Friuli, il giorno della memoria: a Gemona il cinquantesimo del sisma con Mattarella e Meloni
Il 6 maggio riporta il Friuli al ricordo del terremoto del 1976: a Gemona la seduta straordinaria del Consiglio regionale e le cerimonie della giornata.
Il Friuli arriva a questo 6 maggio con un anniversario che supera la semplice ricorrenza. Mezzo secolo dopo il terremoto del 1976, Gemona del Friuli torna a essere il punto di riferimento di una memoria che riguarda l'intera regione, tra omaggio alle vittime, riflessione civile e attenzione alle lezioni lasciate da quella tragedia.
La giornata ha il suo passaggio centrale nel pomeriggio, quando alle 17 il Cinema Teatro Sociale ospiterà la seduta straordinaria del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. A Gemona sono attesi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, presenza che dà al cinquantesimo un rilievo istituzionale nazionale.
Per il territorio friulano non è solo un momento ufficiale. Il 6 maggio resta infatti la data che ha inciso più profondamente nella storia contemporanea di decine di comunità, da Gemona a Venzone, da Buja a Majano, passando per Osoppo e molti altri centri colpiti dalla scossa della sera del 1976.
Gemona al centro della giornata regionale
Il programma predisposto in città accompagna il ricordo lungo l'intera giornata, con momenti civili, militari e religiosi. In mattinata, alle 9, è prevista alla sede ANA di via Scugjelàrs la deposizione di una corona al cippo dedicato agli Alpini morti durante il sisma.
Mezz'ora più tardi, al piazzale ingegner E. Chiavola, è in calendario l'alzabandiera con la deposizione di una corona al monumento che richiama le vittime del terremoto e il contributo dato dai Vigili del Fuoco nelle ore dell'emergenza. Alle 10.30, alla caserma Goi-Pantanali, spazio alla Santa Messa e alla commemorazione delle vittime in armi.
Il momento di maggiore richiamo sarà però quello del tardo pomeriggio. La seduta del Consiglio regionale, riservata agli invitati, potrà essere seguita anche in piazza del Ferro attraverso un maxischermo, così da permettere alla cittadinanza di partecipare a distanza a uno degli appuntamenti più attesi del cinquantesimo.
Il significato della presenza delle massime cariche dello Stato
L'arrivo di Mattarella e Meloni viene letto in Friuli come un riconoscimento al percorso compiuto da queste comunità dopo il disastro. Non soltanto il ricordo della distruzione, dunque, ma anche il valore pubblico di una ricostruzione che negli anni è diventata un riferimento nazionale.
La visita delle massime autorità dello Stato richiama proprio questo passaggio: il terremoto del Friuli non appartiene solo alla storia locale, ma a quella della Repubblica. In quelle settimane del 1976 si misurarono il ruolo dei Comuni, la tenuta delle istituzioni, l'organizzazione dei soccorsi e la capacità di una popolazione di restare unita mentre tutto intorno crollava.
Accanto ai rappresentanti del Governo e della Regione, a Gemona sono attesi anche i sindaci dei comuni terremotati, il mondo del volontariato, le forze armate, le forze dell'ordine e numerose realtà associative. Una presenza corale che riporta al centro il carattere collettivo della ricostruzione friulana.
Non solo commemorazione: cosa racconta oggi il Modello Friuli
A distanza di cinquant'anni, il cosiddetto Modello Friuli continua a essere uno dei temi chiave di questa ricorrenza. Non una formula celebrativa, ma l'insieme di scelte che permisero di ricostruire paesi, servizi, attività economiche e relazioni sociali senza svuotare i territori della loro identità.
La centralità dei Comuni, il coinvolgimento diretto delle comunità locali, il controllo sull'uso delle risorse e l'idea di restituire ai paesi la loro forma e la loro vita quotidiana sono gli elementi che ancora oggi vengono indicati come il nucleo di quell'esperienza. È anche per questo che il cinquantesimo non guarda soltanto al passato, ma richiama temi molto attuali come prevenzione, protezione civile e sicurezza del territorio.
In questa eredità resta centrale anche la figura di Giuseppe Zamberletti, legata alla gestione dell'emergenza e alla maturazione di una nuova cultura italiana della protezione civile. Il sisma friulano contribuì infatti a modificare in profondità il modo in cui il Paese avrebbe affrontato i grandi eventi calamitosi negli anni successivi.
Una ferita che ha attraversato tutto il Friuli
La ricorrenza di oggi parte da Gemona, ma il suo significato si allarga ben oltre i confini comunali. Il terremoto del 6 maggio 1976 colpì oltre cento paesi tra le province di Udine e Pordenone. Il bilancio fu pesantissimo: quasi mille vittime, migliaia di feriti e decine di migliaia di persone costrette a lasciare la propria casa.
La popolazione non dovette affrontare solo la scossa iniziale. Nei mesi successivi, nuove scosse tornarono a colpire un territorio già segnato, prolungando paura, precarietà e incertezza. Per molte famiglie friulane il terremoto non coincide con un solo istante, ma con una lunga stagione fatta di tende, sistemazioni provvisorie, macerie e decisioni difficili sul futuro.
Per questo il 6 maggio continua a essere una data che unisce memoria privata e coscienza pubblica. Ogni comunità conserva un proprio elenco di nomi, luoghi e immagini, ma dentro una storia più ampia che ha cambiato il profilo del Friuli contemporaneo.
Il programma serale e il ritorno al minuto della scossa
Dopo la fase istituzionale del pomeriggio, Gemona tornerà a un registro più raccolto. Alle 19.45 è previsto il ritrovo sotto la Loggia Comunale, quindi il trasferimento in Duomo, la celebrazione della Santa Messa e il corteo verso il Cimitero comunale, accompagnato dai canti del Coro Glemonensis.
Con l'avvicinarsi delle 21, l'ora della scossa del 1976, la giornata assumerà inevitabilmente un tono più intimo. È il passaggio in cui il ricordo esce dal linguaggio delle istituzioni e rientra nelle famiglie, nei racconti tramandati, nelle assenze che continuano a segnare molti paesi del Friuli.
Il cinquantesimo anniversario, così, non consegna soltanto una pagina di storia. Riporta al presente una domanda che resta aperta anche oggi: come custodire la memoria di ciò che accadde e, insieme, trasformarla in responsabilità concreta per il futuro del territorio friulano.