Calcio giovanile in Friuli, 24 ragazzi identificati nell’inchiesta sugli spogliatoi
L’indagine coordinata dalla Procura di Trieste riguarda un ex tecnico del Pordenonese, ora ai domiciliari. Accertamenti ancora aperti.
Ventiquattro minorenni sono stati identificati nell’ambito dell’inchiesta che sta toccando il calcio giovanile del Pordenonese e che vede al centro un ex allenatore, oggi sottoposto alla misura degli arresti domiciliari.
L’attività investigativa, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Pordenone con il coordinamento della Procura di Trieste, ha ricostruito episodi che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero avvenuti nell’arco di diversi anni, tra il 2021 e il 2026, all’interno di spogliatoi frequentati da squadre giovanili.
Il procedimento, va ricordato, si trova nella fase preliminare. Le contestazioni mosse all’indagato hanno dunque natura provvisoria e resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo.
Il lavoro degli investigatori tra società sportive e impianti
Per arrivare a individuare i ragazzi coinvolti, i militari hanno ripercorso i passaggi dell’ex tecnico nelle società calcistiche del territorio in cui aveva operato come allenatore. Da qui è partita una verifica ampia, costruita anche con il supporto dei dirigenti sportivi.
I riscontri hanno interessato 14 impianti riconducibili ad altrettanti club. Nei sopralluoghi sono stati esaminati gli spazi utilizzati dalle squadre, dagli spogliatoi alle strutture impiegate durante allenamenti e gare ufficiali.
Secondo quanto riferito dagli inquirenti, la collaborazione delle associazioni sportive è stata piena. Un elemento rilevante in una fase delicata per il movimento calcistico friulano, proprio mentre il mondo dilettantistico regionale si prepara alla stagione 2026-2027.
Da gennaio l’accelerazione dell’inchiesta
L’indagine ha avuto una svolta nei primi giorni di gennaio 2026, quando l’ex allenatore era stato arrestato in flagranza. Da quel passaggio sono partiti approfondimenti mirati sul materiale trovato nel suo telefono.
Nel dispositivo, spiegano i Carabinieri, sarebbero state rinvenute migliaia di immagini pedopornografiche. Tra queste sarebbero comparsi anche file riferiti a giovani calciatori ripresi negli spogliatoi.
Da lì il lavoro si è concentrato su tre punti: identificare i luoghi in cui sarebbero state realizzate le immagini, stabilire le società coinvolte e dare un nome ai minori ritratti.
Fotogrammi, video e identificazione dei minori
Una volta individuati gli ambienti compatibili con quelli visibili nei file sequestrati, gli investigatori hanno acquisito gli elenchi dei tesserati minorenni delle società interessate. Successivamente sono stati sentiti anche i genitori dei ragazzi.
L’incrocio tra sopralluoghi, documentazione e testimonianze ha consentito di arrivare, secondo la ricostruzione investigativa, all’identificazione certa di 24 giovani.
Nel telefono sequestrato all’indagato sarebbero stati trovati oltre 200 fotogrammi e 9 video riferibili ai minori individuati. L’ipotesi è che le riprese e le fotografie siano state effettuate senza che i ragazzi ne fossero consapevoli, sfruttando il rapporto di fiducia legato al ruolo ricoperto dall’allenatore.
Tutela delle famiglie e indagini ancora in corso
Gli accertamenti non sono chiusi e proseguono con l’obiettivo di definire in modo completo la vicenda. L’attenzione degli investigatori resta concentrata anche sulla protezione della riservatezza dei minori e sull’impatto che il caso può avere sulle loro famiglie.
L’ex allenatore si trova attualmente ai domiciliari nella propria abitazione. Anche questo provvedimento cautelare, come precisato dagli investigatori, non equivale a una responsabilità accertata in via definitiva.
Per il territorio friulano si tratta di una vicenda che tocca da vicino il mondo dello sport giovanile, chiamato ora a fare i conti con un’inchiesta pesante, mentre l’autorità giudiziaria continua a ricostruire ogni elemento utile del caso.
Fact Check
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Verificato il: 22 agosto 2026