Friuli collinare, officina fantasma scoperta dalla Finanza: sequestro e ricavi non dichiarati per cinque anni

Nel mirino un’attività di autoriparazione priva di autorizzazioni in un centro abitato del Friuli collinare: contestate anche irregolarità ambientali.

06 novembre 2026 08:04
Friuli collinare, officina fantasma scoperta dalla Finanza: sequestro e ricavi non dichiarati per cinque anni -
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Per anni avrebbe lavorato come una normale autoriparazione, con strumenti da officina professionale e interventi su veicoli, ma senza emergere nei registri fiscali. È il quadro ricostruito dalla Guardia di Finanza di Udine dopo un controllo che ha portato alla scoperta di un’attività abusiva nel Friuli collinare.

L’aspetto economicamente più pesante riguarda i redditi non dichiarati: gli approfondimenti eseguiti dai militari hanno consentito di ricostruire, secondo quanto riferito dagli investigatori, quasi un milione di euro sottratto al Fisco nell’arco di cinque anni.

Il caso si inserisce in una fase di attenzione particolare sul comparto dell’autoriparazione in Friuli, dopo un altro intervento recente che aveva fatto emergere irregolarità in un’officina non autorizzata a Pozzuolo del Friuli. Si tratta però di due episodi distinti, maturati in contesti diversi e con accertamenti separati.

Controlli nel territorio del San Daniele

L’operazione è stata condotta dalla Tenenza di San Daniele del Friuli, impegnata nelle verifiche economiche sul territorio. Prima dell’ispezione sono stati sviluppati monitoraggi e attività di osservazione, con il supporto della Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Venezia.

Proprio da questi riscontri è emersa la presenza, in un centro abitato del Friuli collinare, di una struttura usata di fatto come officina meccanica e carrozzeria, pur senza i necessari titoli autorizzativi.

All’interno, spiegano gli accertamenti, erano presenti ponti sollevatori, compressori, apparecchi per gli pneumatici e sistemi informatici per la diagnosi dei mezzi: una dotazione compatibile con lavorazioni specialistiche e non con un’attività occasionale.

Le contestazioni ambientali emerse durante l’ispezione

Nel corso del controllo non è emersa soltanto la parte amministrativa e fiscale. I finanzieri hanno rilevato anche una gestione non conforme dei materiali di scarto collegati all’attività.

Tra interno ed esterno del locale sarebbero stati accumulati rifiuti speciali e pericolosi senza il rispetto delle prescrizioni previste. Fra i materiali individuati figurano pneumatici, componenti di veicoli, batterie esauste, oli usati, filtri e residui di solventi e diluenti.

La presenza di questi materiali ha fatto scattare gli ulteriori provvedimenti previsti in materia ambientale, aggiungendo un profilo rilevante all’intera vicenda.

Sequestro del locale e denuncia in Procura

Al termine delle verifiche, l’officina è stata sequestrata. Il titolare è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Udine per violazioni legate al Testo Unico Ambientale.

All’uomo sono state inoltre contestate sanzioni amministrative, con l’obbligo di ripristinare l’area secondo le prescrizioni impartite da ARPA. Le attrezzature utilizzate nell’attività abusiva sono poi state alienate tramite l’Istituto Vendite Giudiziarie di Udine.

Il nodo fiscale resta il dato più pesante

Se il sequestro e le contestazioni ambientali segnano la parte immediatamente visibile dell’operazione, il versante tributario è quello che pesa di più nel bilancio complessivo dell’indagine. Gli approfondimenti della Guardia di Finanza indicano infatti un’attività portata avanti fuori dai controlli fiscali, senza dichiarazione dei proventi prodotti.

La ricostruzione eseguita sui cinque anni di operatività attribuisce all’officina un ammontare di redditi non assoggettati a tassazione vicino al milione di euro. Un dato che, oltre al profilo penale e ambientale, riporta al centro il tema della concorrenza sleale nei confronti delle imprese che operano rispettando regole, autorizzazioni e obblighi fiscali.

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