A San Vito di Fagagna la memoria del 1976 incontra arte e comunità

Nell’ex Casa Schiratti una giornata molto partecipata tra la mostra sul sisma del Friuli, testimonianze, coro e opere degli artisti del paese.

19 ottobre 2026 17:48
A San Vito di Fagagna la memoria del 1976 incontra arte e comunità -
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La memoria del terremoto del 1976, a San Vito di Fagagna, è tornata al centro della vita del paese con un appuntamento che ha unito ricordo pubblico, cultura e identità locale. Domenica 18 ottobre l’ex Casa Schiratti ha ospitato l’apertura di “1976 – Le voci della memoria” insieme alla mostra “Artisti di San Vito di Fagagna”, proposta all’interno di CollinArte 2026.

La partecipazione è stata ampia e raccolta allo stesso tempo, con tanti cittadini presenti per seguire un programma costruito attorno a testimonianze, documenti, musica e interventi istituzionali. Più che una semplice inaugurazione, la mattinata si è trasformata in un momento condiviso di riflessione su una ferita che ha segnato il Friuli e sulla capacità delle comunità di ricostruirsi.

Due mostre, un solo filo conduttore

L’accostamento tra i due percorsi espositivi ha dato alla giornata un carattere particolare. Da una parte il racconto del sisma e della rinascita friulana; dall’altra i linguaggi contemporanei degli artisti del paese. Un dialogo tra passato e presente che, a livello locale, ha restituito bene il senso di continuità di una comunità che conserva le proprie radici ma continua anche a produrre cultura.

La sezione dedicata al cinquantesimo anniversario del terremoto ha richiamato l’attenzione di molti visitatori, mentre l’esposizione inserita nella quinta edizione di CollinArte ha valorizzato il contributo creativo di San Vito di Fagagna nel più ampio progetto promosso dalla Comunità Collinare del Friuli.

Il racconto del sisma e della ricostruzione

Tra gli interventi più seguiti c’è stato quello di Walter Tomada, storico, giornalista e scrittore, che ha ripercorso i giorni del terremoto del Friuli partendo dalla sera del 6 maggio 1976. Il suo contributo non si è fermato alla cronaca della distruzione, ma ha messo in luce soprattutto ciò che venne dopo: il modo in cui i paesi seppero reagire, ritrovando coesione, dignità e forza collettiva.

Un passaggio che ha colpito in modo particolare il pubblico è stato il richiamo alle donne friulane che adornavano con fiori i balconi delle baracche. Un gesto semplice, ma capace di rappresentare meglio di molte analisi la volontà di difendere la normalità e la speranza anche dentro una condizione di precarietà.

Il paese ricorda le proprie vittime

La commemorazione ha avuto anche un forte valore umano per la presenza dei familiari delle tre persone del territorio morte sotto le macerie. Il ricordo, in questo caso, è uscito dalla dimensione generale della tragedia per tornare alle storie concrete di chi a San Vito e nei dintorni porta ancora dentro quella perdita.

Durante la cerimonia ha trovato spazio anche la testimonianza del presidente degli Alpini di San Vito di Fagagna, Bruno Minutti, che ha richiamato il ruolo svolto dagli Alpini nei momenti più difficili. Il riferimento al loro servizio e alla loro vicinanza alle popolazioni colpite si è inserito nel racconto di una ricostruzione che in Friuli resta legata a valori di solidarietà e responsabilità condivisa.

Documenti, immagini e voci del 1976

La mostra “1976 – Le voci della memoria” è stata costruita attraverso fotografie, pagine di giornale, materiali documentali e testimonianze dirette. Un impianto pensato per riportare il visitatore dentro i giorni del sisma e nei mesi successivi, quando accanto al dolore prese forma il lungo lavoro della rinascita.

Molto seguito anche il video realizzato da City Advertising srl, basato su interviste e contributi storici di chi visse in prima persona quel periodo. Il progetto espositivo, coordinato da Elena Iuri con direzione artistica del designer Stefano Borella, ha puntato a tenere insieme ricostruzione storica e coinvolgimento emotivo, affidando alle voci dei protagonisti il compito di trasmettere memoria alle generazioni più giovani.

San Vito di Fagagna ricorda il terremoto del Friuli con mostre, musica e testimonianze

Le istituzioni e il valore di una memoria condivisa

Alla mattinata hanno preso parte il sindaco Sergio Zucchiatti, l’assessora alla Cultura Ilaria Fabbro, la consigliera Luciana Noacco, il presidente della Comunità Collinare del Friuli Luigino Bottoni, il consigliere regionale Alberto Budai e il vicepresidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Stefano Mazzolini. La conduzione è stata affidata a Elena Iuri di City Advertising srl.

Nei diversi interventi è emerso un punto comune: custodire il ricordo del 1976 non significa guardare solo al passato, ma rafforzare il legame tra comunità, territorio e nuove generazioni. In questo senso, iniziative come quella ospitata a San Vito di Fagagna diventano uno strumento concreto per tenere viva una parte decisiva della storia friulana.

Il contributo della Corale Fogolâr e degli artisti locali

Ad accompagnare la cerimonia è stata la Corale Fogolâr di Corno di Rosazzo, diretta dal maestro Andrea Boscutti. I brani eseguiti, legati alla tradizione musicale friulana, hanno aggiunto un tono raccolto e identitario alla giornata, trasformando la musica in un ulteriore veicolo di memoria.

Accanto al percorso commemorativo, la mostra “Artisti di San Vito di Fagagna” ha messo in evidenza la varietà espressiva degli autori del territorio. Il risultato finale è stato quello di una giornata capace di unire ricordo e creatività, con un messaggio chiaro anche per il presente: la storia del Friuli continua a vivere quando viene raccontata, condivisa e rimessa in relazione con la vita culturale delle comunità.

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