Caso Matteo Pittana, la madre dopo l’udienza: «Serve tutta la verità su quella notte»

A Udine il dolore della famiglia si intreccia alle deposizioni ascoltate in aula: al centro le versioni date ai carabinieri e il nodo dei soccorsi mancati.

14 settembre 2026 13:53
Caso Matteo Pittana, la madre dopo l’udienza: «Serve tutta la verità su quella notte» -
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La famiglia di Matteo Pittana guarda alle ultime testimonianze ascoltate in tribunale come a un passaggio decisivo per chiarire i punti rimasti aperti sulla notte dell’incidente. Dopo l’udienza di venerdì, la madre Rosita è tornata a ribadire una richiesta precisa: capire fino in fondo che cosa sia successo e perché, in quei momenti, non sia emersa subito la presenza del figlio nell’auto.

Nel procedimento entrano ora con maggiore peso i racconti dei carabinieri intervenuti e di un residente della zona, indicato come Oreste, che quella notte avrebbe avuto un contatto diretto con i due giovani. Per i genitori, quanto emerso in aula rafforza la necessità di tornare anche sul tema dell’omissione di soccorso.

Le deposizioni ascoltate a Udine

Rosita ha spiegato che, per la famiglia, l’udienza non ha portato tanto elementi inattesi quanto piuttosto un consolidamento di circostanze già ritenute centrali. Sentire quei passaggi dalla voce dei testimoni, però, ha avuto un impatto diverso rispetto alla semplice lettura degli atti.

La madre di Matteo ha parlato di particolari mai percepiti prima con la stessa nettezza. È questo, ha detto, ad aver reso il momento particolarmente pesante sul piano umano, oltre che giudiziario.

Tra i punti richiamati c’è il comportamento dei due ragazzi che si trovavano in auto con Matteo e ciò che avrebbero riferito inizialmente ai militari, senza indicare subito che con loro ci fosse anche un terzo giovane.

Il nodo della prima versione fornita ai militari

Uno degli aspetti più discussi riguarda la spiegazione che sarebbe stata data per giustificare il fatto che i due fossero completamente bagnati. In aula è stato ricordato che, in un primo momento, avrebbero parlato di una scommessa e di un bagno nel Tagliamento.

Secondo la ricostruzione ripresa durante l’intervista, solo in un secondo tempo sarebbero emersi l’incidente e gli altri elementi collegati a quella notte. La famiglia insiste proprio su questo snodo: capire per quale ragione sia stata fornita una versione iniziale diversa e perché il nome di Matteo non sia stato subito indicato.

Rosita interpreta quel comportamento come un tentativo di sottrarsi alle conseguenze dei fatti, pur precisando di non poter sapere che cosa i due giovani abbiano realmente deciso o pensato in quei momenti. Da qui la richiesta di ascoltare la loro versione in maniera piena davanti al giudice.

Il racconto del residente e il tema dei soccorsi

Un altro passaggio ritenuto importante riguarda la testimonianza del residente della zona. Secondo quanto richiamato nel corso del collegamento, i due ragazzi avrebbero suonato alla sua abitazione e, di fronte all’ipotesi di chiamare un’ambulanza, si sarebbero poi allontanati.

Per la famiglia Pittana, anche questo elemento contribuisce a ricostruire i minuti successivi all’incidente: chi sapesse cosa, quali richieste siano state fatte e quali informazioni non siano state riferite nell’immediatezza.

È su questo terreno che i genitori ritengono necessario un ulteriore approfondimento giudiziario. L’obiettivo dichiarato resta quello di accertare eventuali responsabilità e di chiarire se ci siano stati comportamenti che abbiano inciso sulla possibilità di prestare aiuto.

Il dolore della madre e le prossime tappe

Nel suo intervento, Rosita ha dato voce anche alla dimensione più intima della vicenda. Ha descritto come devastante il momento in cui una madre riceve la notizia della morte di un figlio, spiegando che non si tratta soltanto di paura, ma di qualcosa di ancora più profondo e lacerante.

Alle parole sul processo ha affiancato un appello alla responsabilità personale, sottolineando quanto sia importante non voltarsi dall’altra parte quando qualcuno si trova in difficoltà. Per la famiglia, la ricerca della verità riguarda insieme giustizia, memoria e rispetto per Matteo.

Il calendario ricordato dopo l’udienza prevede una nuova data il 29 ottobre e la sentenza attesa per il 12 novembre. Rosita ha confermato che, insieme al legale, la famiglia intende valutare tutti i passaggi necessari per chiedere che venga riesaminato anche il capitolo dell’omissione di soccorso.

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