Da Erto a Marateale, nuovo premio per il film di Alessandro Negrini sulla memoria del Vajont
L’opera del regista friulano conquista il riconoscimento ARPA al festival lucano e porta a 19 i premi raccolti nel circuito internazionale.
La storia di Erto torna a farsi ascoltare lontano dal Friuli. Al Marateale – Premio Internazionale del Cinema Basilicata, il film La luna sott'acqua di Alessandro Negrini ha ottenuto il Premio ARPA, riconoscimento assegnato alle opere che affrontano il rapporto tra persone, ambiente e futuro del pianeta.
Per il regista friulano si tratta di un altro passaggio importante in un cammino festivaliero già molto solido: con questo risultato l’opera arriva infatti a quota 19 riconoscimenti internazionali. Un traguardo che riporta sotto i riflettori una vicenda profondamente legata al nostro territorio, quella della memoria del Vajont e della comunità di Erto.
Un riconoscimento che parte dal cuore del Friuli
Il valore del premio sta anche nel tema scelto dalla rassegna lucana. La sezione Marateale in Green è dedicata ai lavori capaci di interrogare il legame tra uomo e natura, e proprio in questo spazio il film di Negrini ha trovato una collocazione particolarmente significativa.
Tra i dieci titoli finalisti, la giuria composta da Roberto Proia, Sergio Fabi e Teresa Razzauti ha indicato l’opera del regista friulano come vincitrice. La consegna del riconoscimento è avvenuta per mano del direttore di ARPA Basilicata, Donato Ramunno.
La dedica agli ertani dal palco del festival
Nel momento della premiazione, Negrini ha voluto rivolgere il pensiero alla comunità di Erto, al centro del suo lavoro cinematografico. Le sue parole hanno richiamato la capacità degli ertani di custodire una ferita storica senza smarrire dignità e identità.
«Questo premio appartiene agli ertani, a una comunità che ha saputo custodire una ferita e trasformarla in una forma di resistenza dello sguardo. Sono loro ad averci insegnato che si può perdere tutto, ma non la dignità dello sguardo», ha detto il regista durante la serata.
Dieci anni di riprese per raccontare Erto
La luna sott'acqua è nato lungo un arco di dieci anni, tra le montagne di Erto. Il film mette insieme documentario e realismo magico, scegliendo di non fermarsi al solo ricordo della tragedia del Vajont ma di seguire anche la persistenza della memoria nel presente.
È un approccio che prova a leggere il paese non soltanto come luogo del dolore, ma anche come spazio di resistenza, continuità e futuro. Da qui la forza di un racconto che parte da una comunità precisa e arriva a parlare ben oltre i confini locali.
Nel lavoro di Negrini ritorna infatti un tratto ormai riconoscibile: partire da territori e persone concrete per costruire un discorso più ampio, comprensibile anche a pubblici lontani. In questo caso Erto diventa il punto da cui osservare temi universali come la perdita, la memoria e la dignità umana.
Un percorso che ha già toccato più Paesi
Il successo del film non si esaurisce nella tappa di Maratea. Prima del premio conquistato in Basilicata, l’opera aveva già raccolto consensi e riconoscimenti in Inghilterra, Portogallo, Brasile e India, segno di una circolazione che va oltre il contesto nazionale.
Alla quarta serata del festival erano presenti anche diversi ospiti del panorama cinematografico internazionale, tra cui Karla Sofía Gascón, Natasha Lyonne, Massimiliano Caiazzo, Dario Aita e la sceneggiatrice Francesca Chiappetta. Per il Friuli, però, la notizia più significativa resta questa: un film nato attorno a Erto continua a trovare ascolto e attenzione, portando in primo piano una pagina della nostra storia collettiva.