Cantieri, in Friuli e nel Nord-Est allarme più basso ma i ritardi pesano ancora
Il report BauWatch 2026 segnala una percezione del rischio ferma al 5% nel Nord-Est, ma per molte imprese restano effetti concreti su tempi e costi.
Per le imprese edili del Friuli e del Nord-Est il nodo principale non è tanto la percezione dell’insicurezza, quanto ciò che accade quando un episodio colpisce davvero un cantiere: slittano le consegne, si rivedono i programmi e aumentano le spese. È questo il punto che emerge dal BauWatch Crime Report 2026, che colloca l’area nordorientale come la meno allarmata del Paese, con un 5% di intervistati convinti che furti, vandalismi ed effrazioni siano in crescita.
Il dato, letto dal territorio, racconta però una realtà meno rassicurante di quanto possa sembrare a prima vista. Nel Nord-Est il 42% delle aziende coinvolte nell’indagine riferisce ricadute dirette sull’avanzamento dei lavori dopo episodi criminosi nei siti di costruzione. In altre parole, anche dove il senso di rischio appare più contenuto, i contraccolpi operativi restano significativi.
Il peso vero è sui cronoprogrammi
Per chi lavora nei cantieri, il problema si misura soprattutto nella tenuta dei tempi. Materiali da rimpiazzare, attività da riprogrammare e stop imprevisti finiscono per incidere sulla marcia delle opere. Il report evidenzia proprio questo aspetto per il Nord-Est: meno allarme rispetto ad altre aree italiane, ma conseguenze tutt’altro che marginali sulla continuità dei progetti.
Su scala nazionale, inoltre, circa un intervento su quattro supera il budget iniziale dopo furti o danneggiamenti. Le quote più elevate si registrano nel Sud e nel Nord-Ovest, ma il messaggio vale anche per il Friuli e per il resto del Nord-Est: la criminalità nei cantieri non produce solo un danno immediato, bensì una catena di effetti che tocca approvvigionamenti, maestranze e organizzazione del lavoro.
Il confronto con il resto d’Italia
Nel quadro italiano la percentuale più alta di imprese che percepiscono un aumento dei reati nei cantieri arriva al 55%. L’allarme cresce soprattutto nel Centro e nel Sud, entrambi al 16%, mentre le Isole si attestano al 14%. Più basso il Nord-Ovest, all’8%, e ancora più contenuto il Nord-Est, ultimo in graduatoria con il 5%.
La fotografia che ne esce è quella di un Paese diviso nella percezione del fenomeno, ma più omogeneo quando si guardano gli effetti pratici. Anche nelle zone considerate meno esposte, infatti, i problemi non si fermano al valore delle attrezzature o dei materiali sottratti: entrano in gioco ritardi, sospensioni e costi extra che finiscono per pesare sui bilanci delle imprese.
I comparti dove la preoccupazione è più alta
Non tutti i segmenti del settore costruzioni vivono lo stesso livello di esposizione. Secondo l’indagine, il comparto energia è quello che mostra il maggiore grado di preoccupazione, con il 59%. Seguono l’edilizia residenziale e le ristrutturazioni al 56%, alla pari con le costruzioni commerciali.
Alla base ci sono diversi fattori: presenza di materiali costosi, macchinari specializzati e cantieri distribuiti in aree differenti, spesso difficili da presidiare in modo uniforme. È in questi contesti che furti ed effrazioni possono trasformarsi più facilmente in un rallentamento generale del progetto.
Un’indagine europea con focus anche sull’Italia
Il BauWatch Crime Report 2026 è stato realizzato su un campione europeo di 4.100 professionisti dell’edilizia, di cui 500 italiani. Le interviste sono state raccolte tra l’11 e il 16 febbraio 2026 in undici Paesi: oltre all’Italia, anche Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Polonia, Francia, Germania, Irlanda, Belgio e Austria.
I partecipanti appartengono ai settori delle costruzioni commerciali, della gestione immobiliare commerciale, dell’energia, dell’edilizia residenziale e ristrutturazioni e delle infrastrutture. Nel commentare i risultati, la managing director di BauWatch Italia, Laura Casparrini, sottolinea come l’intensità del fenomeno cambi da territorio a territorio, ma con ricadute economiche e organizzative che restano diffuse lungo tutta la filiera.
Per il Friuli, inserito nel contesto del Nord-Est, il dato più utile da leggere è forse proprio questo: il livello di preoccupazione può essere inferiore rispetto ad altre aree italiane, ma la difesa dei cantieri continua a incidere sulla regolarità dei lavori e sulla sostenibilità dei progetti.