Castello di Udine, la Sala Parlamento torna al centro del dibattito culturale friulano

Nel sopralluogo con ARLeF e Fogolâr Civic rilanciata la richiesta di valorizzare la storica sala come luogo istituzionale in vista degli 800 anni del Parlamento friulano.

10 agosto 2026 09:52
Castello di Udine, la Sala Parlamento torna al centro del dibattito culturale friulano -
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Più che una semplice visita culturale, quella andata in scena al Castello di Udine ha riportato in primo piano una questione che riguarda l'identità storica del Friuli: quale ruolo deve avere oggi la Sala Parlamento, spazio simbolico di una delle più antiche esperienze rappresentative europee.

Domenica 9 agosto 2026 il presidente dell'ARLeF, Eros Cisilino, ha preso parte al percorso nel maniero cittadino insieme al presidente del Fogolâr Civic di Udin, Alberto Travain. L'incontro ha offerto l'occasione per rileggere il significato civile e istituzionale di un ambiente che, secondo il sodalizio udinese, non dovrebbe essere percepito soltanto come sede museale o cornice espositiva.

Il tema arriva in un momento particolare, perché si avvicina il traguardo degli 800 anni della più antica attestazione documentaria del Parlamento della Patria del Friuli. Da qui l'insistenza sulla necessità di restituire alla sala una narrazione capace di mettere al centro la sua funzione nella storia politica del territorio.

Un luogo simbolo per la storia friulana

Nel corso della visita, Travain ha accompagnato Cisilino attraverso i riferimenti storici legati alle riunioni dell'antica assemblea friulana, ricordando anche il legame con la ricorrenza di san Lorenzo, giornata alla quale per secoli fu associata la convocazione del Parlamento a Udine.

Secondo la lettura proposta dal Fogolâr Civic, la Sala Parlamento conserva un valore che va oltre l'interesse artistico. In quello spazio, infatti, si concentra una parte importante della memoria civile friulana, con riflessi che toccano non solo Udine ma l'intero Friuli Venezia Giulia e l'area dell'Alpe Adria.

Durante il percorso sono stati richiamati anche i meccanismi cerimoniali dell'assemblea, la composizione delle sue componenti e il peso politico che quell'istituzione ebbe nel tempo. Un'attenzione particolare è stata riservata agli affreschi della sala, interpretati come testimonianze di cultura civica oltre che come patrimonio decorativo.

La critica all'uso espositivo della sala

Uno dei punti più netti emersi nell'incontro riguarda l'utilizzo attuale della Sala Parlamento. Travain ha espresso una posizione critica verso la trasformazione dell'ambiente in spazio per mostre e allestimenti, ritenendo che questa scelta finisca per attenuarne il significato originario.

L'idea sostenuta dal Fogolâr Civic è diversa: prima ancora di essere letta come sala storica o artistica, quella sede dovrebbe essere presentata al pubblico per ciò che rappresentò sul piano istituzionale. In altre parole, non un semplice contenitore, ma un luogo che è esso stesso parte del racconto storico del Friuli.

Nella riflessione proposta durante la visita è stato ricordato anche il lungo sviluppo del Parlamento friulano, dalle origini fino alla sua conclusione, con il richiamo al ruolo che l'assemblea ebbe in età patriarcale, quando arrivò a esprimere un peso rilevante nella formazione delle deliberazioni legislative.

Dalla Sala degli Stemmi il richiamo alle Costituzioni del 1366

Il sopralluogo è proseguito poi nella Sala degli Stemmi, dove Travain ha indicato il blasone di Marquardo di Randek, il patriarca legato alla promulgazione delle Costituzioni friulane del 1366. Quel passaggio è stato richiamato come uno snodo decisivo nella storia giuridica regionale.

Secondo quanto evidenziato dal presidente del Fogolâr Civic, proprio quello stemma meriterebbe una collocazione di maggiore evidenza all'ingresso del percorso dedicato al Parlamento, così da accogliere i visitatori con un riferimento immediato a una figura centrale nella storia istituzionale friulana.

Al termine della visita, Cisilino si è detto colpito dal valore storico e civile della sala. L'incontro, oltre al significato simbolico, riapre così una discussione concreta sulla valorizzazione del Castello di Udine e su come preparare, con una lettura più consapevole dei luoghi, l'appuntamento con gli otto secoli della tradizione parlamentare friulana.

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