Appalti pubblici e innovazione, il Friuli Venezia Giulia entra nella rete Ue: tappa a Berlino in autunno
Regione e Insiel al lavoro su un modello che punta a velocizzare gli acquisti pubblici e ad avvicinare Pa, imprese, atenei e ricerca.
Rendere la macchina pubblica più veloce quando acquista servizi e tecnologie: è questo il traguardo indicato dalla Regione Friuli Venezia Giulia con l’ingresso nell’Innovation Procurement Hubs, iniziativa sostenuta dalla Commissione europea che mette al centro gli appalti come strumento per spingere soluzioni nuove.
Per il territorio friulano il tema riguarda da vicino sia le amministrazioni sia il tessuto produttivo. L’idea è far dialogare in modo più strutturato i bisogni della pubblica amministrazione con le competenze presenti tra imprese, startup, università e centri di ricerca, così da accorciare i tempi e migliorare la qualità delle risposte offerte ai cittadini.
L’adesione al programma è stata presentata dall’assessore regionale al Patrimonio, demanio, servizi generali e sistemi informativi Sebastiano Callari insieme all’amministratore unico di Insiel Diego Antonini, con il contributo in videocollegamento di Anita Poort della Direzione generale Internal Market, Industry, Entrepreneurship & Smes della Commissione europea.
Un percorso già avviato tra Regione e Insiel
Il lavoro non parte ora. Da agosto 2026 Regione e Insiel hanno aperto una fase di analisi e confronto con amministrazioni e soggetti interessati, con l’obiettivo di definire una tabella di marcia concreta. Da questo confronto dovrebbero arrivare indicazioni operative e suggerimenti di carattere normativo e organizzativo.
Il punto, nelle intenzioni dell’amministrazione regionale, è far entrare in modo stabile l’Innovation Procurement nelle scelte e nella programmazione della Pa. Non solo quindi procedure da alleggerire, ma un’impostazione capace di incidere sul modo in cui gli enti pubblici individuano problemi e cercano soluzioni.
Perché il tema interessa anche imprese e servizi locali
Secondo Callari, il sistema degli appalti deve misurarsi con uno scenario cambiato rapidamente, segnato dall’accelerazione tecnologica e dall’impatto dell’intelligenza artificiale. La linea indicata è quella di una pubblica amministrazione più competitiva e più pronta, senza perdere un approccio centrato sulle persone.
Nel progetto europeo, gli acquisti pubblici non servono soltanto a comprare beni o prestazioni, ma possono orientare lo sviluppo di strumenti nuovi. In questa prospettiva il Friuli Venezia Giulia punta a servizi migliori, a una maggiore capacità tecnologica autonoma e a una minore dipendenza dai grandi operatori esteri.
Per un territorio come quello friulano, dove convivono manifattura, filiere innovative, atenei e centri di competenza, il tema assume anche un valore economico. Se gli appalti diventano più aperti all’innovazione, possono creare occasioni di collaborazione tra settore pubblico e sistema produttivo regionale.
Il confronto europeo di novembre
La prossima verifica è già fissata: a novembre 2026 il Friuli Venezia Giulia sarà a Berlino per mettere a confronto il proprio lavoro con quello di amministrazioni provenienti da dodici Paesi europei coinvolti nello stesso programma.
Da quel passaggio la Regione conta di ricavare elementi utili per consolidare una buona pratica esportabile anche oltre i confini regionali. L’obiettivo dichiarato è arrivare in tempi rapidi a un modello che possa essere replicato in altre realtà italiane.
Per il Friuli Venezia Giulia si apre quindi una fase soprattutto tecnica, ma con ricadute potenzialmente concrete sulla vita amministrativa quotidiana: procedure più snelle, programmazione più efficace e un rapporto più diretto tra innovazione e servizi pubblici.