Case popolari in Friuli Venezia Giulia, l’opposizione incalza: “Subito un piano pluriennale e nuova guida per le Ater”

Moretti e Bullian riportano al centro l’emergenza abitativa regionale: migliaia di domande aperte e oltre 5.500 alloggi non occupati.

20 ottobre 2026 11:15
Case popolari in Friuli Venezia Giulia, l’opposizione incalza: “Subito un piano pluriennale e nuova guida per le Ater” -
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Il tema della casa torna a pesare nel dibattito regionale in Friuli Venezia Giulia, dove i numeri degli alloggi pubblici disponibili e delle famiglie in graduatoria continuano ad alimentare il confronto politico. A rilanciare la questione sono i consiglieri regionali Diego Moretti del Partito Democratico ed Enrico Bullian di Casa Civica, che chiedono un cambio di passo sia sul fronte degli interventi sia su quello dell’organizzazione delle Ater.

Al centro della loro presa di posizione ci sono due dati che, secondo i consiglieri, fotografano una criticità strutturale: circa 9mila nuclei familiari in attesa di una casa Ater e 5.529 appartamenti attualmente sfitti. Un quadro che, a loro giudizio, dovrebbe diventare una priorità politica già nei prossimi passaggi di bilancio della Regione.

La casa torna al centro del confronto regionale

Moretti e Bullian richiamano anche quanto emerso dagli interventi dei rappresentanti sindacali degli inquilini, ritenendo che le loro osservazioni confermino le difficoltà già segnalate nei giorni scorsi, a partire dalla situazione dell’Isontino. Ma, sottolineano, il problema non riguarda solo quell’area: la pressione abitativa e le inefficienze del sistema si estendono all’intero territorio del Friuli Venezia Giulia.

Secondo i due esponenti dell’opposizione, i bilanci delle Ater mostrano sì un impegno economico importante da parte della Regione, ma non ancora sufficiente a produrre risultati adeguati rispetto ai bisogni. Il nodo, nella loro lettura, non è soltanto la quantità delle risorse stanziate, ma anche la capacità di tradurle rapidamente in alloggi recuperati e resi disponibili.

Il nodo del recupero degli alloggi vuoti

Una parte rilevante della critica riguarda la gestione delle politiche abitative e il coordinamento tra i vari soggetti coinvolti. Moretti e Bullian contestano la scelta di affidare alle Ater il tavolo di coordinamento previsto dalla legge regionale 6/2026, sostenendo che sarebbe stato più opportuno un presidio diretto della Regione, in quanto ente di riferimento sul piano territoriale e istituzionale.

Nel loro ragionamento pesa anche l’andamento disomogeneo delle quattro aziende territoriali. Le performance, osservano, cambiano da zona a zona, mentre nel frattempo restano da utilizzare fondi regionali, statali e risorse del Pnrr destinate al recupero e al riatto di numerosi immobili pubblici. Da qui l’idea che il sistema proceda con velocità diverse e senza un indirizzo sufficientemente forte e uniforme.

Le richieste alla prossima manovra regionale

Per i due consiglieri la prossima Legge di stabilità dovrebbe inserire al primo posto un programma straordinario di edilizia pubblica con orizzonte pluriennale. La proposta comprende il recupero degli appartamenti già esistenti, un piano di alienazione delle unità vuote legato però alla garanzia di affitti calmierati e un rafforzamento del patrimonio abitativo pubblico nelle aree a maggiore densità residenziale.

La richiesta, in sostanza, è quella di uscire dalla logica degli interventi frammentati per passare a una strategia più ampia, capace di rispondere sia all’emergenza delle liste d’attesa sia alla necessità di rimettere in circolo immobili che oggi non sono utilizzati. Per Prima Friuli si tratta di un tema che tocca da vicino molte comunità del territorio, dove il diritto alla casa resta una delle questioni sociali più sensibili.

La proposta di rivedere la guida delle Ater

Accanto al piano sulla casa, Moretti e Bullian chiedono anche una revisione dell’assetto di vertice delle Ater del Friuli Venezia Giulia. Nel mirino c’è il ritorno ai consigli di amministrazione, definito dai consiglieri una scelta che non avrebbe portato benefici concreti al funzionamento del sistema.

La loro indicazione è quella di tornare al modello con amministratore unico e direttore a tempo pieno per ciascuna delle quattro Ater, senza incarichi condivisi tra più realtà. Un’impostazione che, nelle loro intenzioni, dovrebbe rendere più lineare la catena decisionale e accelerare l’attuazione degli interventi necessari per ridurre il divario tra case disponibili e famiglie che aspettano una risposta.

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