Forno crematorio di Paderno, dal Consiglio regionale torna il nodo delle dimensioni dell’impianto

In Commissione la petizione dei residenti di Beivars-Godia: oltre 3mila firme e richiesta di abbassare la capienza prevista per il nuovo polo.

02 novembre 2026 18:42
Forno crematorio di Paderno, dal Consiglio regionale torna il nodo delle dimensioni dell’impianto -
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Il confronto sul nuovo impianto crematorio destinato all’area udinese si riapre partendo da un punto preciso: per i residenti che hanno promosso la petizione, la capacità prevista a Paderno è troppo alta rispetto al fabbisogno reale del territorio.

Il tema è arrivato in III Commissione del Consiglio regionale, dove il comitato Beivars ha illustrato le proprie osservazioni davanti ai consiglieri. L’iniziativa popolare ha superato quota 3mila adesioni e punta non a cancellare l’opera, ma a ridurne in modo netto il perimetro operativo.

Nel mirino c’è il numero massimo ipotizzato per il nuovo impianto: fino a 8mila cremazioni l’anno. Una soglia che il comitato considera eccessiva, indicando come limite da non superare 2.400 operazioni annue.

Il punto politico: si può rivedere la concessione?

Durante l’audizione, l’assessore regionale Riccardo Riccardi ha riportato la discussione su un piano preliminare, quello giuridico e contrattuale. La questione, in sostanza, è capire se il Comune di Udine, che è il soggetto titolare del procedimento, abbia margini per modificare gli impegni già assunti.

Secondo l’assessore, se l’offerta prevista risultasse superiore alla domanda effettiva, avrebbe senso ragionare su un contenimento coerente. Prima di qualsiasi scelta, però, va chiarito se la concessione possa essere ritoccata e con quali effetti.

Le richieste dei residenti tra numeri e pianificazione

A rappresentare il comitato sono stati Antonella Eloisa Gatta, Daniele Romanello e Fabrizio Vicario. Davanti alla Commissione hanno ribadito che la contestazione riguarda il sovradimensionamento del progetto e non l’esistenza stessa del servizio.

Nel corso del confronto sono circolate valutazioni diverse sulla soglia sostenibile: 4mila cremazioni annue come livello ritenuto da alcuni discutibile ma possibile, mentre il comitato ha insistito sul tetto di 2.400. Alla richiesta di ridurre la capacità dell’impianto si è aggiunta quella di dotare il Friuli Venezia Giulia di un piano regionale di coordinamento del settore, prendendo a riferimento modelli già adottati in altre regioni del Nord.

Vicario ha inoltre richiamato il piano economico-finanziario dell’investitore, spiegando che il punto di equilibrio verrebbe individuato in 2.348 cremazioni annue, dato che secondo il comitato rende ancora meno comprensibile la scelta di arrivare a una potenzialità ben più ampia.

Emissioni, traffico e impatto sull’area di Beivars-Godia

Le osservazioni dei cittadini non si fermano ai numeri. Nel dibattito è tornato anche il tema delle ricadute sulla zona di Beivars-Godia, con particolare attenzione alla viabilità e al passaggio dei carri funebri in un contesto abitato e vicino al polo scolastico Bearzi.

Sul fronte ambientale, i tecnici di Arpa hanno fornito indicazioni rassicuranti, riferendo valori rilevati molto bassi e controlli destinati a proseguire. Per il comitato, tuttavia, accanto alle emissioni resta centrale l’impatto complessivo dell’insediamento sul quartiere e sulle sue direttrici di accesso.

Le posizioni emerse in Commissione

Nel corso dell’audizione sono intervenuti diversi consiglieri regionali. Massimiliano Pozzo ha condiviso l’idea di una programmazione regionale, pur segnalando le difficoltà di introdurre limiti che possano incidere sulla scelta delle famiglie di riportare nel proprio territorio il corpo di un congiunto.

Serena Pellegrino ha chiesto un chiarimento sugli effetti della legge 182/2025 e sulle eventuali tutele rispetto al cosiddetto turismo delle salme. Furio Honsell ha invece ricordato che in passato era stata ipotizzata la riqualificazione dell’impianto esistente, evitando nuovo consumo di suolo agricolo, e ha sollevato anche aspetti economici e tariffari.

Rosaria Capozzi ha definito il nuovo insediamento come il risultato di una scelta calata dall’alto, mentre Simona Liguori ha sottolineato il peso politico delle oltre 3mila firme raccolte. Alberto Budai ha posto l’attenzione sulla congruità della soglia proposta dal comitato e sul margine di riserva da considerare.

La discussione, per ora, non chiude il dossier ma lo sposta su un passaggio decisivo: verificare se esistano gli strumenti per ridimensionare davvero il progetto. È su questo snodo che si misureranno i prossimi sviluppi di una vicenda che continua a coinvolgere da vicino l’area udinese.

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