Friuli Venezia Giulia più anziano, la sfida dei servizi: entro il 2030 serviranno 183 milioni aggiuntivi

Studio dell’Università di Udine per Fnp Cisl Fvg e Cisl Fvg: crescono gli over 65, pesa la non autosufficienza e torna centrale l’assistenza a domicilio.

09 giugno 2026 00:06
Friuli Venezia Giulia più anziano, la sfida dei servizi: entro il 2030 serviranno 183 milioni aggiuntivi -
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Il Friuli Venezia Giulia si prepara a fare i conti con una popolazione sempre più anziana e con un sistema di welfare chiamato a riorganizzarsi in tempi rapidi. Le stime presentate a Udine indicano che, da qui al 2030, la spesa sociosanitaria regionale dovrà assorbire altri 183 milioni di euro per rispondere all’aumento degli over 65.

Il quadro emerge da una ricerca affidata da Fnp Cisl Fvg e Cisl Fvg al Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’Università di Udine. Il punto di partenza è noto da tempo anche in Friuli: i residenti diminuiscono, ma la quota di popolazione anziana continua a salire, con effetti diretti sui servizi e sull’organizzazione dell’assistenza.

Secondo lo studio, gli over 65 passeranno da 324.458 persone a 352.025 entro il 2030. Ancora più significativo il dato sugli ultraottantenni, attesi in crescita dell’11,7 per cento. È questa la fascia che più incide sul fabbisogno di cure continuative, sostegni domiciliari e strutture dedicate.

Una spesa in salita e un sistema da ripensare

Tra il 2019 e il 2024 la spesa rivolta alla popolazione anziana è aumentata del 32,5 per cento. Oggi oltre il 60 per cento delle risorse sociosanitarie regionali finisce ad Aziende pubbliche di servizi alla persona, case di riposo e Rsa, segno di un modello ancora fortemente concentrato sulla risposta residenziale.

Nello scenario considerato più prudente dai ricercatori, il conto complessivo passerebbe da 2,15 miliardi di euro nel 2024 a 2,33 miliardi nel 2030. Il dato più netto, però, è quello sul fabbisogno ulteriore: 183 milioni in più da trovare per mantenere la tenuta del sistema.

La questione non riguarda soltanto i numeri di bilancio. Per il Friuli Venezia Giulia significa anche decidere come distribuire risorse, personale e servizi in un contesto in cui cronicità e non autosufficienza avranno un peso crescente rispetto alle emergenze ospedaliere tradizionali.

Il confronto aperto sulla domiciliarità

Durante la presentazione è intervenuto l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che ha richiamato la necessità di rafforzare l’integrazione tra sanitario e sociale, puntando su percorsi di presa in carico più vicini alla casa delle persone. L’orientamento indicato è quello di spostare progressivamente il baricentro dell’assistenza verso il domicilio e verso formule meno istituzionalizzate.

Nel suo intervento, Riccardi ha insistito sul fatto che la sostenibilità non può essere valutata soltanto con i parametri tradizionali del sistema ospedaliero. Il riferimento è a un modello che deve misurarsi con l’invecchiamento della popolazione, con la gestione della cronicità e con una domanda di servizi che cambia profondamente.

In questo percorso, i risparmi ottenuti da una diversa organizzazione dovrebbero, nelle intenzioni espresse dall’assessore, essere reinvestiti per migliorare la qualità dell’offerta, non per ridurla. Un passaggio che si lega direttamente al dibattito regionale sull’assistenza agli anziani e sulla non autosufficienza.

Abitare inclusivo, una delle leve indicate dallo studio

Tra le strade proposte dalla ricerca c’è il rafforzamento dell’abitare inclusivo insieme alla domiciliarità avanzata. L’idea è offrire alternative alla permanenza in strutture tradizionali, soprattutto per gli anziani ancora autosufficienti ma con fragilità leggere o intermedie.

Secondo i dati illustrati, queste soluzioni potrebbero portare a risparmi superiori a 23 milioni di euro all’anno. La Regione, su questo versante, ha già destinato quasi 20 milioni di euro, e il tema dovrebbe restare al centro anche del prossimo assestamento di bilancio.

Un altro nodo evidenziato riguarda la classificazione dei diversi livelli di autosufficienza. L’impostazione emersa nel confronto è che non tutte le condizioni possano essere trattate nello stesso modo: serve un’offerta più graduata, capace di distinguere tra bisogni lievi e situazioni gravi, così da costruire risposte più appropriate.

Per il Friuli Venezia Giulia, insomma, la sfida non è soltanto economica. L’allungamento della vita impone di ripensare i servizi con una visione più ampia, capace di accompagnare le persone anziane quando sono ancora autonome e di garantire sostegno adeguato quando la fragilità aumenta.

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