Dal Friuli Venezia Giulia un piano sul caffè sostenibile: a Trieste presentati i risultati del progetto in Tanzania
L’iniziativa, sostenuta con oltre 2,1 milioni, unisce Regione, imprese e atenei per formazione, occupazione femminile e pratiche agricole sostenibili.
Non solo promozione del settore caffeicolo, ma anche cooperazione internazionale e formazione: a TriestEspresso è stato illustrato il progetto che lega il Friuli Venezia Giulia alla Tanzania attraverso un percorso dedicato alla produzione di caffè di qualità con criteri di sostenibilità sociale e ambientale.
L’iniziativa, sostenuta da un finanziamento nazionale superiore a 2,1 milioni di euro, coinvolge la Regione insieme a illycaffè, Università di Trieste, Centro alti studi agronomici di Bari e Fondazione Ernesto Illy. Il focus è la crescita professionale di giovani e donne tanzaniani all’interno della filiera.
Durante l’appuntamento triestino, il presidente della Regione Massimiliano Fedriga ha indicato questo intervento come un passaggio significativo per il Friuli Venezia Giulia, sottolineando il valore di una collaborazione costruita tra istituzioni pubbliche e realtà private su un terreno che unisce sviluppo, formazione e visione internazionale.
Un modello che parte dal territorio regionale
Il progetto viene letto anche come un’esperienza rilevante per il sistema regionale, perché mette in relazione competenze produttive, università e cooperazione. L’idea, emersa nel confronto di TriestEspresso, è che investimenti di questo tipo possano avere continuità solo se sostenuti da una regia condivisa tra enti e imprese.
Nel suo intervento, Fedriga ha richiamato proprio questo aspetto: creare alleanze stabili tra pubblico e mondo produttivo per dare prospettiva agli investimenti e trasferire competenze sviluppate in Italia in contesti dove possono generare occupazione e crescita duratura.
Le aree coinvolte in Tanzania e gli obiettivi
Il programma interessa tre regioni tanzaniane, Mbeya, Songwe e Ruvuma. Qui il lavoro è orientato al rafforzamento della filiera del caffè attraverso attività formative mirate, con particolare attenzione all’inserimento lavorativo e al ruolo femminile.
Tra gli obiettivi principali ci sono la diffusione di tecniche agronomiche più sostenibili, il miglioramento delle pratiche dopo il raccolto e una gestione più attenta delle risorse naturali, a partire dall’acqua. Il progetto punta quindi non soltanto alla qualità del prodotto, ma anche all’equilibrio tra produzione e tutela del territorio.
I numeri già raggiunti nel primo anno
Avviato nell’ottobre 2025 con una durata prevista di tre anni, il programma ha già prodotto alcuni risultati iniziali. Le persone coinvolte direttamente nelle attività formative sono state 214, mentre oltre 3.400 hanno beneficiato in modo indiretto della diffusione delle pratiche apprese; tra queste, 890 sono donne.
Sul fronte operativo sono stati realizzati sette vivai, destinati a produrre 120.000 piantine di caffè e 30.000 alberi d’ombra. A questo si aggiunge l’intervento su 10 impianti legati al trattamento delle acque reflue, appartenenti ad altrettante cooperative.
Tra i segnali considerati più significativi c’è anche l’assegnazione di una borsa di studio per il master in Economia e Scienza del caffè della Fondazione Ernesto Illy, ottenuta da una donna. Un passaggio che rafforza il tema della formazione qualificata come leva di crescita.
Le prospettive aperte dopo l’esperienza tanzaniana
L’esperienza maturata con questo percorso, secondo quanto emerso a Trieste, potrebbe non restare isolata. La Regione ha infatti indicato che il lavoro avviato ha già favorito nuove interlocuzioni con il Governo su altri progetti internazionali.
Le possibili evoluzioni riguardano in particolare iniziative che coinvolgerebbero Ucraina e Kenya. Per il Friuli Venezia Giulia, il progetto presentato a TriestEspresso diventa così anche un banco di prova per future collaborazioni capaci di intrecciare impresa, ricerca e cooperazione in una dimensione più ampia.