Gemona, il Friuli ritrova la sua memoria: alla Goi-Pantanali la celebrazione per i 50 anni del sisma

Nella caserma simbolo della tragedia del 1976 la messa presieduta dal cardinale Zuppi ha riunito istituzioni, diocesi, alpini e comunità gemellate.

03 maggio 2026 23:04
Gemona, il Friuli ritrova la sua memoria: alla Goi-Pantanali la celebrazione per i 50 anni del sisma -
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Non è stata soltanto una funzione religiosa, ma uno dei passaggi più intensi del calendario che accompagna il Friuli verso il 6 maggio. A Gemona del Friuli, nella caserma Goi-Pantanali, migliaia di persone si sono ritrovate per la messa solenne dedicata al cinquantesimo anniversario del terremoto del 1976, in un luogo che conserva una ferita ancora viva nella memoria collettiva.

A presiedere la celebrazione è stato il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. Con lui erano presenti il governatore Massimiliano Fedriga, gli assessori regionali Riccardo Riccardi e Barbara Zilli, il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin e numerose autorità civili, religiose e militari provenienti da tutto il territorio regionale.

La scelta della Goi-Pantanali ha dato alla giornata un significato particolare. Proprio lì, nel 1976, morirono 29 alpini del Battaglione Gemona dopo il crollo della struttura. A mezzo secolo di distanza, quello stesso spazio è tornato a essere un punto di incontro per ricordare le vittime, chi portò aiuto e chi contribuì alla ricostruzione di un Friuli sconvolto dal sisma.

La scossa del 6 maggio cambiò per sempre il volto di molti paesi dell'area collinare e pedemontana: 990 morti, circa 2.500 feriti e 60mila persone costrette a lasciare le proprie case. Numeri che restano impressi nella storia della regione e che spiegano il peso di una ricorrenza sentita ben oltre il solo territorio gemonese.

Una celebrazione che ha riunito diocesi, istituzioni e comunità

L'area esterna della caserma è stata allestita per accogliere una partecipazione molto ampia. Accanto all'altare si sono alternati i momenti liturgici e quelli musicali, con circa 200 coristi e un'orchestra composta da 30 strumentisti. La celebrazione è stata concelebrata da circa 200 sacerdoti e da una ventina di vescovi.

Tra i presuli presenti, oltre a Zuppi, anche il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo emerito di Firenze, l'arcivescovo di Udine monsignor Riccardo Lamba, il vescovo di Gorizia Carlo Redaelli, il vescovo di Concordia-Pordenone Giuseppe Pellegrini, il vescovo di Trieste Enrico Trevisi, l'arcivescovo emerito Andrea Bruno Mazzocato, insieme a monsignor Stanislav Zore da Lubiana e monsignor Josef Marketz da Gurk-Klagenfurt.

In mezzo ai fedeli c'erano anche sindaci dei Comuni colpiti dal terremoto, rappresentanti degli alpini, volontari, parlamentari, consiglieri regionali e il sindaco di Gemona Roberto Revelant. La presenza di delegazioni da tutto il Friuli Venezia Giulia ha dato alla cerimonia un respiro corale, in linea con il significato storico di questa ricorrenza.

Il richiamo di Zuppi alla solidarietà nata dalle macerie

Nell'omelia, il cardinale Zuppi ha riportato al centro il valore della condivisione del dolore e della capacità di camminare insieme. Il senso del suo messaggio è stato netto: la ricostruzione non nasce solo dalle opere materiali, ma da una comunità che riconosce come proprio anche il peso portato dagli altri.

Il presidente della Cei ha ricordato la mobilitazione che seguì al terremoto e poi alla seconda grande scossa di settembre, quando territori, volontari, istituzioni e Chiesa si trovarono uniti davanti alla devastazione. Da quella prova, ha sottolineato, il Friuli seppe ricavare non solo aiuto ricevuto, ma anche responsabilità, organizzazione e identità.

Nel suo intervento è tornato anche il riferimento ai più giovani, evocati con la parola friulana “fruts”, come immagine di continuità e futuro. Un passaggio che ha colpito anche le autorità presenti, perché lega il ricordo della tragedia a ciò che ha permesso alle comunità di ripartire.

Il valore di un modello friulano di rinascita

A margine della celebrazione, il presidente della Regione Massimiliano Fedriga ha richiamato le parole dell'allora arcivescovo Alfredo Battisti, che dopo il sisma indicò nella bontà e nell'amore la strada da seguire. Secondo il governatore, proprio quei principi hanno aiutato il Friuli Venezia Giulia a trasformare una catastrofe in un esempio riconosciuto anche fuori dall'Italia.

Fedriga ha voluto ricordare sia i friulani sia quanti arrivarono da altre regioni e dall'estero per sostenere le popolazioni colpite. Nelle sue parole, la messa di Gemona ha rappresentato il momento più alto del ricordo delle vittime e di tutte le persone che resero possibile la ripartenza, anche quando dopo la scossa di settembre la speranza sembrava potersi spegnere del tutto.

Sulla stessa linea anche gli interventi istituzionali. Mauro Bordin ha parlato di una ricorrenza che tiene insieme dolore e orgoglio, mentre Francesco Russo ha sottolineato il ruolo della Chiesa come presenza concreta accanto alle persone, ricordando la scelta simbolica e pratica di mettere al centro prima il lavoro e le famiglie. Stefano Mazzolini ha invece affidato alla memoria personale il ricordo di quei giorni vissuti da bambino.

Riccardo Riccardi ha evidenziato l'impegno organizzativo necessario per preparare la caserma alla celebrazione, spiegando che la Regione ha investito 2 milioni di euro per il rinnovamento della struttura. Barbara Zilli ha insistito sul dovere della gratitudine verso chi aiutò il Friuli a rialzarsi, trasformando la memoria in una responsabilità da restituire ad altri nei momenti di bisogno.

I legami nati nel 1976 ancora presenti a Gemona

Tra gli aspetti più significativi della giornata c'è stato anche il ritorno delle comunità gemellate dopo il terremoto. Delle 67 realtà affiancate ad altrettanti paesi della Pedemontana udinese, 32 erano presenti alla celebrazione, a testimonianza di rapporti che non si sono esauriti con la fine dell'emergenza.

A queste si aggiungono le 14 comunità affratellate con la diocesi di Concordia-Pordenone. La loro presenza ha dato un volto concreto a quella rete di sostegno che cinquant'anni fa contribuì alla ricostruzione materiale e umana del territorio, e che oggi continua a raccontare una storia di vicinanza reale tra persone e comunità.

La celebrazione promossa dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dall'Arcidiocesi di Udine ha così assunto un significato che va oltre il rito. A Gemona il ricordo del terremoto è tornato a essere una lezione condivisa: custodire la memoria delle vittime, riconoscere il valore di chi aiutò il Friuli e ribadire che da quella prova nacque una capacità di reagire che ancora oggi definisce l'identità di questa terra.

Nel luogo in cui il sisma lasciò una delle sue ferite più dure, il Friuli si è ritrovato unito attorno alla propria storia. Non solo per guardare indietro, ma per confermare che solidarietà, responsabilità e comunità restano il lascito più forte di quel 1976.

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