Aviano prepara la protonterapia: al CRO arriva il sistema che aprirà ai primi trattamenti nel 2027

Installato nel bunker il gantry da 75 tonnellate. Il progetto vale 38,5 milioni e punta a rafforzare il ruolo del CRO per il Friuli e oltre confine.

18 agosto 2026 20:26
Aviano prepara la protonterapia: al CRO arriva il sistema che aprirà ai primi trattamenti nel 2027 -
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Il passaggio decisivo, ad Aviano, non è solo di cantiere: è uno dei momenti che rendono concreta una delle opere sanitarie più rilevanti per il Friuli Venezia Giulia. Nel nuovo centro di protonterapia del CRO è stato collocato il gantry, il grande apparato rotante che servirà a orientare il fascio di protoni durante i trattamenti oncologici.

La struttura è destinata a cambiare l’offerta radioterapica dell’istituto avianese, che potrà affiancare alla tecnologia tradizionale con fotoni anche una modalità più selettiva in alcuni casi clinici particolarmente complessi. Se i tempi previsti saranno confermati, l’avvio delle cure è indicato per l’autunno del 2027.

L’operazione eseguita martedì 18 agosto ha portato dentro il bunker un componente da 75 tonnellate, fatto scendere attraverso un’apertura predisposta nella copertura. Nella giornata successiva è atteso un altro elemento centrale dell’impianto: il sincrociclotrone, acceleratore da circa 50 tonnellate.

Un progetto che pesa 38,5 milioni

L’investimento complessivo per la protonterapia al CRO ammonta a 38,5 milioni di euro. Le risorse arrivano dalla Regione, da fondi propri dell’istituto e anche da contributi come donazioni private e 5 per mille.

Per Aviano si tratta di un salto di livello significativo. Una volta completato, il centro renderà il CRO il primo istituto oncologico pubblico italiano dotato di protonterapia, oltre a collocarlo tra i pochi poli nazionali che già dispongono di questa tecnologia, insieme alle realtà di Trento, Pavia, Catania e Rozzano.

L’intervento si inserisce in una fase di aggiornamento più ampia delle dotazioni dell’ospedale oncologico friulano, già interessato negli ultimi mesi da altri investimenti destinati a migliorare precisione diagnostica e capacità di cura.

Per quali pazienti può fare la differenza

Il valore clinico della protonterapia sta soprattutto nella possibilità di gestire con maggiore accuratezza il punto in cui il fascio rilascia la sua energia. Questo consente di limitare di più l’esposizione dei tessuti sani che si trovano oltre la zona da trattare.

È un vantaggio importante nei tumori collocati vicino a organi delicati, ma anche nei pazienti pediatrici e nei casi di recidiva su aree già sottoposte in passato a radioterapia. Ridurre l’impatto sui tessuti non malati significa infatti contenere, per quanto possibile, gli effetti tardivi delle cure.

A spiegare questo aspetto è stato Maurizio Mascarin, direttore dell’Oncologia radioterapica del CRO, sottolineando come la scelta tra fotoni e protoni dovrà essere calibrata in base al singolo quadro clinico. Non una sostituzione della radioterapia tradizionale, dunque, ma uno strumento in più per i casi in cui il beneficio sia concreto.

Numeri, capacità e tempi tecnici

Oggi l’Oncologia radioterapica del CRO segue circa 2.300 nuovi pazienti all’anno. Le stime indicano che la protonterapia potrà interessare fra 150 e 200 persone ogni anno, cioè una quota limitata ma molto selezionata della casistica complessiva.

A regime, l’impianto potrà trattare all’incirca 20 pazienti al giorno. Prima però servirà una lunga fase tecnica: installazione meccanica, tarature, validazioni, sistemi di posizionamento, verifiche radiografiche e collaudi finali. Il percorso richiederà circa undici mesi e un livello di precisione nell’ordine del decimo di millimetro.

L’arrivo delle grandi componenti, quindi, non coincide ancora con la disponibilità clinica della macchina. È però il momento in cui il progetto entra nella sua fase più visibile e delicata.

La posizione della Regione e il ruolo del CRO

A seguire le operazioni nel cantiere c’era anche l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che ha definito l’investimento una scelta impegnativa ma strategica. Nelle sue parole, il senso dell’operazione va oltre il costo economico e riguarda la capacità del sistema sanitario di dare risposte più avanzate ai bisogni di salute.

L’obiettivo indicato è anche quello di consolidare l’attrattività del CRO, rafforzandone il profilo scientifico e assistenziale. La protonterapia, in questa prospettiva, può contribuire a richiamare competenze professionali, attività di ricerca e pazienti con patologie oncologiche ad alta complessità.

Un centro pensato per guardare oltre la regione

La nuova struttura non lavorerà in modo separato rispetto all’attività già esistente. Sarà collegata alla Radioterapia oncologica attraverso un corridoio interrato e comprenderà, accanto alle sale trattamento, anche spazi dedicati all’accoglienza e alle funzioni cliniche di supporto.

Il bacino di riferimento immaginato per Aviano supera i confini del Friuli Venezia Giulia. Tra le aree potenzialmente interessate ci sono anche Veneto, Slovenia e Austria, a conferma della vocazione sovraregionale del CRO.

Una parte del tempo macchina sarà inoltre destinata alla ricerca, con studi sull’interazione tra protoni e nuove terapie oncologiche. Per il territorio friulano, l’ingresso del gantry nel bunker segna così un avanzamento concreto: non ancora l’inizio delle cure, ma l’avvicinamento a una tecnologia che può ampliare in modo rilevante le possibilità terapeutiche disponibili ad Aviano.

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