Etichette e richiami al Friuli, multa da 67mila euro a un caseificio dell’Alto Friuli

I controlli dei Carabinieri hanno riguardato burro e formaggi presentati con riferimenti al territorio e alla montagna, ma ottenuti con materie prime di altra provenienza.

08 agosto 2026 14:17
Etichette e richiami al Friuli, multa da 67mila euro a un caseificio dell’Alto Friuli -
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Un richiamo al territorio friulano e all’ambiente di montagna che, secondo gli investigatori, non corrispondeva alla reale origine del latte impiegato. È questo il punto centrale della sanzione amministrativa da circa 67mila euro notificata a un’azienda lattiero-casearia dell’Alto Friuli dopo una verifica condotta dai Carabinieri del Centro Anticrimine Natura di Udine insieme al Comando Provinciale.

Il provvedimento riguarda il modo in cui alcuni prodotti venivano presentati al pubblico, tra confezioni, denominazioni commerciali e messaggi promozionali capaci, secondo quanto contestato, di suggerire una filiera locale diversa da quella effettiva.

Il nodo: l’origine del latte

Tra i prodotti finiti sotto esame c’è un burro associato all’idea della montagna e pubblicizzato con richiami al latte del territorio. Dagli accertamenti sarebbe però emerso che gli ingredienti utilizzati provenivano interamente da fuori regione.

In particolare, il latte indicato come componente principale sarebbe stato acquistato da allevamenti intensivi della Pianura Padana. Un elemento ritenuto in contrasto con l’immagine trasmessa al consumatore.

Il caso del formaggio legato alla tradizione montana

Una seconda contestazione riguarda un formaggio proposto con una denominazione che evocava la cultura casearia d’altura. Anche in questo caso, secondo i controlli, la materia prima non aveva origine friulana.

Il latte impiegato per quel prodotto, stando a quanto ricostruito, sarebbe arrivato dai Paesi Bassi tramite un intermediario francese. Un passaggio che ha rafforzato la contestazione sull’effettiva provenienza delle materie prime rispetto al messaggio commerciale diffuso.

Spaccio aziendale, immagini e messaggi promozionali

Nella valutazione complessiva ha pesato anche il contesto in cui i prodotti venivano venduti. Lo spaccio dell’azienda si trova infatti in area montana, mentre sul sito internet comparivano riferimenti agli animali al pascolo tra prati e rilievi del territorio.

Secondo i Carabinieri, l’insieme di questi elementi poteva indurre chi acquistava a collegare burro e formaggi a latte friulano e a una filiera di montagna locale, mentre la provenienza reale era differente.

La violazione contestata e l’importo della sanzione

Ai rappresentanti dell’impresa è stata attribuita la violazione dell’articolo 7 del Regolamento UE 1169/2011, la norma che impone correttezza e chiarezza nelle informazioni fornite sugli alimenti.

L’importo complessivo della sanzione si aggira sui 67mila euro. Nel calcolo è stato considerato anche il volume d’affari dell’azienda, indicato in circa 5 milioni di euro.

La disciplina entrata in vigore nel 2026 prevede, per i casi più rilevanti di informazione ingannevole nel settore alimentare, multe fino al 3% del fatturato annuo, con un limite massimo fissato a 100mila euro.

Un tema sensibile per il Friuli agroalimentare

Nel contesto friulano, dove l’identità dei prodotti e il legame con la montagna hanno un peso riconoscibile anche sul mercato, controlli di questo tipo toccano un aspetto particolarmente delicato: la fiducia di chi compra e il valore delle produzioni davvero radicate nel territorio.

L’attività rientra nei monitoraggi che l’Arma svolge nel comparto agroalimentare per verificare la correttezza delle indicazioni fornite al pubblico e per proteggere sia i consumatori sia le filiere locali da rappresentazioni commerciali non aderenti alla reale origine delle materie prime.

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