Feletto Umberto, il festival dei 20 anni di Progettoautismo FVG chiude con una comunità più coinvolta
Al Teatro Paolo Maurensig si è conclusa la rassegna per il ventennale della Fondazione: incontri, spettacoli, ricerca e testimonianze al centro di tre giornate.
Non una semplice ricorrenza celebrativa, ma un appuntamento costruito per mettere in relazione famiglie, operatori, pubblico e territorio. A Feletto Umberto si è chiuso il festival “Oltre il Confine”, promosso da Fondazione Progettoautismo FVG per i suoi vent’anni, con un bilancio che va oltre il calendario degli eventi e misura soprattutto la partecipazione raccolta attorno al tema dell’inclusione.
L’ultimo atto è andato in scena sabato 24 ottobre al Teatro Paolo Maurensig, dove la manifestazione ha trovato una conclusione capace di unire racconto, musica e riflessione. L’impressione lasciata in sala è quella di un’iniziativa che ha saputo parlare a pubblici diversi, tenendo insieme divulgazione, spettacolo e confronto civile.
Una chiusura affidata alle storie
Per la serata finale sono saliti sul palco Alex Bellini, Cristiano Cavina e Luigi Maieron, tre voci differenti riunite in un dialogo fatto di esperienze personali, passaggi intensi e momenti più leggeri. Il risultato è stato un incontro partecipato, in cui parole e sensibilità diverse hanno accompagnato il pubblico dentro il senso stesso del titolo scelto per il festival.
Il tema del superare limiti, abitudini e sguardi troppo stretti è emerso con forza proprio nell’evento conclusivo. Tra testimonianze, ironia e passaggi più emotivi, la serata ha restituito l’idea di un confine da attraversare non solo in senso simbolico, ma anche nel modo in cui una comunità osserva e accoglie la differenza.
Tre giorni tra cultura, approfondimento e spettacolo
La rassegna aveva preso avvio giovedì con una riflessione ampia sui confini: materiali, culturali e sociali. Un’impostazione che ha dato unità a tutto il programma, pensato per affrontare il tema dell’autismo da più prospettive, senza chiuderlo in un solo linguaggio.
Tra gli appuntamenti, l’intervento della sociolinguista Vera Gheno ha posto l’attenzione sul peso delle parole, sugli stereotipi e sulla necessità di un lessico più consapevole quando si parla di differenze. Accanto a questo, spazio anche allo spettacolo “Nessunə è normale” con Nicole Coceancig e a momenti dedicati a welfare, autonomia e solidarietà.
Nel cartellone ha trovato posto anche la letteratura, con la presentazione in Regione di “Rossa di sera”, l’ultimo libro di Cristiano Cavina. Mostre, laboratori e visite a Home Special Home hanno inoltre permesso di conoscere più da vicino attività e progetti portati avanti dalla Fondazione sul territorio friulano.
La risposta del pubblico e l’interesse per i contenuti
Uno degli appuntamenti più seguiti è stato lo spettacolo di Dario Ballantini, accolto con particolare entusiasmo dal pubblico nella serata di venerdì. Il suo trasformismo ha attirato una platea ampia, contribuendo anche ad avvicinare nuove persone alla realtà di Progettoautismo FVG e al percorso costruito in questi anni.
Molto partecipato anche l’incontro con il professor Roberto Keller, psichiatra e neuropsichiatra infantile, responsabile del Centro regionale per i disturbi dello spettro autistico in età adulta dell’ASL Città di Torino. L’approfondimento su autismo e ricerca ha richiamato professionisti, educatori e operatori, confermando quanto sia sentita la necessità di occasioni di aggiornamento e confronto scientifico.
Vent’anni di attività e uno sguardo già rivolto avanti
Il festival ha riportato al centro anche la storia della Fondazione, nata nel 2006 su iniziativa di Elena Bulfone insieme ad altre famiglie. Da quell’esperienza iniziale è cresciuta una realtà diventata negli anni un riferimento per molte persone autistiche e per i loro familiari, grazie a un lavoro costruito con volontariato, competenze e sostegno diffuso.
Tra i progetti che guardano al futuro c’è il Villaggio di Cohousing “Enzo Cainero”, pensato per sviluppare percorsi di autonomia, vita indipendente e inclusione. Un passaggio che racconta bene come il ventennale non sia stato vissuto come un punto d’arrivo, ma come una tappa di un cammino ancora aperto.
Il messaggio lasciato al territorio
Nel corso della manifestazione non è mancata la presenza delle istituzioni, segnale di attenzione verso un’esperienza che in Friuli Venezia Giulia ha saputo trasformare esigenze concrete delle famiglie in servizi, progetti e opportunità condivise.
A riassumere il significato di queste giornate è stata la presidente Elena Bulfone: “Siamo profondamente soddisfatti. Abbiamo scelto di festeggiare i nostri vent’anni insieme alla comunità, non soltanto di celebrare ciò che abbiamo costruito. La partecipazione, l’affetto e l’entusiasmo che abbiamo ricevuto ci confermano che era la strada giusta”.
La presidente ha poi richiamato il senso del titolo del festival, spiegando che i confini più difficili da superare sono spesso quelli culturali, alimentati da pregiudizi e indifferenza. Ed è proprio questa l’eredità più forte lasciata dalla tre giorni di Feletto Umberto: non solo eventi riusciti, ma relazioni, consapevolezza e un dialogo più ampio dentro la comunità.
Con la chiusura del sipario al Teatro Paolo Maurensig resta dunque un segno concreto per il territorio: la conferma che parlare di inclusione in modo aperto, competente e accessibile può coinvolgere davvero una comunità intera.