Dal Friuli parte la rete della Malvasia: intesa tra Camere di commercio per nuovi percorsi del vino
La Camera di commercio di Pordenone-Udine guiderà il progetto condiviso con Basilicata e Messina per costruire itinerari turistici legati alla Malvasia.
Il Friuli Venezia Giulia prova a trasformare uno dei suoi vini simbolo in un volano turistico capace di collegare territori diversi. A Matera è stata formalizzata una collaborazione tra Camere di commercio che punta a dare forma a un percorso dedicato alla Malvasia, con la Camera di commercio di Pordenone-Udine nel ruolo di coordinamento.
L'iniziativa mette insieme realtà lontane geograficamente ma unite da una stessa tradizione vitivinicola. Accanto all'ente friulano partecipano infatti anche le Camere di commercio di Messina e della Basilicata, con l'obiettivo di costruire una proposta comune rivolta sia al pubblico italiano sia a quello estero.
Un progetto che guarda anche al Friuli
Per il territorio friulano l'accordo ha un significato preciso: usare l'identità enogastronomica come leva per rafforzare l'attrattività locale e creare occasioni nuove per imprese, cantine e ospitalità. Il tema è stato richiamato a Matera dall'assessore regionale alle Attività produttive e turismo, Sergio Emidio Bini, che ha indicato nelle produzioni agroalimentari e nella cultura del vino uno degli elementi più forti nella scelta di una destinazione.
Secondo Bini, la Malvasia può diventare uno strumento di promozione del territorio, capace di unire racconto identitario e sviluppo economico. L'idea di fondo è fare in modo che il patrimonio legato a questo vino non resti confinato alla sola produzione, ma si traduca in esperienze, visite e itinerari per i viaggiatori.
La rete tra territori lontani
Il progetto “Malvasia senza Confini” nasce proprio con questa impostazione: mettere in collegamento aree accomunate dalla presenza storica della Malvasia e trasformare questa eredità in una proposta organizzata. La regia affidata a Pordenone-Udine dà al Friuli un ruolo centrale nella fase di costruzione della rete.
Il lavoro condiviso servirà anche a sommare competenze, risorse e strumenti promozionali. Per le aziende di dimensioni più contenute questo può significare maggiore visibilità e una presenza più strutturata sul mercato turistico, grazie a un'offerta costruita insieme ad altri territori.
Dalla mappa del vino agli itinerari lenti
Tra i primi passaggi previsti c'è la ricognizione delle diverse espressioni della Malvasia, in Italia e nell'area mediterranea, per definire una geografia comune sotto il profilo enologico e culturale. È la base da cui partire per dare coerenza al progetto e costruire un racconto riconoscibile.
Successivamente l'iniziativa dovrebbe svilupparsi attraverso formule legate al turismo lento: percorsi a piedi e in bicicletta, collegamenti tra cantine, borghi e luoghi di interesse storico, oltre a proposte promozionali condivise. Una direzione che per il Friuli può valorizzare anche zone meno frequentate dai grandi flussi, distribuendo i benefici su un'area più ampia.
Le ricadute attese su imprese e accoglienza
L'obiettivo finale è creare un circuito capace di coinvolgere non solo i produttori di vino, ma anche strutture ricettive, ristorazione e attività legate all'esperienza del territorio. In questa prospettiva, la Malvasia viene letta come un filo conduttore che può unire economia locale, paesaggio e promozione culturale.
La Regione vede nell'accordo una possibilità concreta per aumentare la capacità attrattiva del Friuli Venezia Giulia e per dare più forza alle imprese che operano nel comparto. La scommessa, ora, è tradurre l'intesa firmata a Matera in itinerari reali, pacchetti turistici e presenze nei territori che hanno deciso di fare squadra attorno a un vino dalla storia antica.