Da Latisana a Trieste, Ila Bêka porta in mostra il suo archivio visivo: al Magazzino delle Idee debutta “Fotoni”
L’artista friulano espone per la prima volta una selezione del suo vastissimo archivio fotografico: più di 300 immagini visibili fino all’11 ottobre 2026.
C’è anche un pezzo di Friuli, e in particolare della Bassa, nella nuova stagione espositiva del Magazzino delle Idee di Trieste. Dal 27 giugno all’11 ottobre 2026 gli spazi di Corso Cavour 2 ospitano “Fotoni”, progetto che mette al centro la ricerca fotografica di Ila Bêka, nato a Latisana e conosciuto a livello internazionale per il suo lavoro tra cinema, arti visive e architettura.
Per l’artista si tratta della prima mostra personale costruita attorno alla fotografia. Il percorso raccoglie oltre 300 immagini mai presentate prima, scelte da un archivio personale enorme, formato da circa 300mila scatti accumulati in quarant’anni di pratica.
L’esposizione è prodotta e organizzata da ERPAC, Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, con la cura di Barbara Casavecchia. Per il pubblico regionale è anche l’occasione di rileggere il lavoro di un autore friulano che ha sviluppato una carriera di respiro internazionale senza perdere il legame con il territorio d’origine.
Un archivio personale che diventa mostra
La selezione proposta a Trieste non segue una linea cronologica. Il visitatore si trova davanti a un insieme di immagini costruito per accostamenti, richiami e intuizioni, più vicino a una mappa mentale che a un racconto ordinato nel tempo.
In diversi casi gli scatti sono accompagnati da brevi note dell’autore, quasi appunti di diario. È un elemento che rafforza il carattere intimo del progetto e restituisce il modo in cui molte fotografie sono nate: osservazioni rapide, dettagli colti nell’attesa, frammenti di vita quotidiana registrati senza una ricerca di perfezione formale.
Perché il titolo richiama la luce
Il nome scelto, “Fotoni”, rimanda all’interesse di Bêka per la meccanica quantistica e per le particelle della luce studiate anche da Albert Einstein. Alla base della mostra c’è infatti un’idea precisa: vedere non è un gesto neutro, ma il risultato dell’incontro fra luce, materia e percezione.
L’autore sintetizza questo pensiero in una frase che accompagna il progetto: “Vedere significa tradurre i fotoni in esperienza”. Nel titolo c’è però anche una componente ironica, perché molte immagini sono nate come annotazioni visive realizzate con il telefono, poi trasformate in stampe di grande formato all’interno dell’allestimento.
Tra i fili conduttori emergono soprattutto il corpo e la luce, temi che attraversano l’intera selezione. Alcune fotografie arrivano qui per la prima volta sulla carta e non sono vincolate a misure prestabilite: i formati cambiano, in coerenza con un’idea di visione aperta e mobile.
Il percorso di un autore friulano conosciuto nel mondo
Nato nel 1967 a Latisana, Ila Bêka si è formato in Architettura allo IUAV di Venezia e ha studiato anche all’École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris-Belleville. Nel suo lavoro convivono linguaggi diversi, dal documentario all’osservazione dello spazio costruito, fino alla ricerca artistica più strettamente visiva.
Come regista ha mosso i primi passi con i 168 microfilm dei “Millimetraggi”, lavori che gli hanno portato riconoscimenti come il Festival du Film Très Court di Parigi, il Premio Massimo Troisi e il festival Maremetraggio di Trieste. Da oltre vent’anni collabora con Louise Lemoine nel duo Bêka & Lemoine, sviluppando forme narrative dedicate al rapporto tra persone e architettura sul piano emotivo, sociale, politico e culturale.
Un passaggio decisivo della loro carriera è arrivato nel 2016, quando il MoMA di New York ha acquisito nella collezione permanente l’intera produzione del duo realizzata fino a quel momento. Insieme hanno firmato più di quaranta film, tra cui il progetto in quindici capitoli “Homo Urbanus” e titoli come “Moriyama-San”, “Tokyo Ride” e “Koolhaas Houselife”. Tra i lavori più recenti figurano “The World in a Square”, del 2026, e “Mundo Frágil”, annunciato per l’autunno.
Le date della visita a Trieste
“Fotoni” resta aperta al Magazzino delle Idee fino all’11 ottobre 2026. La sede è quella di Corso Cavour 2, a Trieste, dove prende forma una parte finora non accessibile al pubblico dell’immenso archivio costruito da Bêka nel corso di quattro decenni.
Per il Friuli Venezia Giulia la mostra ha un significato che va oltre l’appuntamento espositivo: porta in primo piano un autore nato in regione e offre una chiave nuova per leggere il suo percorso, questa volta attraverso la fotografia, linguaggio che finora era rimasto più in ombra rispetto alla sua attività cinematografica.