Dal lago di Barcis a Udine, il Friuli ospita il primo laboratorio nazionale sulla nuova narrazione della PAC
Tre giornate tra città, montagne e aziende agricole per raccontare in modo concreto come i fondi europei incidono su imprese, paesaggio e comunità
Non un convegno tecnico chiuso agli addetti ai lavori, ma un percorso costruito per mostrare cosa c’è dietro la Politica agricola comune quando arriva nei territori. Il primo “Cantiere di Racconto dell’Italia Rurale” ha scelto il Friuli Venezia Giulia come punto di partenza e da oggi, 7 luglio 2026, mette in fila incontri, visite e momenti di lavoro tra Udine e l’area pordenonese.
L’iniziativa, promossa dalla Rete PAC, durerà fino al 9 luglio e toccherà alcune realtà simboliche del territorio regionale: Spilimbergo, Pinzano al Tagliamento, Clauzetto e infine Barcis. L’idea è trasformare progetti, investimenti e buone pratiche in storie comprensibili anche fuori dal perimetro degli specialisti.
I contenuti raccolti in questi tre giorni non resteranno confinati al laboratorio friulano. Andranno infatti a comporre una parte del racconto nazionale che sarà presentato a novembre a Roma, nell’appuntamento annuale dedicato alla PAC.
Il percorso è sostenuto dal FEASR all’interno del Programma della PAC 2025-2027 ed è sviluppato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste attraverso la Rete PAC, insieme alla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e a Sviluppo Rurale FVG.
Perché la prima tappa è stata affidata al Friuli Venezia Giulia
L’avvio dei lavori si è tenuto allo Spazio Villalta di Udine. Qui Gabriele Iacolettig, Autorità di gestione regionale del PS PAC 2023-2027 e direttore del Servizio sviluppo rurale della Regione, ha richiamato un punto che riguarda da vicino anche il Friuli: spiegare meglio come vengono impiegate le risorse europee e quale ritorno producono per la collettività.
Il tema non è solo amministrativo. Da un lato ci sono imprese e operatori che devono orientarsi tra misure, obiettivi e strumenti; dall’altro ci sono cittadini e comunità locali che chiedono di capire in che modo quei fondi incidano su agricoltura, foreste, filiere produttive e tenuta del territorio.
In una regione dove il settore primario continua ad avere un peso rilevante, questa scelta assume anche un valore politico ed economico. Il sostegno alle aziende agricole e alle attività collegate resta infatti uno dei capitoli centrali del sistema pubblico regionale.
Una comunicazione meno burocratica e più vicina ai territori
Il laboratorio, coordinato dal facilitatore Federico Pace, è stato pensato per rendere più riconoscibile la PAC attraverso quattro assi considerati centrali nel Piano strategico: equità, sostenibilità, innovazione e sviluppo rurale. Non solo numeri, quindi, ma una narrazione capace di far emergere effetti concreti e differenze locali.
Paolo Ammassari, dirigente del Ministero dell’Agricoltura per il Coordinamento generale Rete PAC, ha ricordato che il Piano strategico della PAC mette in movimento 37 miliardi di euro di spesa pubblica destinata ad agricoltura e aree rurali. La sfida, ha sottolineato, è rendere leggibile l’impatto di queste risorse su economia, aziende e comunità, tenendo conto delle forti differenze che esistono tra i vari territori italiani.
Tra i temi richiamati durante il confronto c’è anche quello del ricambio generazionale. La capacità di creare opportunità di reddito e lavoro per i giovani viene infatti indicata come uno degli snodi decisivi per il futuro delle aree rurali, comprese quelle più fragili o periferiche.
Dal versante europeo è intervenuto anche Tommaso Codazzi del team comunicazione della EU CAP Network. Il messaggio portato al tavolo friulano è chiaro: la nuova impostazione punta a valorizzare esperienze reali, reti locali e casi concreti, affiancando lo storytelling alla tradizionale comunicazione tecnica.
Le tappe tra Udine e l’area pordenonese
Accanto al lavoro istituzionale, il cantiere ha una parte fortemente operativa. Alla costruzione del racconto collaborano Davide Rampello con Studio Rampello & Partners, William Gray e Alessandro Spinelli, chiamati a guidare una lettura del territorio che metta insieme agricoltura, paesaggio, gestione del bosco, biodiversità e prevenzione del degrado legato all’abbandono delle campagne.
La giornata inaugurale a Udine si è chiusa con il Tavolo delle Storie Rurali, dedicato ai progetti candidati al premio “Protagonisti dell’Italia rurale” e a una prima esperienza del Friuli Venezia Giulia sviluppata da ERSA. In programma anche un momento conviviale dedicato ai Magredi, uno dei paesaggi più caratteristici della regione.
L’8 luglio il gruppo si sposterà poi nel Pordenonese, con visite alla cooperativa agricola Frutta Friuli di Spilimbergo e all’azienda agricola Borgo delle Mele di Pinzano al Tagliamento. Il calendario comprende anche laboratori sul campo, sessioni di coaching narrativo, un pranzo a Malga Polpazza sopra Clauzetto, un incontro serale con produttori locali e una tappa notturna alla Scuola Mosaicisti del Friuli.
La chiusura a Barcis e il materiale che andrà a Roma
L’ultima giornata, il 9 luglio, si svolgerà sul lago di Barcis. Sarà il momento della restituzione finale, con la raccolta dei materiali emersi durante il laboratorio e una sintesi delle esperienze incontrate lungo il percorso friulano.
Per il Friuli Venezia Giulia l’appuntamento rappresenta anche una vetrina nazionale: il territorio viene scelto non solo come sede organizzativa, ma come esempio di come agricoltura, montagna, filiere locali e tutela del paesaggio possano essere raccontati insieme, con un linguaggio più diretto e comprensibile.