Dal coma al ritorno a casa: a Udine il racconto di Lorenzo, padre friulano che ha riscritto la sua vita
Nella testimonianza raccolta in “Storie di Vita” il percorso dopo il malore del 2015: la riabilitazione, la famiglia e il libro nato da una foto scattata a Venzone.
Una fotografia scattata a Venzone, una bambina di quattro anni che lo aspettava a casa e un risveglio che ha cambiato tutto. È da questi punti che prende forma la storia di Lorenzo, friulano e padre di famiglia, al centro della quarta puntata di “Storie di Vita”, il format condotto da Patrick Ganzini.
Il suo racconto riporta al 2015, quando un grave malore lo portò in coma senza segnali che lasciassero intuire ciò che sarebbe accaduto di lì a poco. Da allora, per lui, la vita ha preso una direzione nuova: prima la fase più critica, poi il recupero, quindi la necessità di fare i conti con paure, memoria e identità.
Nel corso della trasmissione Lorenzo ha spiegato di aver sempre legato la propria resistenza a un pensiero preciso: tornare dalle persone che lo stavano aspettando. In particolare dalla figlia maggiore, allora molto piccola, che per lui è diventata la ragione più forte per provare a rimettersi in piedi.
Il malore improvviso e i giorni più difficili
La data che segna la rottura con la vita di prima è il 25 ottobre 2015. Lorenzo racconta di essere stato colpito da un episodio che definisce “malore epilettico” e di non sapere ancora oggi con certezza perché sia finito in coma.
Da quell’evento è iniziato anche un percorso legato all’epilessia, che oggi, riferisce, risulta sotto controllo e non condiziona in modo pesante la sua quotidianità. In quei giorni, però, l’incertezza era totale e riguardava non solo le sue condizioni, ma anche l’equilibrio familiare da tenere insieme.
Nel suo ricordo, i momenti più critici coincidono con il ricovero in terapia intensiva: tre giorni di coma profondo, altri quattro in stato indotto e poi il risveglio, collocato attorno al 3 novembre. Quando ha riaperto gli occhi, non aveva chiaro dove si trovasse né cosa fosse accaduto.
La riabilitazione e il pensiero fisso del rientro
Dopo la fase acuta è iniziato un tratto altrettanto impegnativo, quello del recupero. Lorenzo ha raccontato le difficoltà nei gesti più semplici, a partire dal coordinare la mano per mangiare, e il timore di non sapere fino a che punto sarebbe riuscito a riprendersi.
Accanto agli aspetti neurologici, c’era la spinta interiore a non fermarsi. Il ritorno a casa non era solo un obiettivo pratico, ma la misura di una battaglia personale. Nella sua testimonianza, il desiderio di rivedere la figlia è stato il motore che ha sorretto ogni passo della riabilitazione.
È in quel passaggio che Lorenzo colloca anche il senso più profondo della sua frase più forte: sentirsi vivo perché padre. Una convinzione maturata dentro l’esperienza del ricovero e diventata, col tempo, la chiave per leggere ciò che gli è successo.
Una famiglia che riparte e un equilibrio da ricostruire
Dopo l’emergenza, la vita familiare non è rimasta ferma. Lorenzo e la moglie hanno deciso di avere una seconda figlia, scelta che lui racconta come un passo importante, compiuto pur convivendo con il dubbio che qualcosa potesse ripresentarsi.
Nel descriversi oggi, usa l’espressione “Lorenzo 2.0”, per spiegare quanto si senta cambiato rispetto a prima. Non parla solo di guarigione, ma di un diverso modo di stare al mondo, più consapevole dei propri limiti e più attento alla gestione della stanchezza e dello stress.
La nuova quotidianità, dunque, non cancella ciò che è stato. Lo integra. E dentro questo nuovo equilibrio, racconta, la scelta di essere ancora padre resta una delle decisioni che rifarebbe senza esitazioni.
Da Venzone a un libro per gli altri
Il titolo del libro, “Poteva essere l’ultima foto”, nasce da un’immagine scattata a Venzone durante la festa della zucca. Lorenzo aveva fotografato il paesaggio al tramonto e pubblicato quello scatto sui social, salvo poi dimenticarne completamente il contesto.
Solo un anno dopo, rivedendo il ricordo riproposto da Facebook, ha collegato quella foto alle ore precedenti il coma, proprio quelle che la crisi gli aveva cancellato. Per questo, quello scatto è diventato il simbolo del confine tra la vita di prima e quella successiva.
Dal bisogno di rimettere in ordine ricordi ed emozioni è nato anche il libro, arrivato a circa dieci anni dai fatti. Lorenzo ha spiegato di essersi fatto aiutare da strumenti di intelligenza artificiale per organizzare il materiale dettato, precisando però che il contenuto del racconto appartiene interamente alla sua esperienza.
L’obiettivo, nelle sue intenzioni, non era soltanto personale. Quelle pagine, ha compreso rileggendole, potevano essere utili a chi attraversa situazioni simili, ai familiari e anche a chi lavora ogni giorno accanto ai pazienti. Una testimonianza friulana che parte da un evento drammatico, ma guarda soprattutto a ciò che viene dopo: il ritorno, la trasformazione e la possibilità concreta di ricominciare.