Cooperazione internazionale, in Friuli si riapre il confronto: Massolino punta su riforma e fondi più alti
Dopo l’audizione in VI Commissione, la consigliera regionale contesta l’assenza della Regione e chiede di aggiornare una norma ferma da 26 anni.
Nel dibattito regionale sulla cooperazione internazionale tornano al centro due questioni: le risorse disponibili e l’assetto normativo che le governa. A sollevarle è Giulia Massolino, consigliera di Patto per l’Autonomia - Civica Fvg, intervenuta dopo l’audizione della VI Commissione dedicata alle realtà del Friuli Venezia Giulia impegnate nei progetti di solidarietà e sviluppo.
La posizione espressa dalla consigliera parte da un dato politico preciso: alla seduta non erano presenti né il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, che ha la delega sul tema, né gli uffici regionali. Per Massolino questa assenza ha pesato sul confronto, perché ha lasciato senza interlocutori diretti le organizzazioni che avevano portato osservazioni e richieste operative.
Un’audizione che riapre il nodo delle priorità regionali
Nel corso della seduta sono state ascoltate associazioni e Ong del territorio attive nella cooperazione internazionale, nell’educazione alla cittadinanza globale, nella sostenibilità e nei rapporti tra comunità. Secondo Massolino, dalle testimonianze è emerso un quadro articolato, sostenuto da documentazione e proposte concrete.
La critica della consigliera non riguarda quindi il lavoro svolto dalle organizzazioni, ma l’assenza di un passaggio successivo: quello del confronto con chi, a livello politico e amministrativo, avrebbe potuto rispondere sui problemi segnalati e sulle possibili soluzioni. Da qui la definizione di “occasione persa” data alla seduta.
Una legge considerata non più adeguata
Un altro punto sollevato riguarda la normativa regionale di riferimento, che risale a 26 anni fa. Per Massolino si tratta di una cornice pensata in una fase storica molto diversa da quella attuale e quindi non più pienamente adatta a leggere gli scenari nei quali oggi si muove la cooperazione tra territori.
Nella sua valutazione, da allora sono cambiati profondamente il contesto europeo e quello internazionale: dall’allargamento dell’Unione europea alle crisi climatiche, fino ai flussi migratori e ai conflitti che interessano il continente e l’area mediterranea. Per questo la consigliera chiede di mettere mano alla legge esistente o, se necessario, di arrivare a un nuovo testo regionale.
Le risorse disponibili e il confronto sui numeri
Massolino ha richiamato anche il tema degli stanziamenti. La cifra indicata per la cooperazione internazionale in Friuli Venezia Giulia è di 1.129.000 euro all’anno, somma che, secondo quanto evidenziato dalla consigliera, sarebbe in calo rispetto al 2020.
Nel ragionamento politico portato in Commissione, questo dato viene accostato alla dimensione economica della regione, il cui Pil supera i 32,5 miliardi di euro. La consigliera richiama inoltre il riferimento internazionale dello 0,7% del reddito nazionale destinato alla cooperazione allo sviluppo, obiettivo assunto dall’Italia in sede Ocse, per sostenere che il livello attuale delle risorse regionali appare distante dalle ambizioni dichiarate.
Alla richiesta di maggiori fondi si affianca anche quella di rafforzare il personale e gli strumenti utili alla partecipazione del Friuli Venezia Giulia a partenariati internazionali considerati strategici.
Comuni, bandi e scelta dei partner
Tra le criticità indicate da Massolino c’è poi il tema della trasparenza nella selezione dei partner dei progetti internazionali. La consigliera segnala inoltre una distanza tra le aree geografiche individuate dalla Regione e quelle che risultano prioritarie a livello nazionale.
Un passaggio riguarda anche il bando rivolto agli enti territoriali, che secondo la consigliera non avrebbe prodotto i risultati attesi. La lettura proposta collega questo esito alle difficoltà operative dei Comuni, un elemento che il gruppo consiliare afferma di avere già evidenziato in passato, anche rispetto a risorse rimaste inutilizzate nelle casse degli enti locali.
La richiesta finale alla Giunta regionale è articolata su tre fronti: aprire una revisione della normativa, coinvolgere in modo continuativo le organizzazioni della società civile e aumentare in maniera significativa le somme destinate alla cooperazione internazionale. Un confronto che, per il Friuli Venezia Giulia, tocca non solo la politica estera dei territori, ma anche il ruolo che la regione intende assumere nei rapporti con l’esterno.