Fusine, torna il fronte del no ai maxi live nella Conca: ambientalisti e Pellegrino chiedono un’altra sede

A Udine nuova presa di posizione sul No Borders Music Festival: sotto accusa l’impatto dei concerti nell’area dei Laghi di Fusine.

14 luglio 2026 18:54
Fusine, torna il fronte del no ai maxi live nella Conca: ambientalisti e Pellegrino chiedono un’altra sede -
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Il dibattito sui grandi eventi ai Laghi di Fusine si riaccende in Friuli Venezia Giulia. Al centro ci sono ancora gli appuntamenti del No Borders Music Festival nella Conca, contestati da associazioni ambientaliste e dalla consigliera regionale Serena Pellegrino, che ne chiedono lo spostamento fuori da un’area ritenuta troppo delicata dal punto di vista naturalistico.

La posizione è stata illustrata a Udine nella mattinata del 14 luglio 2026, durante un incontro con la stampa. Per i promotori della contestazione, la cornice paesaggistica dei laghi non può essere trattata come uno spazio ordinario per eventi da migliaia di spettatori, proprio per la presenza di vincoli ambientali e per l’inserimento del sito nella rete europea Natura 2000.

La richiesta: concerti in zone già adatte ai grandi flussi

Il punto politico e associativo è chiaro: i live di maggiore richiamo dovrebbero trovare posto in aree vicine ma già antropizzate, capaci di reggere un afflusso consistente di pubblico senza gravare su uno degli angoli più sensibili della montagna friulana.

Secondo Serena Pellegrino, vicepresidente della Commissione Ambiente ed esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, la Conca di Fusine va preservata nella sua funzione paesaggistica ed ecologica, evitando trasformazioni temporanee che la rendano sede di manifestazioni con numeri molto elevati.

Rumore, fauna e pressione sull’ecosistema

Le obiezioni riguardano soprattutto gli effetti che concerti di questa portata possono produrre in un contesto alpino protetto. Nella lettura proposta dagli ambientalisti, il problema non è solo la presenza del pubblico, ma anche il carico acustico generato dagli impianti e il disturbo che ne deriverebbe per la fauna selvatica.

Tra gli elementi richiamati ci sono le possibili ripercussioni su specie considerate particolarmente vulnerabili, comprese quelle dell’avifauna presenti nell’area. Nella conferenza stampa è stato sottolineato anche il tema delle covate, che potrebbero risentire del forte rumore durante gli eventi.

Un altro aspetto evidenziato riguarda l’assenza, secondo quanto sostenuto da Pellegrino, di rilevazioni recenti sul rumore da parte di Arpa Fvg. Un elemento che, per chi contesta la scelta della location, renderebbe ancora più complessa una valutazione piena degli effetti del festival sul contesto naturale.

Le associazioni che sostengono la contestazione

Accanto alla consigliera regionale si sono schierate diverse sigle del mondo ambientalista: Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Wwf e Mountain Wilderness. Tutte convergono sulla stessa linea, giudicando incoerente parlare di evento sostenibile se la sede scelta è una zona di alto pregio ambientale.

Nel mirino c’è anche la pressione diretta sull’area in occasione dei concerti: circa cinquemila persone per ogni appuntamento, secondo quanto riferito durante l’incontro di Udine. I timori espressi riguardano il calpestio, l’aumento dei rifiuti e l’alterazione della quiete che caratterizza la conca.

I dubbi sugli iter autorizzativi

Nel corso della presa di posizione pubblica è stato affrontato anche il tema delle autorizzazioni. Pellegrino ha parlato di perplessità sulla chiarezza e sulla completezza delle procedure per manifestazioni ritenute molto impattanti all’interno di una Zona speciale di conservazione.

La richiesta finale resta quella di separare la valorizzazione turistica dall’uso intensivo di un’area protetta. Per ambientalisti e opposizione, i Laghi di Fusine devono continuare a essere un luogo legato alla biodiversità e al silenzio del paesaggio alpino, mentre i grandi concerti dovrebbero essere indirizzati verso spazi più compatibili.

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