Cinema muto, a Pordenone una domenica tra rarità ritrovate e il tributo serale a Marshall Neilan
Il 4 ottobre il festival attraversa restauri, musica dal vivo, focus sul Giappone e un omaggio conclusivo al regista americano con “Her Wild Oat”.
Non sarà soltanto una serata celebrativa a segnare il programma di domenica 4 ottobre alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone. Il cartellone costruito per il Teatro Verdi mette insieme riscoperte d’archivio, giovani musicisti del territorio, un percorso dedicato all’immaginario femminile e, in chiusura, un omaggio a Marshall Neilan.
Per il pubblico friulano il momento centrale arriva alle 21, quando viene proiettato Her Wild Oat, commedia del 1927 affidata a Colleen Moore e proposta in versione restaurata dall’Academy Film Archive. Ad accompagnare la proiezione ci sarà dal vivo Donald Sosin, presenza ben conosciuta agli appassionati del festival.
La chiusura di giornata guarda alla Hollywood degli anni Venti
La scelta di dedicare il titolo serale a Neilan riporta l’attenzione su un autore che oggi circola meno di altri grandi nomi del muto, ma che ebbe un peso notevole nell’industria americana del decennio. Regista rapido, versatile, capace di muoversi tra registri molto diversi, fu tra i professionisti più richiesti del suo tempo.
La sua carriera, però, non seguì una linea senza scosse. Ai riconoscimenti si affiancarono tensioni con i produttori, il tentativo di lavorare in autonomia con una propria società e un percorso personale segnato anche dall’alcolismo. Tra le testimonianze più note restano quelle delle star che lo conobbero da vicino: Mary Pickford lo considerava il suo regista preferito, mentre Gloria Swanson e la stessa Colleen Moore ne ricordavano il fascino e il temperamento difficile.
In Her Wild Oat, realizzato nella fase finale degli anni Venti, Moore interpreta una giovane donna dell’East Side newyorkese che immagina un salto di classe. La struttura è quella della commedia degli equivoci, sostenuta da un ritmo veloce e dal profilo della flapper, figura simbolica di un’epoca che stava ridefinendo costumi e modelli femminili.
La mattina del festival parte da Pola Negri
La domenica del festival comincia alle 10 con due titoli legati a Pola Negri, artista polacca che attraversò cinema, danza e spettacolo. Il primo è Die Marchesa D'Armiani di Alfred Halm, film del 1920 a lungo ritenuto perduto e oggi visibile solo nella sua prima parte, recuperata da una copia di distribuzione danese conservata in ottime condizioni e presentata dal Filmarchiv Austria.
A seguire c’è Bestia, girato nel 1917 e considerato il maggiore successo dello Studio Sfinks di Varsavia diretto da Aleksander Hertz. In questo lavoro prende forma il personaggio di femme fatale che avrebbe segnato la parabola artistica di Pola Negri. Al centro dell’interesse degli studiosi resta anche la celebre danza Apache, sequenza dal forte impatto scenico che potrebbe essere stata rielaborata per il mercato internazionale accentuandone la componente sensuale.
Il valore di questa proiezione passa anche dalla sopravvivenza materiale delle copie: quelle polacche di Bestia furono distrutte durante la seconda guerra mondiale, mentre sono arrivate fino a oggi solo le versioni destinate all’estero.
Spazio ai ragazzi di Cordenons e all’Ensemble Armonia
Nel primo pomeriggio, alle 14, entra in scena anche una componente fortemente locale del programma. “A colpi di note”, progetto ideato e coordinato dalla professoressa Maria Luisa Sogaro, porta infatti al festival gli allievi della Scuola di Musica della Città di Cordenons e dell’Ensemble Armonia.
I giovani musicisti hanno selezionato tre cortometraggi comici e ne hanno scritto la colonna sonora da eseguire dal vivo. Il personaggio scelto per questa edizione è KoKo, il clown creato da Max Fleischer, in film messi a disposizione dalla Cineteca del Friuli. Per Pordenone e per il territorio è uno dei passaggi che meglio raccontano il legame tra il festival e la formazione musicale locale.
Donne, medicina e sguardi del cinema d’epoca
Alle 15 il programma cambia registro con “Follia femminile”, sezione che propone il capitolo Donne folli: dalla medicina al melodramma. La selezione mette accanto materiali girati all’interno dell’ospedale della Salpêtrière di Parigi e frammenti realizzati dal neurologo italiano Vincenzo Neri.
Il percorso mostra come il cinema e la documentazione medico-scientifica abbiano rappresentato l’isteria, reale o presunta, con un linguaggio spesso segnato da letture patologiche. A controbilanciare questo sguardo arriva Das Versuchskaninchen (La Cavia), film tedesco del 1917 in cui Asta Nielsen usa l’ironia per ribaltare il patriarcato, il ruolo dei medici e l’ambiente ospedaliero.
Nel tardo pomeriggio il focus si sposta sul Giappone
Alle 16.45 la rassegna porta il pubblico verso un altro capitolo storico, con una scelta di cortometraggi di propaganda prodotti durante la seconda guerra cino-giapponese. Si tratta di materiali sopravvissuti soltanto in piccolo formato e successivamente assemblati da Yoneo Ota, fondatore del Toy Film Museum di Kyoto.
Il montaggio costruito da Ota rilegge queste immagini capovolgendone il senso originario e trasformandole in una riflessione contro la deriva bellica. Nell’antologia compaiono anche i funerali dell’imperatore Yoshihito nel 1926, l’incoronazione di Hirohito nel 1928, la presenza di Hitler e Mussolini e le immagini dell’attacco a Pearl Harbour del 1941.
La giornata del 4 ottobre conferma così il respiro internazionale delle Giornate del Cinema Muto e, insieme, il suo radicamento in Friuli. Tra restauri, studio storico e partecipazione dei giovani musicisti del territorio, Pordenone si ritaglia ancora una volta un ruolo centrale per chi segue il cinema delle origini.