A Gemona il ricordo del sisma del ’76 con Mattarella e Meloni: «Dal Friuli una lezione al Paese»
Nel giorno della commemorazione, le massime istituzioni a Gemona del Friuli per rendere omaggio alle vittime e ribadire il valore del Modello Friuli.
Il Friuli torna a farsi luogo simbolo della memoria nazionale nel giorno in cui ricorda una delle sue ferite più profonde. A Gemona del Friuli, nel 49° anniversario del terremoto del 6 maggio 1976, le più alte cariche dello Stato hanno preso parte alla cerimonia dedicata alle vittime del sisma che devastò il territorio e segnò per sempre la storia regionale.
La tappa centrale della mattinata si è svolta al cimitero cittadino, davanti al monumento che custodisce il ricordo di quasi mille persone morte in quella tragedia. Qui è stata deposta una corona commemorativa, in un momento di raccoglimento che ha riportato al centro prima di tutto i nomi, le famiglie e le comunità colpite.
Alla commemorazione erano presenti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, insieme ad altre autorità istituzionali.
Una memoria che parla ancora al presente
Il significato della giornata, nelle parole delle istituzioni regionali, non riguarda soltanto il dovere del ricordo. Gemona è stata anche il punto da cui rilanciare il valore di un’esperienza che, a distanza di decenni, continua a essere indicata come riferimento per l’Italia: quella ricostruzione nata dal legame tra territori, amministrazioni e cittadini.
Fedriga ha sottolineato come la presenza congiunta del Capo dello Stato, della premier e del ministro dell’Economia dia il segno del peso che quella vicenda mantiene nella storia repubblicana. Il terremoto friulano, pur essendo nato da un dramma locale, è diventato nel tempo un caso emblematico per l’intero Paese.
Il valore del Modello Friuli
Nel corso degli interventi è stato richiamato il cosiddetto Modello Friuli, spesso citato quando si parla di ricostruzione. Non solo cantieri, case e infrastrutture: il punto centrale, è stato ribadito, fu la capacità di restituire prospettiva ai paesi colpiti e di tenere insieme comunità che rischiavano di disperdersi.
Secondo il governatore, quella stagione mostrò quanto possano contare autonomia, decentramento e responsabilità diffusa quando un territorio è chiamato a rialzarsi. Una risposta che non si esaurì nella ricostruzione materiale, ma toccò anche fiducia, identità e possibilità di futuro.
La cerimonia di Gemona ha quindi assunto un doppio significato: rendere omaggio a chi perse la vita e ricordare come il Friuli seppe reagire. È questa la ragione per cui, ancora oggi, quel percorso viene indicato come esempio civile e istituzionale.
Gemona, luogo simbolo del ricordo
La scelta di partire dal cimitero cittadino ha dato alla giornata un tono sobrio e concreto. Prima delle parole sulla ricostruzione e sui risultati raggiunti negli anni, il momento più forte è stato quello del silenzio davanti al monumento dedicato alle vittime del sisma.
Il terremoto del 1976 lasciò un’impronta profonda in famiglie, borghi e vallate del Friuli. Per questo la commemorazione non si è limitata a una ricorrenza istituzionale, ma ha richiamato un patrimonio di memoria ancora vivo, trasmesso di generazione in generazione.
Nel messaggio emerso da Gemona c’è anche uno sguardo rivolto ai più giovani: ricordare quel che avvenne serve a capire come una terra colpita duramente sia riuscita a non arrendersi, costruendo le condizioni per restare, ripartire e immaginare un domani nei luoghi devastati dal sisma.
La giornata friulana, segnata dalla presenza delle massime istituzioni, ha così confermato il valore nazionale di quella esperienza. A quasi cinquant’anni dal terremoto, il ricordo delle vittime resta il primo punto fermo, ma accanto al dolore continua a vivere una lezione di comunità che da Gemona parla ancora a tutta l’Italia.