Cooperazione internazionale, dal Friuli la richiesta di cambiare passo: più risorse e regole da aggiornare
In Commissione regionale le realtà del territorio rilanciano il tema della cooperazione. Massolino critica assenze istituzionali e chiede una riforma della legge.
Il confronto in Consiglio regionale sulla cooperazione internazionale riporta al centro una domanda politica precisa: quale ruolo vuole avere oggi il Friuli Venezia Giulia in questo ambito. Dall’audizione della VI Commissione con le organizzazioni della società civile è emersa, secondo la consigliera Giulia Massolino, la necessità di rivedere strumenti, priorità e disponibilità economiche.
La rappresentante di Patto per l'Autonomia-Civica Fvg ha letto l’incontro come un passaggio utile per far emergere criticità già note nel mondo delle Ong del territorio, ma anche come un momento rimasto incompleto per l’assenza del presidente della Regione Massimiliano Fedriga, che detiene la delega, e degli uffici regionali competenti.
Un impianto normativo giudicato non più adeguato
Tra i nodi indicati da Massolino c’è anzitutto quello della legge regionale sulla cooperazione, approvata ormai 26 anni fa. Un quadro, osserva, nato in una fase storica molto diversa da quella attuale e che oggi fatica a rispondere a scenari internazionali profondamente cambiati.
Nel ragionamento della consigliera pesano le trasformazioni intervenute in questi decenni: l’allargamento dell’Unione europea, le crisi climatiche, i movimenti migratori e i conflitti che toccano da vicino l’Europa e l’area mediterranea. Da qui la richiesta di aprire un percorso che porti a una revisione profonda della normativa, fino all’ipotesi di una nuova legge regionale.
Le risorse oggi disponibili
L’altro tema riguarda i finanziamenti. Massolino richiama il dato dello stanziamento annuale destinato alla cooperazione internazionale in Friuli Venezia Giulia, pari a 1 milione e 129 mila euro, cifra che segnala come in diminuzione rispetto al 2020.
Secondo la consigliera, il livello delle risorse va rapportato anche alla dimensione economica della regione, che supera i 32,5 miliardi di Pil, oltre che agli impegni assunti dall’Italia in sede Ocse sul terreno della cooperazione allo sviluppo. La richiesta politica è quindi quella di un incremento significativo dei fondi destinati al settore.
Il peso delle assenze istituzionali in audizione
La parte più critica dell’intervento riguarda però il metodo con cui si è svolto il confronto in Commissione. Per Massolino, la mancata partecipazione della parte politica e amministrativa chiamata poi a decidere su bandi, norme e stanziamenti ha limitato fortemente la portata dell’audizione.
Le organizzazioni ascoltate hanno portato esperienze operative, documentazione e proposte concrete, ma senza un interlocutore diretto in grado di dare risposte o aprire un confronto immediato sulle possibili soluzioni. È per questo che la consigliera definisce l’appuntamento un’occasione non pienamente sfruttata.
Partner, priorità e difficoltà dei territori
Nella sua valutazione, ci sono anche altri aspetti da chiarire. Massolino richiama la questione della trasparenza nella scelta dei partner dei progetti e segnala una distanza tra le aree geografiche considerate prioritarie dalla Regione e quelle indicate a livello nazionale.
Un passaggio riguarda inoltre il bando rivolto agli enti territoriali, che avrebbe raccolto risultati modesti. La lettura proposta collega questo esito alle difficoltà strutturali degli enti locali, già emerse anche in altri dossier regionali legati alla capacità di utilizzare le risorse disponibili.
Per la consigliera, quindi, non basta aumentare i capitoli di bilancio: servono anche più personale dedicato e una presenza regionale più solida nei partenariati internazionali considerati strategici. Sul tavolo resta una richiesta netta alla Giunta: aggiornare le regole, ascoltare con continuità le realtà del territorio e dare alla cooperazione uno spazio meno marginale nelle scelte del Friuli Venezia Giulia.