Gemona, a scuola il filo tra memoria del sisma e futuro del lavoro artigiano
Al D’Aronco un confronto promosso da Confartigianato sul lascito della ricostruzione del 1976 e sul passaggio di competenze alle nuove generazioni.
Il tema non era soltanto ricordare il terremoto del 1976, ma capire che cosa quel passaggio storico abbia lasciato oggi al Friuli. A Gemona del Friuli, dentro l’istituto superiore Raimondo D’Aronco, il confronto promosso da Confartigianato ha rimesso al centro il valore del lavoro artigiano nella rinascita del territorio e il nodo della formazione dei ragazzi.
L’iniziativa, intitolata “Le mani della rinascita - L'artigianato tra terremoto, ricostruzione e nuove sfide”, si inserisce nel percorso che accompagna il cinquantesimo anniversario del sisma. Un’occasione che, in un luogo simbolico come Gemona, ha assunto un significato particolare per tutto il Friuli.
All’incontro è intervenuta anche l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, che ha richiamato il peso avuto dal terremoto nella trasformazione economica e sociale della regione. Da quella ferita, ha osservato, il Friuli ha accelerato un cambiamento profondo, passando da realtà segnata da ruralità ed emigrazione a sistema capace di affermarsi anche sul piano produttivo.
Gemona come simbolo della rinascita friulana
Nel suo intervento Zilli ha indicato Gemona e i centri del cratere come esempi concreti della capacità di reazione delle comunità friulane. La ricostruzione, secondo l’assessore, non è stata soltanto edilizia o urbanistica, ma anche economica, con effetti che ancora oggi si leggono nel tessuto locale.
Proprio in quella fase, ha sottolineato, il contributo delle imprese artigiane fu decisivo. La ripartenza passò attraverso professionalità radicate nei paesi, abilità manuali consolidate nel tempo e una progressiva integrazione con competenze tecniche e tecnologiche che hanno accompagnato la crescita successiva del territorio.
Per il Friuli, ha ricordato, quella stagione ha rappresentato un passaggio decisivo verso un modello produttivo in cui artigianato e industria hanno trovato una nuova forza. Un’eredità che continua a essere uno dei cardini dell’economia regionale.
Il passaggio di saperi tra imprese e studenti
Una parte centrale del confronto al D’Aronco ha riguardato però il presente. Il punto, emerso con forza, è come evitare che il patrimonio di conoscenze costruito in questi decenni si disperda. Da qui il richiamo al rapporto tra scuole e aziende, considerato una leva concreta per orientare i giovani e rafforzare il tessuto produttivo friulano.
Zilli ha insistito sulla necessità di creare percorsi in cui i ragazzi possano misurare capacità e inclinazioni in modo consapevole, avvicinandosi al lavoro attraverso esperienze formative mirate. Parallelamente, le imprese sono chiamate a mettere a disposizione degli istituti il proprio bagaglio tecnico, trasformando la collaborazione in uno scambio reale e non soltanto formale.
Nel corso dell’incontro l’assessore ha anche ringraziato il presidente di Confartigianato-Imprese Udine e Friuli Venezia Giulia, Graziano Tilatti, per aver promosso un appuntamento che ha scelto di coinvolgere direttamente il mondo della scuola. Una scelta letta come significativa proprio perché lega la memoria della ricostruzione alle prospettive occupazionali e professionali delle nuove generazioni.
Il messaggio uscito da Gemona è che il ricordo del 1976 non può restare confinato alla commemorazione. Per il Friuli, quel lascito continua a tradursi nella capacità di trasmettere competenze, tenere unito il territorio e offrire ai giovani strumenti concreti per costruire il domani.