Bus fermi e danni pesanti: da Pordenone parte l’indagine sui furti di filtri antiparticolato
Tre fermati dopo l’inchiesta della Questura di Pordenone: nel mirino depositi di autobus tra Friuli, Marche e Piemonte, con perdite oltre 330mila euro.
Il punto di partenza è Pordenone, dove un furto messo a segno nei mesi scorsi in un deposito di autobus ha aperto un’indagine che oggi porta a tre persone fermate e a un quadro investigativo ben più ampio. Al centro ci sono i filtri antiparticolato dei mezzi pubblici, componenti costosi la cui sottrazione rende i bus inutilizzabili e incide direttamente sul servizio ai cittadini.
La Polizia di Stato di Pordenone ha ricondotto a questo filone una serie di episodi avvenuti in più città del Centro-Nord. Nel pomeriggio del 28 aprile 2026 è stato eseguito un fermo di indiziato di delitto nei confronti di tre cittadini stranieri di origine rumena, ritenuti coinvolti nei colpi.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo avrebbe agito in modo organizzato, puntando ai depositi del trasporto pubblico locale e scegliendo parti meccaniche di grande valore economico. Oltre al costo dei pezzi sottratti, a pesare sono state soprattutto le ricadute sulla circolazione degli autobus.
Il caso partito dal deposito Atap
L’indagine è nata dopo quanto accaduto tra il 23 e il 24 novembre 2025 nel deposito di ATAP S.p.A. a Pordenone. In quella circostanza erano spariti dieci filtri antiparticolato, per una perdita stimata in circa 150mila euro.
Quel furto aveva avuto un effetto immediato: diversi mezzi destinati al servizio pubblico non poterono essere utilizzati. Da lì la Squadra Mobile della Questura pordenonese ha iniziato a ricostruire spostamenti, contatti e possibili collegamenti con altri episodi analoghi.
Le verifiche successive avrebbero permesso di collegare ai tre indagati almeno tre distinti furti aggravati, commessi tra novembre 2025 e aprile 2026.
Colpi in più città e ripercussioni sul trasporto
Gli episodi accertati avrebbero toccato Pordenone, Ancona e Torino. Le società indicate tra le parti danneggiate sono ATAP S.p.A., Conerobus S.p.A. e Gruppo Torinese Trasporti. Il danno complessivo supera i 330mila euro.
Ma il dato economico non esaurisce il problema. Quando i FAP vengono rimossi, i bus restano fermi e il servizio perde mezzi essenziali. Le conseguenze ricadono così su studenti, lavoratori e pendolari, con corse ridotte e collegamenti più difficili da garantire.
Tra i casi finiti sotto osservazione c’è anche un ulteriore episodio in provincia di Torino, dove sarebbero stati rubati altri otto filtri per un valore stimato attorno ai 95mila euro. Gli approfondimenti sono ancora in corso per verificare eventuali responsabilità anche su questo fronte.
Come si è arrivati ai tre fermati
La ricostruzione investigativa si è basata sull’analisi di tabulati telefonici e telematici, sui dati di geolocalizzazione GPS e sulla consultazione delle banche dati del Ministero dell’Interno. Da questi elementi sarebbe emerso uno schema di movimenti rapidi sul territorio nazionale, con l’utilizzo di veicoli dotati di targa estera.
Tra le direttrici monitorate compaiono i passaggi dal Nord-Est e alcuni scali marittimi pugliesi, ritenuti utili per delineare tragitti e spostamenti del gruppo. Gli investigatori ipotizzano che i componenti rubati fossero destinati a canali illeciti sui quali restano aperti ulteriori accertamenti.
Un passaggio decisivo è arrivato dalla collaborazione tra la Squadra Mobile di Pordenone e la Polizia di Frontiera di Gorizia. I tre uomini sono stati intercettati nei pressi del confine nazionale mentre, secondo l’ipotesi investigativa, stavano cercando di lasciare l’Italia.
Perquisizioni e nuovi accertamenti
Durante le perquisizioni sono stati sequestrati capi d’abbigliamento, attrezzature ritenute utili per i furti e telefoni considerati d’interesse investigativo. Il materiale verrà esaminato per chiarire eventuali legami con altri episodi simili e per ricostruire con maggiore precisione l’organizzazione del gruppo.
Su richiesta del Pubblico Ministero è stato quindi eseguito il provvedimento restrittivo nei confronti dei tre indagati. Al termine delle formalità sono stati portati alla Casa Circondariale di Gorizia, dove restano a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Per il Friuli si tratta di un’inchiesta che parte da un danno subito a Pordenone ma che mette in luce una vulnerabilità più ampia: colpire un singolo componente tecnico può significare bloccare un servizio essenziale. Ed è proprio da questo aspetto, oltre che dal valore dei pezzi rubati, che l’operazione FAP assume un rilievo particolare per tutto il territorio.