Gemona riflette sul dopo sisma: agricoltura friulana tra memoria, ricerca e nuove imprese
A Palazzo Fantoni il confronto promosso dall’Università di Udine sul percorso del settore primario dal 1976 a oggi, con attenzione ai giovani e ai vitigni storici.
A Gemona del Friuli il filo che lega terra, ricostruzione e futuro è tornato al centro di una giornata di studio dedicata al mondo agricolo regionale. Nel cinquantesimo anniversario del terremoto del 1976, il confronto ospitato a Palazzo Fantoni ha messo in evidenza come il settore primario abbia saputo cambiare insieme al Friuli senza perdere il proprio radicamento.
L’iniziativa, curata dall’Università di Udine, ha proposto una lettura ampia delle trasformazioni seguite al sisma: da un lato il passaggio di una parte del territorio verso industria e servizi, dall’altro la permanenza di un rapporto profondo con le campagne, oggi rinnovato anche grazie all’innovazione e alla ricerca.
Un confronto che guarda oltre la ricorrenza
Nel corso dell’incontro l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli ha richiamato il valore di un appuntamento che non si limita al ricordo di una stagione drammatica per il Friuli, ma prova a leggere quali possibilità si aprano oggi per chi lavora o vuole investire in agricoltura.
Il tema, emerso più volte, è quello di un settore capace di tenere insieme eredità contadina e strumenti contemporanei. La crescita tecnologica, in questa prospettiva, non viene vista come alternativa alle radici locali, ma come leva per rafforzarle e tradurle in occasioni economiche, in particolare per le nuove generazioni.
Vitigni recuperati e sostegno ai giovani
Tra i passaggi centrali del convegno anche il ruolo della ricerca nel riportare attenzione su varietà autoctone e produzioni storiche. Un lavoro che, è stato sottolineato, ha consentito di salvaguardare esperienze che rischiavano di scomparire e che oggi possono invece diventare una risorsa concreta per il territorio.
In questo quadro è stato ricordato anche il contributo di studiosi come il gemonese Rino Gubiani. L’idea emersa dal dibattito è che la tutela dell’ambiente, la qualità delle produzioni e la capacità di fare impresa possano procedere insieme, a patto di accompagnare chi entra nel comparto con strumenti adeguati.
Barbara Zilli ha ribadito inoltre l’impegno della Regione attraverso misure di sostegno rivolte al settore agricolo, con l’obiettivo di aiutare i giovani a sviluppare progetti solidi e a costruire aziende in grado di leggere in anticipo i cambiamenti del mercato e del territorio.
La giornata di studi a Palazzo Fantoni
L’appuntamento è rientrato nel programma di “Gemona, formaggio e... dintorni” e ha proposto un percorso di approfondimento sull’evoluzione dell’economia friulana prima e dopo il terremoto. Tra gli argomenti affrontati, la normativa regionale, la vitivinicoltura, le applicazioni tecnologiche e gli effetti sul paesaggio agricolo.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del sindaco Roberto Revelant, del prorettore dell’Università di Udine Giorgio Alberti e di Andrea Cafarelli, delegato per la valorizzazione della sede di Gemona e della montagna. A seguire gli interventi degli studiosi e una tavola rotonda dedicata ai cambiamenti vissuti dall’agricoltura friulana nel corso dei decenni.
Per Gemona, luogo simbolico della ricostruzione, il convegno ha rappresentato anche un’occasione per riportare il dibattito sul legame tra identità locale e sviluppo. Un tema che in Friuli continua a passare anche dai campi, dalle produzioni di qualità e dalla capacità di trasformare la memoria in prospettiva.