Comuni del Veneto interessati al Fvg, da Trieste l’invito a partire dalle comunità

Dopo il passaggio in Commissione, Serena Pellegrino chiede che il confronto non si fermi ai vantaggi economici e richiama il caso Sappada.

22 ottobre 2026 15:41
Comuni del Veneto interessati al Fvg, da Trieste l’invito a partire dalle comunità -
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Nel dibattito sui municipi veneti che guardano al Friuli Venezia Giulia, la posizione espressa in Consiglio regionale è netta: prima dei conti e delle convenienze, vanno considerate le persone, i rapporti tra territori e l’identità delle comunità coinvolte.

A sostenerlo è Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, intervenuta dopo l’audizione in V Commissione dei rappresentanti dei Comuni del Veneto che hanno manifestato interesse verso un eventuale ingresso nel Fvg.

Il punto politico emerso in Commissione

Secondo Pellegrino, la discussione non dovrebbe essere ridotta a una gara tra risorse disponibili o benefici di bilancio. Il nodo, osserva, riguarda piuttosto la volontà espressa dai cittadini, la continuità geografica e quei legami culturali e linguistici che spesso spiegano meglio di ogni altro elemento il rapporto tra una comunità e il proprio riferimento istituzionale.

Per Prima Friuli il tema ha un rilievo particolare perché tocca il rapporto tra confini amministrativi e vita concreta dei territori, soprattutto nelle aree dove relazioni storiche e sociali superano da tempo le linee tracciate sulle carte.

Il richiamo al caso Sappada

Nel suo intervento, la consigliera ha riportato l’esempio di Sappada, indicandolo come un precedente significativo. Ha ricordato di aver sostenuto quel percorso quando era deputata, spiegando che la scelta nasceva dal rispetto dell’esito referendario, anche se quel Comune non apparteneva politicamente al suo campo.

Il riferimento serve a marcare un principio: decisioni di questo tipo, quando incidono sull’appartenenza di una comunità, andrebbero affrontate con coerenza istituzionale e non lette attraverso la sola convenienza del momento.

Non solo attrattività economica

Pellegrino riconosce che il peso economico del Friuli Venezia Giulia entri inevitabilmente nel confronto. Tuttavia, avverte che né l’eventuale maggiore disponibilità di risorse né il possibile contributo dei territori interessati possono bastare, da soli, a motivare un passaggio di confine regionale.

La richiesta, nella sua lettura, andrebbe invece collocata dentro una visione più ampia, capace di tenere insieme relazioni tra comunità e prospettive condivise di sviluppo territoriale.

Il rapporto tra periferie e capoluogo veneziano

Dall’audizione, aggiunge la consigliera, emerge anche un’altra questione: il legame tra Venezia e i Comuni della Città metropolitana. Il tema riguarda il livello di rappresentanza garantito ai centri più lontani dal capoluogo, la qualità dei servizi e la distribuzione delle risorse.

Si tratta di un passaggio che va oltre il singolo caso e chiama in causa un problema più generale, presente anche in altre parti d’Italia: quanto gli assetti amministrativi riescano davvero a rispondere alle esigenze dei territori periferici.

L’interrogativo sull’autonomia differenziata

Nella riflessione di Pellegrino entra anche un elemento politico di prospettiva. La domanda posta è se, in uno scenario di autonomia differenziata per il Veneto, queste richieste resterebbero immutate oppure assumerebbero un significato diverso.

Per la consigliera, il quesito può aiutare a chiarire le ragioni più profonde che spingono alcuni Comuni a guardare al Friuli Venezia Giulia, distinguendo tra motivazioni contingenti e scelte destinate a reggere nel tempo.

La linea indicata, in conclusione, è quella di un confronto istituzionale rigoroso, costruito ascoltando i territori. Per Pellegrino, ogni valutazione sul futuro di questi Comuni deve partire dalla volontà delle comunità interessate e dai loro legami storici, culturali e territoriali.

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