Contratto del comparto unico, dal Friuli il pressing del Pd: «La Regione torni al tavolo con un dossier più solido»

Dopo lo stop della Corte dei conti sulla preintesa 2022-2024, Alessandro Venanzi punta il dito contro la gestione della Giunta e richiama il tema del personale nei Comuni.

23 agosto 2026 17:48
Contratto del comparto unico, dal Friuli il pressing del Pd: «La Regione torni al tavolo con un dossier più solido» -
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Il confronto sul rinnovo del contratto del comparto unico del Friuli Venezia Giulia si riapre da un punto critico: la mancata certificazione della preintesa 2022-2024 da parte della Corte dei conti. Da qui parte l'intervento di Alessandro Venanzi, esponente del Pd Fvg e vicesindaco di Udine, che chiede alla Regione un cambio di passo nella gestione del dossier.

Nel ragionamento politico sollevato da Venanzi, la questione non riguarda soltanto il rapporto istituzionale con l'organo di controllo, ma anche le ricadute concrete sui lavoratori degli enti locali. Il riferimento è in particolare al personale dei Comuni, che da tempo viene indicato come uno degli anelli più esposti sul fronte degli organici e delle retribuzioni.

Il punto politico dopo lo stop della Corte

Secondo Venanzi, le osservazioni arrivate dalla magistratura contabile non dovevano emergere a questo stadio del percorso. A suo giudizio, la Giunta Fedriga avrebbe dovuto preparare il confronto in modo più accurato, affrontando prima gli elementi potenzialmente problematici.

Per il responsabile Enti locali del Pd Fvg, non si tratta di rilievi che possano essere liquidati come un passaggio marginale. Se il confronto con la Corte si è concluso senza il via libera atteso, sostiene, significa che la parte istruttoria e politica andava costruita con maggiore precisione.

Il tema che tocca i Comuni friulani

Nella presa di posizione dell'esponente dem c'è un forte richiamo alla realtà degli enti locali, con particolare attenzione ai dipendenti comunali. Venanzi parla di personale insufficiente nei numeri e penalizzato sotto il profilo economico, un quadro che per molti municipi del Friuli incide direttamente sulla capacità di garantire i servizi.

Da qui la richiesta di strumenti economici e finanziari in grado di rendere più attrattivo il lavoro negli enti locali e di evitare ulteriore dispersione di personale. È questo, nella sua lettura, uno dei nodi da affrontare insieme al rinnovo contrattuale fermo dopo il pronunciamento della Corte dei conti.

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Venanzi richiama anche gli impegni che, a suo dire, erano stati assunti verso i lavoratori del comparto. Dopo un'attesa durata quattro anni, afferma, quelle aspettative non possono restare sospese e serve una soluzione che dia continuità a quanto promesso.

Autonomia speciale e qualità dell'azione regionale

Nella sua valutazione, il passaggio aperto dal no alla preintesa tocca anche un piano istituzionale più ampio. Venanzi precisa di non entrare nel merito tecnico delle contestazioni, ma osserva che il modo in cui la Regione si presenta davanti agli organi di controllo è parte della credibilità con cui esercita la propria autonomia speciale.

Il vicesindaco di Udine distingue quindi il ruolo del Consiglio regionale da quello della Giunta. Se l'assemblea legislativa opera nel quadro delle prerogative statutarie, sostiene, spetta poi all'esecutivo tradurre quelle scelte in atti solidi e inattaccabili. Ed è proprio su questa fase operativa che il Pd Fvg concentra ora le critiche, chiedendo alla Regione di riaprire il confronto con basi più robuste e con l'obiettivo di non lasciare ancora in attesa il personale del comparto unico.

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