Da Basiliano alla Route 66: la ripartenza di Alessandro dopo leucemia e cecità
Il giovane friulano racconta il percorso dalla malattia alla perdita della vista, fino al progetto “Viaggio Oltre il Buio” insieme all’amico Loris.
Oggi il suo orizzonte ha il profilo lungo e simbolico della Route 66, ma per arrivare fin lì Alessandro Pallaro ha dovuto attraversare anni durissimi. Il giovane di Basiliano, in provincia di Udine, ha trasformato una vicenda segnata da leucemia, cure invasive e cecità in un progetto di rinascita personale che guarda lontano.
La sua testimonianza ripercorre un passaggio radicale: da adolescente sportivo e sempre in movimento a ragazzo costretto a fare i conti con una malattia arrivata all’improvviso, e poi con la perdita completa della vista quando aveva appena 16 anni.
Nel suo racconto c’è il peso della sofferenza, ma anche un lavoro lento di ricostruzione interiore. Non una ripresa immediata, bensì un cammino fatto di rabbia, rifiuto, adattamento e infine di una nuova idea di futuro.
La malattia arrivata in piena adolescenza
Tutto comincia quando Alessandro ha da poco compiuto 15 anni e si prepara alle scuole superiori. I primi segnali sono febbre persistente, spossatezza, poi un malore che porta al ricovero. Dopo circa una settimana arriva la diagnosi: leucemia.
In quel momento, ha spiegato, non aveva nemmeno una reale consapevolezza di cosa significasse quella parola. Col senno di poi considera proprio quella scarsa conoscenza iniziale una sorta di difesa psicologica, che gli ha evitato di crollare subito sotto il peso della diagnosi.
Da lì inizia una fase molto pesante, scandita da chemioterapia, radioterapia e una quantità enorme di farmaci quotidiani. Alessandro racconta di essere arrivato ad assumere fino a 28 pastiglie al giorno, con effetti molto duri sul fisico.
Le complicazioni e il trapianto grazie al fratello
Nel giro di poche settimane le conseguenze delle cure diventano evidenti: il corpo si indebolisce al punto da non riuscire più a reggersi in piedi da solo. A questo si sommano altre emergenze sanitarie, tra cui un’infezione cerebrale e un’appendicite acuta vicina alla peritonite.
Per un ragazzo abituato a stare fuori casa, fare sport e vivere con gli amici, il ricovero prolungato in ambiente protetto rappresenta uno strappo fortissimo. Mentre i coetanei passano l’estate all’aperto, lui resta chiuso in ospedale a causa delle difese immunitarie bassissime.
Uno dei passaggi più intensi della sua storia riguarda il trapianto di midollo osseo. A renderlo possibile è il fratellino, compatibile come donatore nonostante all’epoca avesse soltanto otto anni. Alessandro ha ricordato a lungo il senso di colpa provato in quel momento, da fratello maggiore che si vede salvato dal più piccolo. Oggi, invece, quel gesto resta soprattutto come un atto d’amore decisivo per la sua vita.
Quando anche la vista se ne va
Superata la leucemia, il percorso non si chiude. Nei mesi successivi Alessandro comincia ad accorgersi che qualcosa non va nella vista: prima le immagini lontane diventano confuse, poi il peggioramento continua in modo progressivo.
Il processo va avanti per mesi, fino al 3 aprile 2013, data che lui indica come l’ultimo giorno in cui ha conservato un ricordo visivo. Da allora la sua vita cambia di nuovo, in modo totale.
Perdere la vista a 16 anni significa dover reimparare tutto: muoversi negli spazi di casa, uscire, orientarsi, svolgere azioni semplici che prima erano automatiche. Nel suo racconto ritorna spesso l’idea di una riprogrammazione completa dell’esistenza, come se fosse stato necessario ricostruire da zero ogni gesto quotidiano.
Gli anni del rifiuto e la svolta
La parte più lunga della rinascita non coincide con l’ospedale, ma con quello che viene dopo. Alessandro ha spiegato di avere trascorso anni facendo credere agli altri che andasse tutto bene, mentre dentro continuavano a prevalere rabbia e rifiuto.
Per sette anni, ha raccontato, non è riuscito davvero ad accettare ciò che era diventato. Si era convinto che la cecità avesse chiuso ogni possibilità e che il futuro, per come lo aveva immaginato, fosse finito lì.
La svolta arriva più avanti, attraverso un percorso personale che lo porta a cambiare domanda. Non più soltanto “perché è successo a me?”, ma “fin dove posso arrivare, anche in questa condizione?”. È da questo passaggio che prende forma una nuova fase della sua vita, fondata sull’autonomia e sulla ricerca di un significato diverso della propria esperienza.
Il progetto “Viaggio Oltre il Buio”
Dentro questa nuova prospettiva nasce anche il sogno che oggi lo accompagna: percorrere la Route 66 negli Stati Uniti. Il progetto si chiama “Viaggio Oltre il Buio” e vuole trasformare quella strada iconica in un simbolo personale di rinascita.
Alessandro non immagina questo percorso come una semplice impresa sportiva o turistica. L’idea è affrontarlo in tandem con l’amico Loris e raccontarlo in un documentario. La scelta del tandem non è casuale: per chi non vede, affidarsi a chi guida davanti significa rendere concreta la fiducia reciproca, il procedere insieme, il peso condiviso della fatica.
Attorno al progetto è stata avviata anche una raccolta fondi per sostenere il viaggio e la realizzazione del documentario. Alessandro ha spiegato di essersi sentito profondamente incoraggiato dalle persone che hanno già deciso di accompagnarlo in questo percorso, anche solo con un contributo.
Un messaggio che parte dal Friuli
La sua storia, partita da Basiliano, conserva una dimensione profondamente friulana: quella di una comunità che conosce il valore della tenacia, dei legami familiari e della concretezza. Nel racconto di Alessandro, infatti, la famiglia ha rappresentato un punto fermo nei mesi più difficili, così come l’amicizia oggi torna centrale nel progetto condiviso con Loris.
Il messaggio che lascia non è quello di chi pretende di offrire ricette universali. Piuttosto, è la voce di chi ha attraversato dolore, rabbia e smarrimento prima di trovare un nuovo equilibrio. La convinzione maturata nel tempo è che gli eventi non sempre si possano scegliere, mentre resta decisivo il modo in cui si prova a reagire.
Per Alessandro, il buio non coincide più con una fine. È diventato il punto da cui ripartire, con un obiettivo preciso davanti: trasformare una prova personale in un viaggio capace di parlare anche agli altri.