Confine Veneto-Friuli, in Consiglio regionale torna il nodo Portogruarese: Maurmair chiede scelte condivise

Dall’audizione in V Commissione ai numeri su lavoro, servizi e popolazione: il consigliere FdI invita a partire dai territori e dalla volontà dei cittadini.

22 ottobre 2026 15:59
Confine Veneto-Friuli, in Consiglio regionale torna il nodo Portogruarese: Maurmair chiede scelte condivise -
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Il tema del rapporto tra il Portogruarese, Meduna di Livenza e il Friuli Venezia Giulia è tornato al centro del confronto politico regionale con l’audizione dei sindaci in V Commissione a Trieste. Per Prima Friuli, il punto che emerge con maggiore forza è quello evidenziato dal consigliere regionale Markus Maurmair: quando undici Comuni portano la stessa questione davanti alle istituzioni, il confronto non può essere liquidato come un fatto marginale.

Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, la discussione riguarda un’area ampia, con circa 92mila residenti, segnata da relazioni quotidiane che da tempo superano il limite formale del confine amministrativo. Il passaggio a Trieste, dopo il precedente momento di confronto a Venezia, viene letto come un segnale politico preciso: le comunità coinvolte vogliono essere ascoltate da entrambe le Regioni.

Il nodo politico visto dal Friuli Venezia Giulia

Maurmair ha chiarito che il Friuli Venezia Giulia, a suo giudizio, non si muove in una logica di contrapposizione verso il Veneto. Il punto, ha spiegato, è un altro: se sindaci e cittadini sollevano una questione che tocca identità, servizi e organizzazione territoriale, le istituzioni devono affrontarla senza chiusure preventive.

Nel suo intervento il consigliere ha insistito su un criterio di metodo: prima dei posizionamenti politici, servono dati, storia e ascolto delle amministrazioni locali. Da qui l’idea che l’eventuale evoluzione futura debba maturare nei territori interessati, non essere calata dall’alto.

I numeri che descrivono un’area intrecciata con il Friuli

Tra gli elementi richiamati ci sono quelli demografici. Nel periodo compreso fra il 2002 e il 2024, le iscrizioni anagrafiche dal Friuli Venezia Giulia verso gli undici Comuni considerati sono state 10.148, mentre nella direzione opposta le cancellazioni hanno raggiunto quota 11.913. Il saldo indicato da Maurmair è quindi negativo per 1.765 persone.

Il fenomeno, ha osservato, interessa l’intero comprensorio ma assume un peso particolare in centri come Portogruaro, San Michele al Tagliamento e Concordia Sagittaria. Nello stesso quadro si inserisce anche il calo della popolazione registrato nell’ultimo decennio, stimato attorno al 3 per cento, insieme a una diminuzione ancora più marcata della fascia tra zero e 14 anni, vicina al 18 per cento.

Un altro dato richiamato è quello del lavoro. Nel 2021 quasi 6mila residenti del Portogruarese si sono spostati per lavorare in Friuli Venezia Giulia, mentre poco meno di 4mila friulani hanno compiuto il tragitto inverso. Per Maurmair questo squilibrio conferma quanto il legame economico e occupazionale tra le due aree sia già molto forte.

Nel dettaglio, Portogruaro presenta 1.148 residenti occupati in Friuli Venezia Giulia, con un saldo negativo di 514 unità; a Concordia Sagittaria i lavoratori in uscita sono 570 contro 157 in entrata; a Cinto Caomaggiore 437 contro 140. L’eccezione indicata è San Michele al Tagliamento, che mostra un saldo positivo di 124 persone, sostenuto dal peso turistico di Bibione. Nel complesso l’area conta 11.393 imprese e quasi 10 milioni di presenze turistiche annue, con 37.477 addetti e una crescita occupazionale del 18,6 per cento in dieci anni.

Servizi, bilanci comunali e riferimenti storici

Nell’analisi proposta dal consigliere rientra anche il confronto sui conti dei Comuni. Considerando la media 2022-2024, nel Portogruarese, esclusi Caorle e San Michele al Tagliamento, le entrate correnti ammontano a 867 euro per abitante. Il raffronto portato in Commissione è con i Comuni friulani di confine del Pordenonese, a 1.308 euro, e con quelli dell’Udinese, a 1.520.

Lo stesso andamento riguarda le spese correnti, ferme a 764 euro per abitante nell’area analizzata, contro 1.145 e 1.360 nei due riferimenti friulani. Lo scarto, ha sottolineato Maurmair, pesa soprattutto nei capitoli legati al sociale, ma coinvolge anche scuola, politiche giovanili e sport.

Accanto ai numeri, il consigliere ha richiamato i legami storici e culturali con il Friuli. Sette degli undici Comuni sono friulanofoni e rientrano nelle tutele previste dalla legge 482 del 1999. Dieci fanno parte della Diocesi di Concordia-Pordenone, il tribunale di riferimento è Pordenone e il servizio idrico è affidato a Livenza Tagliamento Acque, la stessa società che opera anche in molti Comuni del Pordenonese. Anche scuola, sanità e trasporto pubblico, secondo questa lettura, mostrano da tempo connessioni strette con il sistema friulano.

Le ipotesi sul tavolo e il caso ancora aperto di Cinto

Quanto alle possibili strade, Maurmair ne ha indicate tre. La prima è lasciare che sia la Regione Veneto a gestire direttamente il dossier. La seconda guarda a strumenti di cooperazione come i patti di confine, richiamando il modello nato con l’Accordo di Milano del 2009, che ha consentito interventi finanziati nei Comuni confinanti di Veneto e Lombardia attraverso l’intesa con le Province autonome di Trento e Bolzano.

La terza ipotesi è quella che passa dalle decisioni autonome dei sindaci e dei Consigli comunali, con l’eventuale avvio del percorso previsto dall’articolo 132 della Costituzione. Maurmair ha ricordato alcuni precedenti, fra cui Sappada, oltre ai casi di Alta Valmarecchia, Montecopiolo e Sassofeltrio.

Nella riflessione resta centrale Cinto Caomaggiore. Nel marzo 2006, ha ricordato il consigliere, il 91,5 per cento dei votanti si espresse a favore del passaggio al Friuli Venezia Giulia. A distanza di quasi vent’anni, quel pronunciamento attende ancora una risposta definitiva del Parlamento. Per Maurmair, al di là dell’esito finale, una comunità che si è espressa in modo così netto ha diritto a un chiarimento istituzionale. Ed è proprio da qui che, per il Friuli, il confronto torna ad assumere un valore che supera i confini formali delle mappe.

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