Delitto di Sant’Osvaldo, svolta nell’inchiesta: il 32enne ammette l’uccisione del 65enne

Confessione davanti al pm per Mohamed Koufi. Restano da chiarire movente, aggravanti e arma usata nell’omicidio avvenuto a Udine.

07 settembre 2026 13:23
Delitto di Sant’Osvaldo, svolta nell’inchiesta: il 32enne ammette l’uccisione del 65enne -
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Arriva una svolta nell’indagine sull’omicidio avvenuto nel quartiere Sant’Osvaldo a Udine: il trentaduenne fermato dai carabinieri ha ammesso di aver ucciso Abdellatif Bensefiyan, 65 anni, trovato ferito a morte venerdì sera in via Castions di Strada.

L’uomo, Mohamed Koufi, cittadino marocchino come la vittima, avrebbe reso dichiarazioni di confessione durante l’interrogatorio davanti al pubblico ministero, assistito dal proprio difensore. Per la Procura l’ipotesi di reato resta quella di omicidio volontario.

La vicenda continua a scuotere una zona della città dove Bensefiyan, conosciuto anche come Abdul, viveva con alcuni familiari nelle palazzine Ater. In queste ore l’attenzione investigativa si concentra su ciò che ha portato all’aggressione e su come sia stata preparata.

Il fermo dopo le ricerche tra Udine e Basiliano

Il sospettato era stato rintracciato sabato pomeriggio nei pressi della stazione ferroviaria di Basiliano, al termine di ricerche partite subito dopo il delitto. In meno di un giorno gli investigatori erano arrivati a individuare nel 32enne il principale indiziato.

La confessione rappresenta un passaggio importante, ma non chiude il lavoro degli inquirenti. Restano infatti da verificare i riscontri alle sue parole, il quadro preciso dei fatti e l’eventuale presenza di elementi che possano aggravare la sua posizione.

Il nodo del movente resta aperto

Tra le piste esaminate c’è quella legata a rapporti personali e familiari. Una delle ipotesi prese in considerazione riguarda la precedente relazione tra Koufi e la sorella della vittima, un legame concluso che potrebbe avere lasciato tensioni irrisolte.

Sarà il confronto tra dichiarazioni, testimonianze e accertamenti tecnici a dire se questo scenario abbia davvero avuto un peso nell’omicidio. Al momento gli investigatori stanno ricostruendo contatti, tempi e possibili contrasti precedenti all’aggressione.

Cosa è stato trovato vicino al luogo del delitto

Uno degli aspetti ancora da chiarire riguarda l’arma usata. Durante le verifiche sarebbe stato recuperato, non lontano dalla scena dell’omicidio, uno zaino con coltelli, vestiti e una parrucca, materiale ora al vaglio degli specialisti.

Vicino al corpo del sessantacinquenne sarebbe stato inoltre rinvenuto un cacciavite con tracce di sangue. Per questo, al momento, non c’è ancora una certezza sull’oggetto che ha provocato le lesioni mortali.

Le prossime verifiche della Procura

L’esame autoptico dovrà fornire indicazioni decisive sulla profondità e sulla natura delle ferite, aiutando a stabilire quale arma sia stata impiegata. I risultati saranno poi messi a confronto con quanto sequestrato durante le ricerche.

Nel fascicolo aperto dalla Procura di Udine vengono valutate anche le possibili aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. Un’ipotesi che si collega alla ricostruzione secondo cui l’aggressore potrebbe aver atteso la vittima prima di colpirla.

Per il quartiere udinese resta una ferita profonda: la morte di Bensefiyan ha colpito residenti e familiari, mentre l’inchiesta entra ora nella fase in cui confessione, prove scientifiche e testimonianze dovranno combaciare punto per punto.

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