Casa e affitti in Friuli Venezia Giulia, Patto per l’Autonomia punta a modifiche sul ddl regionale
In Commissione il confronto sulla nuova disciplina abitativa: chieste più funzioni per Ambiti e Terzo settore, con attenzione anche alle aree interne del Friuli
Il punto, per chi segue il dossier casa in Friuli Venezia Giulia, non è solo riscrivere una legge ma capire se i nuovi strumenti potranno funzionare davvero nei territori. È da questa impostazione che Patto per l’Autonomia - Civica Fvg interviene sul disegno di legge 80, ora all’esame della IV Commissione consiliare, chiedendo alcuni correttivi sulla futura organizzazione delle politiche abitative regionali.
Nel confronto sono intervenuti la consigliera regionale Giulia Massolino e il capogruppo Massimo Moretuzzo, che considerano il riordino del settore un passaggio importante, ma mettono in guardia su alcuni nodi operativi. Secondo i due esponenti, senza un impianto più aderente alla realtà di Comuni, Ambiti e soggetti sociali, la riforma rischia di non incidere come necessario.
Il tema tocca da vicino anche il Friuli, dove la questione abitativa si intreccia con la tenuta delle comunità locali. Giovani e famiglie faticano a trovare alloggi in locazione a costi accessibili, mentre in diverse zone restano immobili vuoti o poco utilizzati, in alcuni casi in condizioni di deterioramento.
Il paradosso degli alloggi vuoti e della domanda che cresce
Nella lettura proposta da Massolino e Moretuzzo, il quadro regionale presenta una contraddizione evidente: da una parte c’è un patrimonio abitativo che non viene messo a disposizione, dall’altra aumentano le difficoltà per chi cerca una casa con canoni sostenibili. Una frattura che pesa in modo particolare nei territori più fragili e meno centrali.
Tra le aree richiamate dai consiglieri c’è la Carnia, indicata come uno dei contesti in cui il problema emerge con maggiore forza. Qui la questione della casa si somma ad altri fattori strutturali, come il lavoro e i servizi, che incidono sulla possibilità di trattenere residenti e renderne attrattivo il ritorno o l’arrivo di nuovi abitanti.
Per Patto per l’Autonomia, l’accesso all’abitare non è quindi un capitolo separato, ma uno degli elementi che influenzano l’equilibrio demografico e sociale del Friuli Venezia Giulia. Se mancano soluzioni praticabili, sostengono, aumenta il rischio di spopolamento e si indebolisce la capacità del territorio di restare competitivo e vivibile.
I rilievi sul disegno di legge 80
Nel merito del testo, i due esponenti regionali riconoscono che il ddl riprende aspetti considerati positivi della legge regionale 1 del 2016. La valutazione complessiva, però, non esclude la richiesta di modifiche su alcuni passaggi ritenuti decisivi per l’attuazione concreta.
L’osservazione principale riguarda i tavoli territoriali previsti dal provvedimento. Il loro coordinamento è affidato alle Ater, con il coinvolgimento dei Comuni, ma proprio questo assetto viene giudicato problematico. Massolino e Moretuzzo ritengono infatti che, nelle condizioni attuali, né le Ater né le amministrazioni locali abbiano margini sufficienti per sostenere in modo davvero propositivo questo compito.
Da qui la preoccupazione che il nuovo impianto normativo possa avere difficoltà a tradursi rapidamente in risultati tangibili. In sostanza, la richiesta è di costruire un meccanismo più realistico sotto il profilo organizzativo, capace di reggere anche quando la pressione abitativa cresce e servono risposte tempestive.
La proposta: più spazio a coprogettazione e rete sociale
Secondo Patto per l’Autonomia, una strada più efficace passa attraverso un coinvolgimento strutturato del Terzo settore, comprese cooperative e associazioni, insieme agli Ambiti territoriali. Nella loro impostazione, questi soggetti possono offrire una lettura più vicina ai bisogni reali delle persone e contribuire a dare continuità agli interventi.
L’idea è rafforzare modelli di coprogettazione e di housing sociale, così da affiancare alla norma una rete capace di lavorare sul campo. Per i due consiglieri, questo approccio permetterebbe di organizzare servizi più flessibili e meglio calibrati sulle necessità che emergono nei diversi contesti locali.
Il passaggio in IV Commissione prosegue quindi dentro un confronto che non riguarda soltanto l’impianto giuridico della riforma, ma anche la sua effettiva praticabilità. Per Massolino e Moretuzzo, il banco di prova sarà tutto qui: trasformare il riordino delle politiche abitative in strumenti concreti, soprattutto nelle zone del Friuli Venezia Giulia dove case inutilizzate e domanda insoddisfatta continuano a convivere.