Cornacchia di via Damiani, il TAR cancella l’ordinanza del Comune: gli animalisti esultano
A Pordenone i giudici annullano il provvedimento che disponeva l’abbattimento del corvide. Per il fronte animalista è una bocciatura netta dell’iter seguito dal Comune.
La vicenda della cornacchia di via Damiani si chiude, almeno sul piano amministrativo, con uno stop deciso al Comune di Pordenone. Il TAR del Friuli Venezia Giulia ha annullato l’ordinanza con cui era stata disposta l’uccisione dell’animale, accogliendo il ricorso presentato dalla LAV attraverso il legale Alessandro Sperotto.
La decisione ha avuto un’immediata eco anche nel dibattito locale, dove il caso aveva acceso per settimane un confronto tra amministrazione, associazioni e sostenitori della tutela della fauna selvatica. Tra le voci più soddisfatte c’è quella di Irene Giurovich, portavoce regionale del Partito Animalista Italiano, che parla di successo pieno per chi ritiene che la gestione degli animali non possa essere affrontata con misure drastiche e poco motivate.
Secondo la lettura data dagli animalisti, il tribunale non si è limitato a rilevare un vizio formale, ma ha messo in discussione l’intero impianto del provvedimento firmato dal sindaco. In più passaggi, osservano, la sentenza sottolinea come il comportamento del corvide vada letto alla luce dell’istinto di protezione del nido e dei piccoli, e non come manifestazione di aggressività gratuita.
Perché il provvedimento è stato annullato
Il nodo centrale sta nella carenza di istruttoria contestata dai giudici. Il TAR ha ritenuto insufficiente il percorso seguito dall’amministrazione prima di arrivare alla scelta più estrema, cioè l’abbattimento. Nella sentenza viene evidenziato che non risultano approfondite in modo adeguato le possibili alternative non cruente.
Un altro aspetto ritenuto decisivo riguarda l’identificazione dell’animale. Dal provvedimento, secondo il collegio, non emergeva con certezza che gli episodi segnalati fossero tutti riconducibili allo stesso esemplare, né che nell’area non fossero presenti altri corvidi. Un elemento che, agli occhi dei giudici, indebolisce ulteriormente la scelta compiuta dal Comune.
La sentenza mette inoltre in rilievo la mancanza di una valutazione sul destino dei piccoli presenti nel nido. Uccidere l’adulto, osserva il tribunale, avrebbe potuto avere conseguenze dirette sui nidiacei non ancora autonomi. Anche sotto questo profilo, quindi, la misura è stata giudicata sproporzionata.
Il richiamo ai limiti delle ordinanze urgenti
Nel pronunciamento viene ribadito anche un principio giuridico di fondo: le ordinanze contingibili e urgenti possono essere usate solo in presenza di condizioni rigorose. Serve un pericolo concreto e attuale, devono mancare strumenti ordinari efficaci e occorre una motivazione particolarmente solida.
Per il TAR, nel caso di Pordenone questi presupposti non erano stati dimostrati in modo sufficiente. Il fallimento di un tentativo di cattura, viene osservato, non basta da solo a giustificare il passaggio immediato all’uccisione dell’animale. È su questo punto che la sentenza smonta uno dei cardini della scelta comunale.
Nelle dichiarazioni diffuse dopo il deposito della decisione, Giurovich insiste anche su un altro passaggio che ha colpito il fronte animalista: il linguaggio usato dai giudici nel descrivere la diffidenza del corvide e la sua capacità di sottrarsi ai tentativi di cattura. Un elemento che, nella loro interpretazione, finisce per evidenziare quanto l’operazione fosse stata impostata male fin dall’inizio.
Le reazioni politiche e associative in Friuli
Il Partito Animalista Italiano del Friuli Venezia Giulia chiede ora che dal caso di via Damiani nasca un cambio di metodo. L’invito rivolto al sindaco e alla sua squadra è quello di rileggere la sentenza e aprire un confronto più stabile con chi si occupa di benessere animale e convivenza tra persone e fauna urbana.
La richiesta, in sostanza, è di abbandonare la logica dell’intervento emergenziale quando non supportato da verifiche sufficienti, puntando invece su soluzioni proporzionate e compatibili con le norme di tutela degli animali. Per gli animalisti, la pronuncia del TAR rappresenta non solo una vittoria in tribunale, ma anche un messaggio politico e amministrativo destinato a pesare nel dibattito locale.
A Pordenone la vicenda lascia quindi una traccia che va oltre il singolo episodio: chiama in causa il rapporto tra istituzioni, cittadini e fauna selvatica in contesto urbano. Ed è proprio su questo terreno che, dopo la bocciatura del tribunale, si misureranno le prossime scelte del Comune.