Confine friulano-veneto, in Consiglio regionale si riapre il dossier sui Comuni che guardano al Fvg

Audizione in V Commissione a Trieste: amministratori del Portogruarese e del Veneto orientale chiedono più integrazione con il Friuli Venezia Giulia.

22 ottobre 2026 14:53
Confine friulano-veneto, in Consiglio regionale si riapre il dossier sui Comuni che guardano al Fvg -
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Non è un tema nuovo, ma a Trieste è tornato con forza nel dibattito politico regionale: quello dei Comuni del Veneto orientale che, per servizi, relazioni e vita quotidiana, gravitano già da anni sull'area friulana. In V Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia si è discusso delle richieste e delle prospettive avanzate da diversi amministratori locali dei territori confinanti.

Al centro dell'audizione, presieduta da Diego Bernardis, c'erano le istanze di municipi che chiedono di affrontare in modo concreto le differenze che oggi pesano su cittadini e imprese dei due lati del confine. All'incontro ha partecipato anche l'assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti.

Un'area che vive già in rapporto con il Friuli

L'iniziativa è stata promossa dal consigliere regionale Markus Maurmair, che ha portato all'attenzione della Commissione una realtà fatta di collegamenti consolidati con il Friuli occidentale. I Comuni coinvolti sono Annone Veneto, Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, Pramaggiore, San Michele al Tagliamento, San Stino di Livenza, Teglio Veneto e Caorle, anche se quest'ultimo non era presente.

Nel corso del confronto è stato ricordato come i legami non siano soltanto geografici. Pesano i rapporti con il Tribunale di Pordenone, la comune appartenenza alla diocesi di Concordia-Pordenone, la tutela della minoranza linguistica friulana e collaborazioni già avviate in settori come trasporto pubblico locale e sistema idrico integrato.

Le strade sul tavolo: accordi o cambio di Regione

La discussione non si è fermata alla fotografia dell'esistente. In Commissione sono state richiamate anche le ipotesi elaborate in uno studio della fondazione Think Tank Nord Est. Le opzioni considerate sono tre: lasciare invariato l'assetto attuale, costruire intese territoriali tra Regioni oppure arrivare a un referendum comunale per il passaggio al Friuli Venezia Giulia.

Secondo le stime illustrate, un eventuale ingresso di questi territori nel Fvg avrebbe effetti anche sui numeri regionali: popolazione e superficie crescerebbero di quasi l'8%, mentre il valore aggiunto salirebbe del 7,5%. Sul fronte delle entrate, la previsione indica circa 172 milioni di euro in più dalla compartecipazione Irpef e altri 18,5 milioni dall'addizionale regionale, oltre alle ulteriori quote legate a Iva e Ires.

Per i Comuni oggi in Veneto, l'interesse viene collegato soprattutto ai vantaggi garantiti dall'autonomia speciale del Friuli Venezia Giulia: maggiore capacità di spesa per gli enti locali e accesso a misure che riguardano, tra l'altro, carburanti, prima casa ed efficientamento energetico.

Le voci degli amministratori del Veneto orientale

Dalle audizioni è emersa una linea comune: il confine amministrativo non rispecchia più, secondo i sindaci intervenuti, la rete reale di relazioni del territorio. Giacomo Gasparotto, sindaco di Gruaro, ha sottolineato la continuità del mandamento di Portogruaro con il Pordenonese e la distanza, invece, da Venezia, chiedendo un impegno istituzionale che non lasci cadere la questione.

Sulla stessa lunghezza d'onda Luigi Toffolo, sindaco di Portogruaro, che ha parlato di un disagio avvertito prima di tutto dalla popolazione. Gianluca Falcomer, sindaco di Cinto Caomaggiore, ha richiamato invece il precedente del 2006, quando nel suo Comune il referendum sul passaggio al Fvg ebbe esito favorevole, senza però approdare a una conclusione parlamentare.

Falcomer ha insistito sul fatto che tra l'area di Portogruaro e il Pordenonese esiste da tempo una saldatura nei servizi, nella scuola, nella sanità e nella vita culturale. Un legame che, secondo la sua lettura, potrebbe rafforzarsi ulteriormente negli anni a venire anche alla luce del calo demografico.

La questione economica e il nodo politico

Tra gli interventi, quello del sindaco di Meduna di Livenza, Arnaldo Pitton, ha messo l'accento sulle difficoltà economiche dei territori veneti di confine e sulla spinta, presente tra i cittadini, verso un possibile passaggio al Friuli Venezia Giulia. Un elemento che aggiunge peso pratico a un confronto spesso letto solo in chiave istituzionale.

In audizione sono intervenuti anche due consiglieri regionali del Veneto. Rosanna Conte ha indicato come possibile via quella di intese economiche tra le due Regioni per ridurre gli squilibri, mentre Alessio Morosin ha proposto una riflessione più ampia, immaginando una macroregione autonoma delle Venezie.

Per il Friuli Venezia Giulia, il tema resta delicato ma tutt'altro che teorico. La seduta di Commissione ha rimesso al centro una domanda che riguarda da vicino anche il Pordenonese e l'area di confine: come governare territori che, pur separati sulla carta, condividono già una parte rilevante della loro vita quotidiana.

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