Aquileia richiama il pubblico delle grandi occasioni: esauriti i posti per il docufilm del 3 agosto
Piazza Capitolo piena per la serata dell’Aquileia Film Festival dedicata a “AQVILEIA E I CRISTIANESIMI PERDUTI”, nuovo lavoro di Massimo Garlatti-Costa.
Ad Aquileia la risposta del pubblico è arrivata con largo anticipo: i posti per la proiezione del 3 agosto in Piazza Capitolo sono già terminati da settimane. La serata, inserita nell’Aquileia Film Festival 2026, porterà sullo schermo “AQVILEIA E I CRISTIANESIMI PERDUTI”, docufilm scritto e diretto da Massimo Garlatti-Costa.
L’appuntamento è fissato per lunedì alle 21 e conferma quanto interesse continui a ruotare attorno alla storia della città romana e al suo ruolo nel quadro religioso e culturale dell’antichità. Il film arriva ad Aquileia dopo la presentazione a èStoria 2026, dove aveva già richiamato un pubblico numeroso fino al completo riempimento delle sale in entrambe le occasioni.
Una serata che rimette Aquileia al centro
Per il pubblico friulano, l’opera ha un valore che va oltre la semplice proposta festivaliera. Il racconto prende infatti le mosse da Aquileia come snodo del Mediterraneo antico, luogo in cui commerci, culture e visioni religiose si incontravano e si confrontavano.
Attraverso mosaici paleocristiani, reperti, documenti storici e il contributo di diversi studiosi, il docufilm ricostruisce una stagione in cui il cristianesimo non si presentava ancora come un blocco unico, ma come un insieme articolato di comunità e interpretazioni differenti.
Il nodo storico tra religione e potere imperiale
Al centro del lavoro c’è una questione precisa: la definizione di un’ortodossia cristiana fu soltanto un passaggio di carattere spirituale oppure ebbe anche una forte dimensione politica? È da questo interrogativo che il film sviluppa il proprio percorso.
La narrazione arriva fino al IV secolo, in una fase complessa per l’Impero romano, segnata da crisi istituzionali, conflitti interni e tensioni sociali. In quel contesto viene messo in evidenza anche il ruolo di Costantino e la funzione di coesione che la nuova religione poteva assumere dentro un impero in difficoltà.
Il taglio scelto non cerca soluzioni semplicistiche, ma mette in relazione archeologia, ricerca storica, riflessione teologica e lettura politica di un passaggio decisivo per la storia europea.
Gli studi aquileiesi che attraversano il film
Uno dei riferimenti più significativi dell’opera è il lavoro dello studioso aquileiese Renato Iacumin. Le sue analisi sui mosaici paleocristiani e sui possibili collegamenti tra Aquileia, Alessandria d’Egitto e alcune correnti del cristianesimo delle origini costituiscono una traccia importante del racconto.
Accanto a questo filone, il progetto raccoglie gli apporti di Antonio Bonifacio, Giuseppe Cuscito, Claudia Giordani, Claudio Lanzi, Aldo Magris, Luigi Schiavo e Sergio Tavano. L’obiettivo dichiarato è offrire contenuti solidi sul piano scientifico ma leggibili anche da chi non ha una preparazione specialistica.
Dall’anteprima alle nuove richieste in tutta Italia
Dopo le prime proiezioni, il docufilm ha iniziato a ricevere richieste da associazioni culturali, istituzioni e festival in diverse città italiane, tra cui Roma e Firenze. Un segnale che mostra come il tema affrontato riesca a superare i confini del Friuli e a intercettare un interesse più ampio.
Per il territorio, però, il significato resta particolarmente forte: il film riporta Aquileia dentro una discussione di respiro internazionale, riaffermandone il valore come punto di contatto tra Oriente e Occidente e come luogo chiave per leggere le trasformazioni religiose e politiche dell’età antica.
Il progetto è promosso da Glesie Furlane con il contributo dell’ARLeF - Agenzia Regionale per la Lingua Friulana e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia; lo sviluppo è avvenuto con il sostegno del Fondo Audiovisivo FVG e con il contributo della Friuli Venezia Giulia Film Commission - PromoTurismoFVG.