A Grado il Museo della Civiltà Lagunare punta sulle sere d’estate: visite ogni giorno fino alle 23
Nuovi orari serali per il museo gradese: al centro il racconto dei casoneri, con oggetti, memorie e testimonianze in dialetto.
Le ore della sera diventano uno spazio in più per scoprire una delle pagine più particolari della storia gradese. Con l’avvio della stagione estiva, il Museo della Civiltà Lagunare di Grado accoglie visitatori ogni giorno nella fascia 20-23, ampliando così la possibilità di inserire la visita nel percorso serale tra il centro cittadino e l’area di Piazza Biagio Marin.
La scelta sta accompagnando una crescita dell’interesse attorno al museo, frequentato non soltanto da chi si trova in vacanza sull’Isola del Sole, ma anche da arrivi dal resto del Friuli Venezia Giulia e dall’estero, in particolare da Slovenia, Veneto, Austria e Germania. Accanto ai singoli visitatori si stanno facendo vedere anche famiglie e gruppi organizzati.
Un tassello della memoria gradese
Il museo ricostruisce il mondo dei casoneri, le famiglie che abitavano i casoni della laguna e che per decenni hanno vissuto di pesca, scambi e saperi tramandati a voce. È un universo che si è progressivamente dissolto attorno alla metà degli anni Cinquanta, quando l’arrivo del motore e la trasformazione economica legata al turismo hanno cambiato in profondità abitudini e lavoro.
Quel passato, privo di una vera documentazione scritta diffusa, viene restituito attraverso reperti concreti e testimonianze raccolte nel tempo. Nel percorso trovano posto utensili della vita quotidiana, strumenti costruiti artigianalmente, materiali dei casoni e attrezzi usati per la pesca e per la navigazione in laguna.
Le voci raccolte nei casoni
Alla base del progetto c’è il lavoro di ricerca di Luciana Marchesan, curatrice del museo, che ha dedicato anni alla ricostruzione di questo patrimonio entrando in contatto con discendenti e famiglie legate alla civiltà lagunare. Da questa indagine sono emersi oggetti, ricordi e racconti che rischiavano di andare perduti.
Uno degli aspetti che più colpiscono durante la visita è il rilievo dato alla componente femminile nella vita dei casoni. Le donne non erano figure marginali: remavano la batela, seguivano gli scambi commerciali verso Fiumicello e Cervignano, sistemavano le reti, raccoglievano materiali per il pagiòn e contribuivano all’economia domestica con attività di vendita e manifattura.
Nel racconto trovano spazio anche le fadone, donne legate alla conoscenza delle erbe e a pratiche popolari di cura, così come il richiamo al Santonego, nome ancora ben presente nella memoria gradese.
Un percorso che parla anche ai visitatori stranieri
Il taglio scelto dal museo non è quello di una semplice esposizione statica. Le sale propongono infatti contenuti multimediali che permettono di ascoltare interviste in dialetto gradese, accompagnate da traduzioni in italiano, inglese e tedesco. Le versioni linguistiche sono state curate dalla stessa Marchesan insieme al videomaker Ivan Regolin.
Questa formula aiuta a rendere immediato il contatto con una cultura locale molto specifica, ma capace di parlare anche a chi arriva da fuori. È anche una delle ragioni per cui l’esperienza viene percepita come accessibile da pubblici diversi, dalle scolaresche ai turisti stranieri.
Estate tra visite e appuntamenti culturali
Già nel mese di maggio gli spazi del museo avevano accolto anche gruppi della Lega Navale e dei Vigili del Fuoco presenti a Grado per il raduno internazionale. Con giugno e l’apertura quotidiana, il flusso di presenze è aumentato ulteriormente, inserendo il museo tra le proposte serali da considerare durante il soggiorno in città.
Per l’estate 2026 il programma prevede inoltre serate di lettura dedicate alla laguna, con appuntamenti ispirati ai versi di Biagio Marin e a testi di Pasolini. Un calendario che affianca alla visita una proposta culturale più ampia, sempre legata al paesaggio, alla memoria e all’identità di Grado.
Tra i passaggi più intensi del percorso resta la testimonianza della signora Lugnano, casonera che raggiungeva Grado solo poche volte in un anno. È anche attraverso storie come questa che il museo si conferma non soltanto luogo espositivo, ma strumento concreto per tramandare alle nuove generazioni un pezzo essenziale della storia lagunare friulana.