostano altrove, sostiene, il rischio è indebolire l’industria europea senza ottenere benefici reali sul piano globale.

Nella sua lettura, alcuni settori strategici hanno già mostrato segnali di arretramento e altri potrebbero seguire la stessa strada. Dall’automotive alla siderurgia, il timore è quello di una perdita progressiva di capacità produttiva, con effetti che andrebbero ben oltre le singole aziende, toccando occupazione, indotto e competenze.

Il confronto con l’Asia, da questo punto di vista, è centrale. Mentre Cina e Corea del Sud investono massicciamente in automazione, intelligenza artificiale, robotica e semiconduttori, l’Europa appare meno incisiva nella costruzione di una risposta industriale paragonabile per portata e continuità.

Come usare le risorse in Friuli Venezia Giulia

Nel ragionamento di Lazzarini entra anche il livello regionale. Il Friuli Venezia Giulia, ricorda, dispone dell’Autonomia Speciale e di risorse importanti: proprio per questo, secondo il manager, dovrebbe puntare con decisione su interventi capaci di lasciare un vantaggio duraturo al sistema produttivo.

La critica è rivolta alla logica dei sostegni distribuiti senza una direzione strategica. Nei momenti favorevoli, osserva, il denaro pubblico andrebbe impiegato per rafforzare tecnologia, organizzazione, competenze e infrastrutture, non per alimentare spesa corrente o misure frammentate prive di effetti nel medio periodo.

Le priorità indicate da Ralc Italia

Secondo Lazzarini, le aziende non reclamano assistenza, ma condizioni corrette per competere. In cima alla lista ci sono un costo dell’energia più sostenibile, approvvigionamenti affidabili, norme chiare, meno passaggi burocratici, collegamenti efficienti e formazione adeguata per il personale tecnico specializzato.

Il messaggio che parte da Udine è che la sfida non si risolve con incentivi episodici. Per difendere filiere, posti di lavoro e capacità innovativa serve una scelta politica precisa su dove collocare l’industria italiana ed europea nei prossimi venti o trent’anni.

Per il tessuto produttivo friulano, che continua a rappresentare una parte essenziale dell’economia regionale, il tema è immediato: perdere oggi fabbriche, competenze e catene di fornitura significherebbe rendere molto più difficile ricostruirle domani, anche con risorse pubbliche consistenti.

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