Dal Cansiglio alla Carnia, il Friuli Venezia Giulia porta tre foreste nella rete dei boschi vetusti
Riconoscimento nazionale per Vintulins, Pian de le Stele e Croseraz-Val Bona: accesso consentito soltanto lungo i percorsi segnalati.
Tre aree forestali del Friuli Venezia Giulia entrano nella rete nazionale dei boschi vetusti e consegnano alla regione un primato che ha insieme valore ambientale e scientifico. I siti riconosciuti sono Bosco Vintulins a Paularo, Pian de le Stele nel territorio di Polcenigo e Croseraz-Val Bona nella Foresta del Cansiglio.
L’inserimento è stato formalizzato dai decreti ministeriali del 6 agosto 2026 del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Si tratta di aree appartenenti al demanio forestale regionale, individuate al termine di un percorso tecnico partito nei mesi scorsi e costruito sulle linee di indirizzo approvate dalla Regione nel 2025.
Per il Friuli Venezia Giulia il risultato assume un peso particolare: i tre siti sono infatti tra i primi in Italia a ottenere questo inquadramento ufficiale. Due si trovano nell’area del Cansiglio, uno in Carnia, disegnando una geografia che tocca alcune delle zone boschive più preziose del territorio regionale.
Un riconoscimento che parte dal lavoro scientifico
Alla base della candidatura c’è uno studio promosso dal Servizio foreste della Regione e sviluppato dall’Università di Udine. Il gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali, coordinato da Giorgio Alberti, ha incrociato rilievi sul campo, analisi storiche e strumenti di telerilevamento come il Lidar.
Il percorso di selezione è partito da 96 boschi pubblici ritenuti potenzialmente compatibili con i criteri richiesti. Da questa prima mappa i ricercatori hanno ristretto il campo a 10 popolamenti di elevatissimo interesse ecologico, fino ad arrivare ai tre ora riconosciuti a livello nazionale.
Che cosa rende “vetusto” un bosco
Il termine non coincide semplicemente con l’età degli alberi. In ambito scientifico indica una foresta che ha raggiunto una forte maturità ecologica, dove gli effetti delle utilizzazioni del passato si sono attenuati e i processi naturali hanno ripreso a guidare sviluppo, invecchiamento e rigenerazione.
La differenza rispetto a una foresta primaria è sostanziale: un bosco vetusto può avere avuto una storia di presenza umana, ma nel tempo recupera una struttura complessa e una ricchezza biologica elevata. È proprio questa capacità di ritrovare equilibrio e diversità a renderlo così importante per gli studi e per la tutela della biodiversità.
Le regole previste per le aree inserite nella rete
Per essere ammessi nella rete nazionale servono condizioni precise: una superficie minima di riferimento pari a 10 ettari, salvo deroghe motivate; specie spontanee coerenti con il contesto naturale; assenza di disturbi antropici rilevanti da almeno 60 anni; una struttura forestale articolata, con tutte le fasi del ciclo vitale presenti nello stesso ambiente.
Nei tre siti friulani varrà inoltre il principio della non interferenza. In concreto non saranno consentiti tagli o prelievi di legname, fatta eccezione per eventuali attività autorizzate a fini scientifici. La frequentazione pubblica resterà possibile, ma esclusivamente lungo i sentieri ufficiali, così da permettere la visita senza compromettere l’equilibrio di ecosistemi particolarmente delicati.
Perché questi boschi sono importanti per il Friuli
Le indagini svolte hanno evidenziato la presenza di grandi alberi, abbondante legno morto in piedi e a terra e numerosi microhabitat arborei, come cavità, fessure, rami deperienti e piccoli ristagni d’acqua. Sono elementi decisivi per molte specie di funghi, licheni, insetti saproxilici, uccelli e pipistrelli.
Lo studio richiama anche il tema della proforestazione, cioè la scelta di limitare o sospendere gli interventi selvicolturali in porzioni selezionate di territorio per lasciare spazio ai processi naturali. Secondo i ricercatori, questa impostazione non esclude la gestione attiva del bosco, ma si inserisce in una visione più ampia, capace di affiancare produzione, conservazione e ricerca.
Per il Friuli Venezia Giulia l’ingresso di Vintulins, Pian de le Stele e Croseraz-Val Bona nella rete nazionale segna quindi un passaggio che va oltre il valore simbolico: consolida un patrimonio ambientale di rilievo e offre al territorio tre laboratori naturali da osservare e proteggere nel tempo.